Gentiloni si arrende: "Poche speranze su Mes ed eurobond"

L'ex premier propone invece una convergenza su specifici obiettivi da finanziare in ambito europeo per far ripartire l'economia: "Ma sugli eurobond credo che non si troverà mai un accordo"

Gentiloni si arrende: "Poche speranze su Mes ed eurobond"

Niente eurobond, né coronabond e né speranze di un Mes “più leggero”: nessuna manovra chiesta dall’Italia all’orizzonte, nessun impegno per fronteggiare la crisi economica provocata dalla pandemia pronto ad essere soddisfatto.

Su Radio Capital, in un’intervista andata in onda durante la trasmissione Circo Massimo, Paolo Gentiloni è stato categorico: non ci sono speranze di vedere avanzare le proposte fatte dal governo di Roma.

Una “professione di realismo”, così come descritto su La Repubblica, quella fatta dall’ex presidente del consiglio ed oggi commissario europeo all’economia. Un po’ come far capire, sia agli italiani e sia ai suoi ex colleghi di governo, che non c’è motivo di illudersi circa le richieste fatte dall’esecutivo guidato da Giuseppe Conte per fronteggiare la crisi innescata dall’epidemia da Covid-19.

Si sa infatti come il governo italiano abbia chiesto l’applicazione di misure straordinarie per trovare le ingenti risorse occorrenti per far ripartire l’economia, ferma ed in ginocchio nel nostro Paese così come negli altri Stati dove la corsa del virus ha imposto serrate forzate in tutti i principali settori. Dall’eurobond fino alla richiesta di un Mes, il Meccanismo Europeo di Stabilità, più leggero e dunque senza gli spettri di misure shock come quelle che hanno attanagliato la Grecia una volta arrivati i fondi.

Gentiloni però, come detto, ha tagliato corto: “L'emissione di bond genericamente per mutualizzare il debito non verrà mai accettata”, ha dichiarato il commissario europeo all’economia. Dal tono usato, sembra quasi che l’ex premier non abbia espresso una propria opinione ma, da conoscitore delle trame di palazzo a Bruxelles, si è limitato a mettere nero sul bianco quella che è la realtà dei fatti.

E cioè che l’Europa non acconsentirà all’istituzione di meccanismi straordinari, che oltrepassino le rigide regole comunitarie in tema di bilancio, nonostante la situazione stessa sia straordinaria e senza precedenti. Una precisazione che vale evidentemente anche per un Mes più leggero: “Il Mes non è la Spectre – ha infatti proseguito Gentiloni nel corso dell’intervista – è uno strumento condiviso, la discussione è sulle condizionalità e si parla di alleggerirle ma non sono molto ottimista nemmeno su questa”.

Niente da fare dunque, né da un verso e né dall’altro: comunque la si veda, l’Italia è destinata a ricevere l’ennesimo due di picche da Bruxelles. Del resto, ben prima di Gentiloni, i capi di governo di Paesi quali Germania e Paesi Bassi erano stati chiari in tal senso, così come la stessa presidente della commissione, Ursula Von Der Layen.

Quale spiraglio allora per l’Italia? Gentiloni sembra consigliare una via del compromesso: “Meglio spostare la discussione su quali obiettivi finanziare e poi decidere come”. Dunque, non misure strutturali bensì discussioni su specifici obiettivi da finanziare. Solo così, secondo l’ex premier, l’Italia potrebbe ottenere quanto necessario per ripartire e senza incappare nei torbidi meccanismi di rientro.

“Occorre finalizzare le misure – ha chiarito Gentiloni – ad una "missione", che può essere quella di finanziare gli obiettivi comuni come affrontare l'emergenza sanitaria, creare un nuovo strumento di garanzia per la disoccupazione e un piano per il sostegno alle imprese”. Specifici obiettivi da finanziare dunque, con strumenti ancora però da individuare: “Si deve aumentare e flessibilizzare il bilancio Ue – ha dichiarato il commissario all’economia – e poi possiamo ricapitalizzare la Bei che può avere un ruolo fondamentale soprattutto nel sostegno alle imprese”.

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