Economia

Borse, titoli del gruppo Fca in calo dopo l'uscita di Marchionne

Dopo essere arrivati a cedere anche più del 5% nelle prime battute, i titoli di Fca, Ferrari, Cnh ed Exor riducono le perdite. Poi, dopo le dimissioni di Altavilla, tornano a scendere

Borse, titoli del gruppo Fca in calo dopo l'uscita di Marchionne

C'era molta attesa per la reazione dei mercati dopo l'improvvisa uscita di scena di Sergio Marchionne dalla guida di Fca. Dopo un avvio pesante Fca e i titoli della galassia legata alla casa automobilistica hanno progressivamente ridotto le perdite, per poi tornare in calo con la notizia delle dimissioni di Alfredo Altavilla.

Il Ftse Mib, appesantito dal ribasso delle azioni di Ferrari (-4,8%), Fca (-1,7%), Cnh Industrial (-1,95%) e Exor (-3,2%), è l'indice peggiore d'Europa e lascia sul terreno lo 0,9% a 21.609 punti. Tra i titoli peggiori, spicca Enel (-3,5%), su cui pesa lo stacco della cedola. Dopo l'avvio in rosso degli indici di Wall Street, le altre Borse europee sono negative: Amsterdam cede lo 0,23%, Parigi lo 0,47%. Londra segna un calo dell 0,2% e Francoforte dello 0,18%.

Ricoverato a Zurigo, Marchionne non potrà tornare a lavoro e il gruppo, dopo un cda riunito d'urgenza, domenica ha definito la successione ai vertici della società. Alla guida di Fca è stato scelto Mike Manley, responsabile del marchio Jeep. In Ferrari John Elkann da vice presidente è passato a presidente e come ad è stato nominato Louis Camilleri. A capo di Cnh, invece, il board ha indicato Suzanne Heywood come nuovo presidente. Scelte tutte nel segno della continuità, ma al momento il mercato fa sentire la sua pressione sui titoli.

Fca subito a lavoro coi nuovi manager

Inizia questa mattina al Lingotto la riunione del Gec, massimo organismo decisionale guidato dall’amministratore delegato e composto da quattro strutture principali articolate per ambiti regionali di operatività, brand, processi industriali nonchè funzioni corporate e di supporto. Sarà la prima volta senza Marchionne e la prima volta per Manley nella veste di ad. L’incontro del Gec si svolgerà oggi e domani. Mercoledì, invece, è in programma il cda per l’approvazione dei conti trimestrali e semestrali a cui seguirà la conference call.

Fca e i dazi schiacciano il settore auto

A metà giornata di contrattazioni le Borse europee continuano a passo lento, con Milano che si è assestata attorno a un ribasso dello 0,57%, dopo essere arrivata a perdere più dell’1% in avvio e avere successivamente ridotto i cali fino a un -0,18%. Gli investitori guardano alle tematiche geopolitiche e alla guerra di dazi, ma sotto i riflettori c’è il settore auto, in calo in tutta Europa (-0,9% l’Euro Stoxx 600 Auto) dopo l’avvicendamento a sorpresa al vertice di Fca e Ferrari. Il comparto non è aiutato dalle tensioni sui dazi: questa settimana il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker andrà alla Casa Bianca per cercare di convincere il presidente americano Donald Trump a non imporre tariffe sulle importazioni di auto europee.

A pagare lo scotto a Milano è tutta la galassia Agnelli, con Fca (-3,18%), Ferrari (-4,59%), Exor (-3,53%) e Cnh (-2,15%) che, dopo essere riuscite a limitare i cali in seguito all’avvio in discesa fin sopra il 5%, hanno di nuovo accelerato al ribasso quando sono circolate indiscrezioni sulle dimissioni di Alfredo Altavilla, responsabile di Fca per l’area Emea e in passato considerato tra i papabili per prendere il posto di Marchionne. A Piazza Affari pesante Enel (-2,98%), mentre va bene Unicredit (+1,07%) sulla scia della decisione dell’Eba sulla vicenda dei cashes. Svettano Leonardo (+1,63%), che rimbalza dopo il calo di venerdì, e Mediobanca (+1,59%). Fuori dal listino principale pesante Carige(-5,81%) dopo la bocciatura della Bce al piano sul capitale e la richiesta alla banca di presentarne uno nuovo entro il 30 novembre, e bene Fincantieri (+2,44%), che costruirà due navi di nuova generazione per Princess Cruises.

Sul fronte valutario, l’euro si rafforza sul biglietto verde e si assesta a 1,1715 dollari, dopo l’apertura a 1,1718 dollari, contro gli 1,167 della chiusura di venerdì. La moneta unica è scambiata a 130,175 yen, contro i 130,171 yen dell’apertura e i 130,94 della chiusura precedente, mentre il cambio dollaro/yen è a 111,112. Torna a salire il prezzo del petrolio: i future del Wti a settembre salgono dell’1,4% a 67,57 dollari al barile, mentre quelli a settembre del brent avanzano dell’1,79% a 74,39 dollari

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