La partita per l'ex Ilva entra in una nuova fase e lo fa con un colpo di scena che riapre il confronto tra i pretendenti. Ieri è stata infatti presentata ai commissari di Ilva e Acciaierie d'Italia una proposta vincolante per rilevare l'intero asset del gruppo siderurgico, un'offerta che - secondo fonti vicine al dossier - sarebbe paragonabile a quella già avanzata dal fondo americano Flacks. A muoversi è stato proprio il gruppo indiano Jindal.
La novità arriva in un momento delicato, perché proprio negli ultimi giorni al fondo Flacks sarebbero state richieste integrazioni sostanziali su due capitoli chiave: il piano industriale e la solidità finanziaria, soprattutto in relazione agli investimenti necessari per forni elettrici e bonifiche ambientali. Si tratta di elementi considerati imprescindibili per garantire la sostenibilità dell'operazione nel lungo periodo.
In questo quadro si inserisce la lettera inviata giovedì scorso da Michael Flacks ai commissari di Ilva e Acciaierie d'Italia che il Giornale ha potuto visionare. Il manager americano sottolinea che le richieste di documentazione supplementare ricevute il 17 marzo "non sono, a nostro avviso, né ragionevoli né coerenti con la prassi di mercato per operazioni di questa natura", aggiungendo che "data la fase avanzata delle negoziazioni, risulta inusuale ricevere richieste formali con scadenze stringenti senza una discussione preventiva". Nella lettera si insiste sulla necessità di un confronto diretto, perché "a questo punto ci aspetteremmo un dialogo attraverso un incontro o una call per affrontare eventuali questioni aperte", ribadendo al tempo stesso la volontà di arrivare a un'intesa e la disponibilità "a un dialogo costruttivo per raggiungere una soluzione reciprocamente vantaggiosa".
Il tono del documento, pur fermo, punta a mantenere aperto il canale negoziale e a rafforzare l'immagine di un interlocutore industriale intenzionato a chiudere l'operazione, non a rallentarla. Sul piano industriale, infatti, la proposta di Flacks resta quella più dettagliata: investimenti fino a 5 miliardi, una newco per la gestione degli impianti e una partenza con circa 6.500 dipendenti, con la possibilità di incrementare l'organico nel tempo. Il piano prevede penali in caso di violazione degli impegni su continuità produttiva, occupazione, piano ambientale e misure compensative, con la possibilità per lo Stato di risolvere l'accordo e chiedere i danni in caso di inadempienza o crisi dell'acquirente. È inoltre previsto il mantenimento dei livelli occupazionali per almeno due anni dalla chiusura dell'operazione, con licenziamenti possibili solo per giusta causa o attraverso uscite volontarie concordate.
Resta invece ancora poco definito il perimetro della proposta indiana, che secondo alcune fonti non avrebbe ancora messo nero su bianco numeri e dettagli operativi, mentre tra gli osservatori circolano timori su possibili esuberi significativi.
Il confronto, dunque, è appena iniziato e il governo osserva con attenzione l'evoluzione del dossier. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva escluso la possibilità di un "tandem" chiarendo che si tratta di proposte "alternative e competitive".