Due assegni delle pensioni: cosa ci aspetta

Tra pochi giorni riprenderà il dibattito sul dopo Quota 100: ecco quali sono le ipotesi in campo tracciate dal presidente dell'Inps, Pasquale Tridico

Due assegni delle pensioni: cosa ci aspetta

Manca sempre di meno alla fine di Quota 100 ed all'avvio ufficiale del "tavolo sulle pensioni" per decidere cosa accadrà dal 1° gennaio 2022: le ipotesi previdenziali ipotizzano un consolidamento dei meccanismi per un'uscita agevolata e sconto di un anno ogni 10 lavorati. Nei piani ci sarebbe anche una proroga con parziale riconfigurazione dell'Ape sociale, ed un prolungamento di Opzione donna (pensionamento anticipato , con assegno contributivo, per tutte coloro che hanno raggiunto i 58 anni d'età, o 59 se lavoratrici autonome, ed hanno maturato 35 anni di contributi).

Quali sono le ipotesi

L'incertezza sul dopo Quota 100 non fa dormire sonni tranquilli né ai lavoratori e nemmeno alla politica stessa ancora lontana da una linea comune. "Per il dopo non partiamo da zero. Esistono già nel sistema varie forme di anticipo, sulle quali bisognerebbe concentrarsi. I sindacati dicono di volere la flessibilità e propongono Quota 41 ma questa in realtà è una forma di rigidità, come del resto lo era Quota 100 - afferma al Messaggero il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico - Quota 41 è iniqua ad esempio per le donne o i gravosi, oltre ad essere molto costosa per il bilancio dello Stato". Ma non è questa l'unica strada indicata dal numero uno dell'Istituto previdenziale: l'Ape sociale andrebbe rafforzato tenendo conto della gravosità dei singoli lavori all'interno di un sistema contributivo. E poi, c'è anche la via dell'uscita a 63 anni con la quota contributiva mentre la pensione completa scatterebbe a 67. "Un meccanismo del genere porterebbe sostenibilità per i conti pubblici e flessibilità ma se non lo si adotta allora la via è quella degli interventi chirurgici come appunto l'estensione dell'Ape sociale e delle regole per i lavori usuranti", sottolinea Tridico.

Il dibattito è aperto

Come ci siamo occupati di recente, c'è tanto lavoro da fare e molto ancora da discutere. La preoccupazione non è soltanto della Lega, componente della maggioranza di governo, ma anche dei sindacati, che temono per il dopo Quota 100. In molti a chiedere di mantenere l'uscita anticipata a 62-63 anni, o almeno di garantire la pensione al conseguimento di 41 anni di contributi a prescindere dall'età del lavoratore (Quota 41). Una posizione appoggiata anche da gran parte del Movimento 5 Stelle, che chiede flessibilità e considera impensabile una reintroduzione della legge Fornero. Fornero, fra l'altro, recentemente tornata alla ribalta, dopo essere stata richiamata in veste di consulente del Consiglio d’indirizzo per l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica.

Cosa accade ai figli

Per i figli, il problema sarà avere pensioni adeguate. "Si può partire dal riscatto gratuito della laurea e dei periodi formativi, per compensare i buchi che ci possono essere nella carriera. E pensare alla pensione di garanzia, che non pone un problema immediato di copertura finanziaria visto che scatterebbe tra trent' anni o più. Poi servono interventi per le lavoratrici, che tengano conto dello scenario demografico: quindi sgravi contributivi legati alla maternità, come avviene in Germania", è la ricetta del presidente dell'Inps.

Il "pericolo" del contributivo

Ricorrere al ricalcolo contributivo puro potrebbe pesare ulteriormente con un ricalcolo totale dell'assegno specialmente per chi ha un peso rilevante dei propri contributi nel sistema retributivo "misto": con il passare degli anni, infatti, il sistema contributivo diventa prevalente per tutti i lavoratori ed è un tipo di calcolo destinato a diventare universale nei prossimi anni. In ogni caso, se questa opzione dovesse diventare effettivamente quella definitiva, il peso della scelta volontaria di anticipare la pensione si sposterà sulla possibilità di maturare un assegno sufficiente per soddisfare il proprio stile di vita durante la vecchiaia senza doversi preoccupare ed avere ansie eccessive. Adesso, però, è bene che i nuovi interventi diventino presto realtà per non penalizzare milioni di lavoratori visto che i criteri ordinari della legge Fornero richiedono fino a 5 anni in più di lavoro.

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