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Mundys, quando la sostenibilità diventa valore

Il gruppo ha tagliato il 43% delle emissioni e utilizza il 53% di energia da fonti rinnovabili

Mundys, quando la sostenibilità diventa valore
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L'innovazione verde non è più un'opzione, ma il motore delle strategie industriali di Mundys, che negli ultimi anni ha trasformato la sostenibilità in una leva concreta di sviluppo. Dal potenziamento delle energie rinnovabili all'efficienza energetica, fino alla gestione avanzata delle infrastrutture aeroportuali e autostradali, il gruppo sta dimostrando come crescita economica e responsabilità ambientale possano andare di pari passo.

Dal 2019 a oggi Mundys ha ridotto del 43% le emissioni dirette di CO2, avvicinandosi al traguardo della riduzione del 50% entro il 2030 e all'obiettivo Net Zero al 2040. Un risultato che passa attraverso l'incremento dell'energia da fonti rinnovabili, salita all'85% nel 2025, e dall'aumento dell'autoproduzione energetica, con progetti innovativi come la Solar Farm di Fiumicino e il sistema Pioneer di accumulo basato su batterie second life. L'impianto fotovoltaico, con circa 55mila pannelli e 22 Megawatt di potenza, è oggi il più grande in Europa per autoconsumo aeroportuale e il secondo al mondo, mentre Pioneer consente di immagazzinare l'energia in eccesso e renderla disponibile di sera, tagliando altre 1.500 tonnellate di CO2 ogni anno.

I risultati si vedono anche lungo la catena del valore. Nel settore autostradale, le emissioni per chilometro percorso legate all'acquisto di beni e servizi sono calate del 20%, mentre a Fiumicino le emissioni non legate al traffico aereo si sono ridotte del 24%. Parallelamente cresce l'adozione di Sustainable Aviation Fuel (Saf), destinata a ridurre del 19% le emissioni negli atterraggi e decolli entro il 2030, mentre il 53% dell'energia utilizzata dallo scalo proviene da fonti rinnovabili. L'attenzione all'economia circolare, con interventi su manutenzione di pavimentazioni stradali e aeroportuali, completa il quadro di un approccio industriale che unisce sostenibilità ambientale ed efficienza operativa.

Nel 2025 Mundys ha anche dato vita a Neya, la società benefit dedicata alla lotta al cambiamento climatico. Il primo progetto riguarda la riforestazione in Madagascar con Ma Honko, dove 500 ettari di mangrovie lungo le coste settentrionali dell'isola stanno già contribuendo alla produzione di crediti di carbonio, alla creazione di posti di lavoro locali e al rafforzamento della filiera regionale, in collaborazione con il partner locale Bôndy Certified B Corp.

I traguardi green si accompagnano a risultati sociali altrettanto significativi. La parità di genere resta al centro dell'impegno del gruppo, con una presenza femminile pari al 35,7% dei dipendenti e oltre il 32% nei ruoli manageriali, vicino al target del 35% entro il 2030. L'investimento sulle persone continua con una formazione media superiore a tre giornate pro capite, concentrata sulle competenze digitali, sull'intelligenza artificiale, sulla cyber security e sui temi Esg.

All'interno di questo percorso, la governance assume un ruolo strategico: oggi Alessandro Benet- ton assume la presidenza di Mundys, mentre Andrea Mangoni resta Ceo. Una scelta che garantisce continuità e leadership nella gestione di progetti complessi, dello sviluppo anche internazionale del gruppo, dove innovazione e sostenibilità devono camminare insieme. La solidità della strategia ESG è confermata anche dai rating internazionali. Mundys ha mantenuto per il terzo anno consecutivo il massimo punteggio Cdp, entrando nella A List, riservata al 4% delle aziende globali, mentre Msci ha promosso il rating Esg da A a AA. Morningstar Sustainalytics valuta l'esposizione ai rischi Esg come negligible, e Gresb posiziona il gruppo sopra la media di settore con 97 punti su 100. L'aggiornamento del Sustainability Linked Financing Framework, completato nel 2025, assicura coerenza tra strategia industriale, obiettivi climatici e target finanziari.

Con questi risultati, Mundys conferma come infrastrutture strategiche come Fiumicino e gli aeroporti francesi della Costa Azzurra possano diventare modelli europei di sostenibilità e crescita.

Riduzione delle emissioni, efficienza energetica, progetti nature based e innovazione tecnologica dimostrano che un approccio industriale orientato al green non è solo una scelta etica, ma un motore concreto di sviluppo.

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