Mossa di Bruxelles per salvaguardare i costruttori locali di auto e il mondo della componentistica dalla crescente aggressività dei big cinesi sul mercato. Una mossa, comunque tardiva, che guarda in particolare alla produzione di automobili elettriche, ibride ricaricabili, a celle a combustibile e alla messa in sicurezza della componentistica. La bozza di legge, consultata dal Financial Times, stabilisce che i nuovi veicoli interessati alla norma e inclusi nei programmi statali per agevolare l'acquisto, devono essere assemblati all'interno dell'Ue e avere almeno il 70% dei loro componenti di origine locale. La legislazione prevede, inoltre, che diversi elementi principali della batteria di un veicolo devono pure provenire dall'Ue.Tale regola, però, viene considerata dal settore impegnativa da rispettare a causa della forte dipendenza dalla Cina per la tecnologia delle stesse batterie e i materiali che ne fanno parte.
Il 26 febbraio è prevista la promulgazione del provvedimento che sarà poi pubblicato, in marzo, nell'ambito dell'Industrial accelerator act della Commissione Ue di Ursula von der Leyen, il cui obiettivo principale è quello di salvare una base manifatturiera che vale 2,6 trilioni di euro.
I cinesi, però, non si sono fatti cogliere impreparati. Hanno infatti iniziato la fase di localizzazione produttiva di veicoli in Europa. È il caso di Byd, gruppo guidato in Europa dall'esperto Alfredo Altavilla, che nel secondo trimestre inaugurerà lo stabilimento in Ungheria, in attesa di dare il via ai lavori del secondo impianto in Turchia, nel 2027. La stessa Byd si rifornirà dalla componentistica europea e ovviamente italiana dopo l'incontro, lo scorso anno a Torino, di Altavilla con 380 aziende aderenti ad Anfia. Una strategia fa parte del rapido processo di europeizzazione a 360 gradi del gruppo. Anche Leapmotor, casa automobilistica cinese della galassia Stellantis, sarebbe in procinto di aprire una fabbrica di vetture elettriche a Saragozza, in Spagna. Il 21 maggio, quando il ceo Antonio Filosa illustrerà il piano industriale, se ne saprà di più.
Le industrie manifatturiere della Ue hanno chiuso stabilimenti e licenziato migliaia di lavoratori a causa della concorrenza cinese a basso costo, degli elevati prezzi dell'energia e, soprattutto, delle spese per conformarsi ai rigorosi target climatici tuttora in revisione, vista l'impossibilità di essere rispettati e per i danni subiti dal sistema automotive del Vecchio continente.
Negli Usa, intanto, come riferisce Bloomberg, si starebbe valutando la
possibilità di proporre ai big dell'auto cinesi di produrre nel Paese. Ipotesi di cui si sta discutendo anche in Canada. Promotore dell'iniziativa è il numero uno di Ford, Jim Farley. Il presidente Donald Trump sarebbe favorevole.