Il futuro di Rcs vale 245 milioni

È quanto resterà in cassa dopo l'aumento di capitale. Per l'ad Scott Jovane scelte difficili. Mercoledì patto di sindacato e cda sui conti

Il futuro di Rcs vale 245 milioni

L'analisi del «caso Rcs» vede spesso prevalere gli aspetti finanziari vista la «nobiltà» dell'azionariato. La settimana che sta per incominciare, inoltre, è quella che, mercoledì 31 luglio, porterà alla prima riunione del patto di sindacato dopo l'esecuzione dell'aumento di capitale. Un primo incontro per testare i nuovi rapporti di forza con Fiat, salita al 20,135% e Mediobanca a ruota con il 15,5% circa.

Non si possono, tuttavia, trascurare anche gli aspetti industriali. La settimana che inizia oggi, infatti, è anche quella della semestrale, che verrà esaminata dal cda nello stesso giorno del patto. Rispetto al primo trimestre, che si è chiuso con un rosso di 107,1 milioni a causa di 70 milioni di oneri straordinari legati alla riduzione degli organici, la perdita non dovrebbe aumentare significativamente. Il consensus degli analisti stima per l'editore del Corriere un eps 2013 di -0,3 euro, cioè una perdita di circa 140 milioni.
Si tratta di comprendere, quindi, che cosa potrà fare l'ad Pietro Scott Jovane con i circa 410 milioni rivenienti dall'aumento. Di questi 150 milioni torneranno alle banche a rimborso del debito in scadenza in quanto propedeutici all'erogazione delle nuove linee da 600 milioni. Altri 14 milioni sono i costi dell'operazione dell'aumento. Restano, perciò, in cassa circa 245 milioni. Ai quali bisogna aggiungere i 30 milioni della cessione del 54,6% Dada e i circa 200 milioni che si vorrebbero ricavare dalla dismissione dell'immobile di Via San Marco a Milano. A voler sommare tutta questa liquidità si otterrebbero poco meno di 1,1 miliardi, ma - come spiega il prospetto dell'aumento - il deficit di circolante (cioè le risorse necessarie per l'operatività) è di circa 865 milioni.

Da qualsiasi punto si osservi la situazione, Scott Jovane dovrà finanziare i progetti di crescita multimediale - in un contesto pubblicitario negativo - con soli 200 milioni, in attesa dell'ulteriore aumento da 200 milioni da realizzare entro il 2015. Se non altro, le uscite da Corriere (70 giornalisti) e Gazzetta (21 dipendenti) sono state già pianificate e a breve il ministero dovrebbe dare l'ok.

Ecco perché l'ad di Mediobanca, Alberto Nagel, avrebbe voluto allargare il confronto di dopodomani anche all'esterno del patto, cioè a Diego Della Valle (8,9%). Uno spin-off tra Corriere e resto del business avrebbe potuto accontentare un po' tutti contenendo il dispendio individuale di denari. È chiaro che il cash non è sufficiente per uscire dal guado e la compagine azionaria frastagliata del patto non ha univocità di posizioni. Inoltre Piazzetta Cuccia intende uscire nell'orizzonte del proprio strategic plan al 2015.
Certo, se John Elkann (Fiat) riuscisse ad aggregare nuove componenti all'accordo parasociale (Urbano Cairo in primis col 2,8%), incluso quel pacchetto del 2,5% di cui ancora è ignota la sottoscrizione, la situazione potrebbe schiarirsi.

In quel caso, il nuovo «nocciolo duro» potrebbe sostenere la prosecuzione dell'attuale business plan, che contempla anche la difficile dismissione delle partecipazione in Finelco (Radio 105, Virgin Radio e Rmc). L'eventuale presenza di Cairo, inoltre, potrebbe aprire a nuove sinergie sia nella raccolta pubblicitaria che nella tv.

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