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Italian Sea Group, aut-aut dei sindaci

Casse erose, coinvolte figure apicali all'insaputa dell'ex ad

Italian Sea Group, aut-aut dei sindaci
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Per The Italian Sea Group, il gigante dei megayacht che ha trasformato il porto di Marina di Carrara in un atelier dell'extra-lusso, il mare si è fatto improvvisamente grosso. Quello che era iniziato nell'agosto 2024 come un lento scivolamento in Piazza Affari si è trasformato, nell'ultima settimana, in un naufragio finanziario: un secco -35% che brucia.

Dietro la freddezza dei numeri, batte il cuore incerto di un distretto industriale. Da mesi i 550 dipendenti diretti e gli oltre 1.100 lavoratori dell'indotto osservano segnali premonitori: contributi previdenziali versati a singhiozzo, fornitori in attesa, stipendi arrivati con otto giorni di ritardo. Una tensione sociale sfociata nello sciopero del 25 febbraio, mentre il Prefetto convocava d'urgenza un tavolo di crisi.

La cronaca di questi giorni ha portato ulteriori ombre. Giovedì scorso, i vertici sono saltati: le dimissioni lampo del presidente Filippo Menchelli e del vicepresidente Marco Carniani hanno lasciato un vuoto di potere colmato solo dal rientro in prima linea del fondatore, Giovanni Costantino (in foto). L'imprenditore ha staccato un assegno personale da 25 milioni di euro per tenere a galla la creatura, ma il "salvagente" non è bastato a rassicurare Piazza Affari.

Il mistero risiede in costi extra-budget emersi dalle prime risultanze di una due diligence forensic. La nota aziendale pubblicata ieri evoca scenari poco chiari: si legge in una nota, che "ciò è stato reso possibile dal fatto che un gruppo di soggetti ha posto in essere un sistema atto a scavalcare il blocco al superamento delle spese previste dal budget autorizzato per ciascuna commessa", secondo la versione ufficiale, questo è avvenuto all'insaputa dell'ad e del Cda. Un "golpe" contabile che ha spinto il Collegio Sindacale e la società di revisione a dare un ultimatum di dieci giorni per rimettere ordine nei conti.

Mentre le banche e le società di factoring chiedono conto dei debiti, il 3 marzo segnerà la data della verità nel confronto con i sindacati.

Tisg promette che non ci sarà cassa integrazione e che i cantieri non si fermeranno. Ma per tornare a navigare in acque tranquille, non basteranno i milioni del fondatore: servirà ricostruire da zero la credibilità di un marchio che, fino a ieri, sembrava inaffondabile.

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