La nuova sfida del clima: l'energia nell'era dei cambiamenti climatici

Il forte legame tra l'energia e i cambiamenti climatici e le azioni da intraprendere per affrontare il problema. Così il settore energetico combatte il riscaldamento globale

Dallo scioglimento dei ghiacciai, all'aumento delle temperature, fino agli eventi estremi, come uragani e allagamenti, che stanno diventando più intensi e frequenti. Sono tutti effetti del cambiamento climatico, che preoccupa gli esperti di tutto il mondo, impegnati a trovare soluzioni che possano rallentare questa tendenza.

Il cambiamento climatico

Il fenomeno è evidente e i dati mostrano una rivoluzione climatica preoccupante. E la causa, per buona parte, è da attribuire all’uomo e, in particolare, come sottolinea l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) all'uso di combustibili fossili, che rilasciano nell'aria un’enorme quantità di anidride carbonica e altri gas serra, in grado di intrappolare calore. Così, secondo l'OMS, "negli ultimi 130 anni, il mondo si è riscaldato di circa 0,85°C e ciascuno degli ultimi 3 decenni è stato successivamente più caldo di qualsiasi decennio precedente dal 1850". La conferma arriva anche dalla NASA, che ha analizzato la variazione della temperatura globale rispetto alle temperature medie 1951-1980. Dal 2001, sono stati registrati 19 dei 20 anni più caldi (l’escluso è il 1998), tra cui il record spetta al 2016. La tendenza, in ogni caso, è in salita.

È dalla rivoluzione industriale che l’uomo contribuisce a modificare il fragile equilibrio del globo, alimentando l’aumento dell’effetto serra, condizionato dalle emissioni di gas nell’aria, derivati soprattutto dalle industrie, dai trasporti e dalla produzione di energia. Questo riscaldamento della temperatura della superficie globale porta con sé diverse conseguenze per il clima. Infatti, il caldo provoca lo scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai, che a sua volta contribuisce all’aumento del livello dei mari, provocando alluvioni e fenomeni di erosione nelle zone costiere. Inoltre, si registrano sempre più eventi climatici estremi, che portano a inondazioni, forti venti e alluvioni. Non solo. Secondo l’Unione Europea, infatti, il cambiamento climatico sta "già avendo un impatto sulla salute": negli ultimi anni, alcuni luoghi hanno registrato un aumento delle morti dovute al calore e in altri luoghi è avvenuta la stessa cosa per il freddo. Infine, i cambiamenti climatici rappresentano un costo elevato anche per l’economia, dai danni alle case e alle infrastrutture, causati da eventi estremi, fino alle difficoltà del settore agricolo, che deve sottostare alla quantità di precipitazioni e alle temperature.

Energia e clima

"Tra cambiamento climatico ed energia vi è un legame forte e sempre più allarmante". A sottolinearlo è Energia, ambiente e innovazione (EAI), il magazine dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA). Le fonti fossili, infatti, "provocano il riscaldamento del Pianeta e le sue drammatiche conseguenze". Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), "in tutto il mondo l’uso di energia rappresenta in assoluto la principale fonte di emissioni di gas a effetto serra dovuti all’attività umana". Infatti, circa i due terzi delle emissioni di gas serra globali sono connessi all’uso di combustibili fossili per la produzione di energia, utile per il riscaldamento, l’elettricità, il trasporto e l’industria.

I dati del Rapporto statistico risalente a luglio 2020, redatto da IEA, Emissioni di CO₂ dalla combustione di carburante: panoramica, mostrano come la produzione di energia sia rimasta "il principale motore di emissioni". Già nel 2018, le emissioni globali di CO₂ causate dai combustibili fossili avevano raggiunto il massimo storico, arrivando a 33,5 Gt (gigatonnellate) di anidride carbonica, un aumento giustificato dalla crescita della popolazione e dall’attività economica. E, tra tutti i settori, la produzione di energia (riferita alla generazione di elettricità e di calore) era risultata il "principale motore di emissioni". L’energia, infatti, insieme ai trasporti, rappresentava oltre i due terzi delle emissioni totali del 2018, mentre il restante terzo era da attribuire all’industria.

Nel 2019, le emissioni globali di combustibili fossili sono state leggermente superiori a quelle del 2018, arrivando a 36,7 Gt di CO₂ . Ma, nonostante il leggero aumento, la crescita è rallentata. Secondo i dati dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), nell’ultimo decennio si è assistito al rallentamento di circa l’1% all’anno, rispetto alla crescita annuale del 3% degli anni 2000. Il calo è stato trainato dalla diminuzione delle emissioni di carbonio (-1,7%, rispetto al passaggio dal 2018 al 2019) e dalla crescita dell’utilizzo di energie rinnovabili a livello globale. "La crescita prossima allo zero registrata nel 2019 fa sperare che il trend delle emissioni di CO₂ si stia stabilizzando e che un calo sia all'orizzonte", precisano gli autori del report Uniti nella scienza 2020. Si attendono "cambiamenti senza precedenti" dai dati relativi al 2020, a causa della pandemia da nuovo coronavirus, che ha messo in crisi il sistema energetico a livello globale, comprese Italia ed Europa, contribuendo a una riduzione delle emissioni durante il periodo del lockdown. "Durante il picco di confinamento all'inizio di aprile 2020- spiegano gli esperti- stimiamo che le emissioni globali giornaliere di CO₂ fossile siano diminuite del 17% rispetto alle stime giornaliere medie nel 2019".

Al momento, le emissioni causate dai combustibili fossili sono superiori del 62%, rispetto al 1990, anno in cui sono iniziati i negoziati internazionali per affrontare il problema del cambiamento climatico. È il segno che c’è ancora molto da fare, per risolvere la questione legata al clima. L’unica via d’uscita sarebbe quella di un cambiamento dei modelli di consumo, con tecnologie in grado di aumentare l’efficienza energetica e con l’utilizzo di fonti rinnovabili, in sostituzione di quelle fossili.

Una recente analisi dell’IPCC, il gruppo intergovernativo di ricerca sul cambiamento climatico creato dall’ONU, ha dimostrato l’importanza di attuare immediatamente le azioni necessarie per ridurre l’aumento di emissioni di CO₂ entro i prossimi 10 anni: solo così sarà possibile contenere l’aumento della temperatura media globale, mantenendolo a 1,5°C, come stabilito dall’Accordo di Parigi. Il report analizza gli impatti del riscaldamento di 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali e le differenze con un aumento della temperatura a 2°C. L’IPCC stima che "le attività umane abbiano causato un riscaldamento globale di circa 1,0°C rispetto ai livelli preindustriali, con un intervallo probabile tra 0,8 e 1,2°C. È probabile che il riscaldamento globale raggiungerà 1,5°C tra il 2030 e il 2052 se continuerà ad aumentare al tasso attuale". Le proiezioni mostrano differenze significative sul clima, a seconda che la temperatura raggiunga gli 1,5°C o i 2°C. Per esempio, se il riscaldamento rimanesse a 1,5°C, ogni cinque anni, il 13,8% della popolazione verrebbe raggiunto da ondate di caldo, mentre nello scenario dei 2°C la percentuale salirebbe a 36,9%. Nella tabella seguente sono riassunti alcuni dati contenuti nel report.

Cosa fare per combattere il cambiamento climatico

I primi passi fatti a livello globale, nel tentativo di rallentare il riscaldamento e il cambiamento climatico risalgono al 1922, quando vennero redatti gli Accordi di Rio, un trattato ambientale internazionale prodotto dalla Conferenza sull'Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite. Poi, si è verificata un'accelerazione in campo ambientale, culminata nell'Accordo di Parigi, un patto comune e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, adottato alla conferenza sul clima del dicembre 2015. In quell’occasione, i governi di 195 Paesi si erano accordati per "mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine" e "puntare a limitare l'aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici". Oltre a questi due obiettivi, fondamentale era considerato anche raggiungere nel più breve tempo possibile “il picco globale delle emissioni di gas serra”, così da raggiungere la "neutralità climatica".

Il Rapporto speciale dell’IPCC suggerisce alcune azioni utili a limitare il riscaldamento globale. Innanzi tutto, per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C saranno necessarie"transizioni rapide e su vasta scala in fatto di energia, suolo, sistemi urbani e infrastrutture (compresi trasporti ed edifici) e sistemi industriali (confidenza alta)". Queste transizioni implicano riduzioni drastiche delle emissioni di gas serra in tutti i settori. Numerosi Paesi si stanno già impegnando in questa direzione e dei miglioramenti sono già stati registrati, anche se la strada è ancora lunga. Secondo le simulazioni dell’IPCC, per un superamento limitato o nullo degli 1,5°C, entro il 2030, le emissioni di CO₂ dovrebbero diminuire del 45% rispetto ai livelli del 2010: in questo caso, intorno al 2050 verrebbe raggiunto lo "zero netto". In caso di riscaldamento a 2°C, si arriverebbe a zero emissioni solamente nel 2075. Per evitare il superamento del limite è fondamentale agire nel settore energetico, con la drastica riduzione dei combustibili fossili e l’utilizzo sempre più diffuso delle fonti rinnovabili. L’uso di energia eolica, solare e idrica, infatti, permette di ridurre le emissioni di CO₂, aprendo uno spiraglio nella lotta al cambiamento climatico.

Ma il legame tra energia e clima è a doppio senso: gli eventi climatici estremi provocano spesso danni ai sistemi energetici, perché le infrastrutture elettriche sono state progettate per condizioni climatiche diverse e meno estreme. Secondo una stima della multinazionale di consulenza strategica McKinsey, nei prossimi 20 anni, un'azienda di medie dimensioni potrebbe perdere fino a 1,7 milioni di dollari tra il mancato guadagno e il costo delle infrastrutture danneggiate dagli eventi climatici. Per questo, diventa fondamentale studiare e pianificare modelli in grado di affrontare i cambiamenti dettati dal clima, rendendo la resilienza climatica parte dello sviluppo infrastrutturale. Per raggiungere questo obiettivo, diventa necessaria la sperimentazione e assume importanza il testing delle strutture, per garantirne l'efficienza e l'affidabilità.

KEMA Labs di CESI

In questo panorama si inserisce CESI, azienda italiana leader mondiale nel campo dell'innovazione tecnologica, della consulenza e del testing per il settore elettrico, in prima linea nella realizzazione di studi mirati all’integrazione efficiente e ottimale delle fonti rinnovabili nelle reti elettriche. Nel numero di dicembre 2019 dell’Energy Journal di CESI si parla di due parole chiave, relative alla lotta contro il cambiamento climatico: mitigazione e adattamento. La prima mira ad implementare le azioni che rallentano l’andamento negativo del cambiamento climatico, mentre il secondo obiettivo può essere raggiunto con "investimenti in infrastrutture, tecnologia e sistemi di prevenzione che ci proteggeranno da eventi climatici estremi".

E al centro di questa transizione rivoluzionaria sta prendendo posto il settore energetico, che non ha solamente il compito di spingere per la decarbonizzazione e investire nelle fonti rinnovabili. Altro ruolo fondamentale, infatti, sta "nell’indirizzare, gestire e risolvere problemi di sicurezza energetica, causati dagli effetti del cambiamento climatico". Questo significa che diventeranno figure in prima linea coloro che garantiscono efficienza e affidabilità, dimostrate attraverso test e ispezioni e la certificazione diventerà fondamentale. "Insieme, CESI e KEMA Labs, la Divisione di Testing, Inspection and Certification di CESI, forniscono servizi per tutti i principali componenti dei sistemi di alimentazione - ha specificato l'Amministratore Delegato di CESI, Matteo Codazzi -. Questo nuovo approccio ci consentirà di raggiungere obiettivi che soddisfino in modo efficiente le esigenze dei nostri clienti, utilizzando in tutto il mondo le nostre risorse all’avanguardia e le competenze di alta qualità".

Affrontare il problema del cambiamento climatico, in relazione al settore energetico si sta rivelando un’impresa tutt’altro che semplice e veloce, ma numerose innovazioni e modelli di energia rinnovabile stanno prendendo forma in tutto il mondo. Per permettere la transizione a un settore energetico sostenibile è fondamentale il sostegno delle azioni governative dei singoli Paesi, che dovrebbero sostenere le iniziative sostenibili e stanziare fondi per la lotta al cambiamento climatico.

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Commenti

morama_04

Mar, 13/10/2020 - 12:13

Senza CO2 la terra si raffredderebbe e diventerebbe invivibile.Comunque,per combattere l'eccesso di CO2,di cui i responsabili veri sono Cina,India,Stati Uniti etc. etc. servirebbe piantare alberi in grande quantità.Tutti sanno,infatti,che le piante sono avide di CO2 che viene trasformata in Ossigeno.

agosvac

Mar, 13/10/2020 - 13:20

Quando si scrive un articolo riguardante i cambiamenti climatici si dovrebbero avere almeno cognizioni di geologia. I cambiamenti climatici risalgono a periodi in cui l'uomo neanche esisteva. Sono ciclici e NON dipendono dall'uomo da dalle emissioni solari. Più aumenta l'attività solare più la Terra si riscalda, quando questa attività diminuisce la Terra si raffredda. Basterebbe avere studiato un poco ai tempi anche del Liceo.

Jon

Mar, 13/10/2020 - 14:52

Ma quale CO2..!! Rappresenta una infinitesima parte dell'Aria e influisce decine di volte meno del metano..Scienziati cone Zichichi, Rubbia confermano che non e' certo la CO2 il problema, ma ben altri. Il business odierno di tipo gretino, vuole fare affari anche sull'aria quando il mondo senza petrolio non potrebbe esistere..

Ritratto di El Presidente

El Presidente

Mar, 13/10/2020 - 16:02

@agosvac Lei che è tanto esperto ci saprà dire anche quando mai è avvenuto nella storia di questo pianeta che le temperature siano aumentate di così tanto in così poco tempo. No perché io, uno scienziato uno, anche tra i più scettici, che abbia detto o dimostrato che sia già avvenuto in qualche milionata d'anni, ancora non l'ho trovato. Improvvisi raffreddamenti per eventi geologici o astronomici sì ma riscaldamenti no. La terra è stata sia più fredda che più calda di oggi ma questo è avvenuto nel corso di migliaia di anni non 150. E' la velocità il fatto nuovo. Ah, in base all'attività solare (misurata quindi reale) in questi anni dovremmo attraversare una piccola era glaciale perché il sole è meno attivo oggi (picco raggiunto nel 2015 e discendente fino al 2020) invece la temperatura sale. Se a casa sua succedesse che, a parità di temperatura esterna, abbassando il riscaldamento (il sole) la temperatura salisse, non le sembrerebbe strano?

Ritratto di do-ut-des

do-ut-des

Mar, 13/10/2020 - 20:07

Se è l'uomo la causa, cosa continuano a menarla che non si fanno figli in Europa. Andrebbe che non li facessero nemmeno negli altri continenti, specialmente dove sono più poveri. Non solo continuano a non fare niente lasciando che si moltiplicano oltre le loro possibilità economiche, ma vanno anche ad assicurarsi che non diminuiscano.

Luigi Farinelli

Mer, 14/10/2020 - 10:20

(1) Ma basta con la truffa dei cambiamenti climatici dovuti alla CO2 prodotta dal'uomo, il minoritario fra i gas serra e ormai considerato DAI VERI CLIMATOLOGI (non dai saltimbanchi al soldo delle multinazionali delle "energie elternative compatibili") come ininfluente sul "riscaldamento" planetario. Tra l'altro, fra una balla ecologista e l'altra (vedere giornaloni e RAI) nell'emisfero australe viene continuamente battuto il record del freddo, la superficie nevosa antartica è in costante aumento, il livello dei mari è sempre quello (ricordare la farsa ecologista dell'albero delle Maldive), la temperatura e pressochè costante. Michel Shellenberg, principale guru dei gretini finalmente ha sbottato (pochi mesi fa): "Non potevo più tacere: avevo paura di perdere amici e stanziamenti; ho ricevuto minacce ma da scienziato debbo rinnegare l'allarmismo che è stato creato in materia di cambiamenti climatici che ci sono sempre stati e sempre ci saranno, lo voglia o no l'uomo." (continua)

Luigi Farinelli

Mer, 14/10/2020 - 10:53

(2) La vulgata scientificamente corretta vuole far credere che "la maggioranza degli scienziati è d'accordo che occorre LOTTARE contro i cambiamenti climatici provocati dall'uomo". Balla colossale: il clima rientra fra i fenomeni fisicamente complessi (non lineari), imprevedibili a distanza di pochi giorni, figuriamoci programmare abbassamenti tot di temperatura in tot anni! Mentre l'Europa accoglie in pompa magna Greta, Richard Lindzen considerato attualmente il maggior fisico dell'atmosfera, proclamato "Climate Scientist" nel 2007 ha dichiarato: "le generazioni future si chiederanno con perplesso stupore come mai il mondo sviluppato degli inizi XXI sec. sia caduto in un panico isterico per una variaz. di Temp. media globale di pochi decimi di grado, sulla base di grossolane esagerazioni di proiezioni altamente incerte di modelli matematici, con lo scopo di tornare all'era pre-industriale." (continua)

Luigi Farinelli

Mer, 14/10/2020 - 11:15

(3) Nel 2016 il Congresso USA riconosceva all'Italia il primato straordinario nel campo del LERN (Reazioni Nucleari a Lieve Energia) che produce energia rinnovabile ultra-pulita a basso costo. L'Italia è leader nel settore, assieme al Giappone ma brevetto e procedimenti del LERN sono' ITALIANI, la proprietà è dell' Esercito Italiano (quindi dello Stato Italiano, con costo zero per i cittadini). Il LERN ottiene energia atomica tramite ultrasuoni. E' alimentato da sali di ferro (abbondanti in natura, a differenza dell'uranio), non produce scorie radioattive o radioattività residua, DISTRUGGE ANZI SOSTANZE RADIOATTIVE trasformandole in inerti, ottenendo in 90 minuti l'equivalente di 2 anni per eliminare le scorie d'uranio. Ha inoltre potenzialità enormi in campo medico. Berlusconi nel 2009 aveva approvato la legge 99/2009 per il ritorno al nucleare e la Sogin aveva definito un piano di sviluppo , interrotto dall'incidente di Fukushima (poi rivelatosi irrilevante).

Luigi Farinelli

Gio, 15/10/2020 - 11:49

(4) Con lungimiranza, il Presid. Berlusconi nel 2009 aveva fatto approvare la legge 99/2009 per il ritorno al nucleare. Il primato dell'Italia nel campo del LERN (Reazioni Nucleari a Lieve Energia) era riconosciuto da tutto il mondo, essendo fra l'altro invenzione e brevetto italiani (Cnr). La Sogin nel 2010 definì un piano di sviluppo ma poi ci fu il terremoto-maremoto in Giappone con il disastro di Fukushima (ridimensionato con certezza dopo 5 anni). Nel frattempo l'onda emotiva aveva portato al referendum che sospese l'art.14 della 99/2009(sul nucleare) fino al 2016. Il termine è scaduto. Gli USA (e non solo) stanno correndo a investire su questa forma di energia nucleare, ricavata da sali di ferro diffusissimi, senza rilascio di scorie radioattive, capace addirittura anche di ridurre il dimezzamento radioattivo delle scorie d'uranio già immagazzinate e con grandi ricadute in campo medico. In questo campo siamo i leader. Continuiamo a dar retta alle ideologie?

Ritratto di pietrom

pietrom

Gio, 15/10/2020 - 11:58

Sono sempre piu' convinto che le energie alternative e l'ambientalismo abbiano, in senso assoluto, favorito l'effetto serra. Cio' a causa della loro bassissima densita' energetica e del loro costo. Se invece di investire sulle rinnovabili avessimo investito sul NUCLEARE (uranio, torio e fusione), il problema del cambiamento climatico sarebbe risolto o in via di risoluzione. Questo gravissimo errore costera' caro all'umanita', che la prossima volta fara' bene a decidere del proprio futuro non in base all'opinione (manipolata) della maggiornaza, ma in base alla Scienza (anche se e' antidemocratica).

Luigi Farinelli

Gio, 15/10/2020 - 12:12

(5)L'Italia degli sperperi pubblici ha scoperto il LERN a costo zero e potrebbe risollevarsi dalla dipendenza energetica nel giro di 10 anni, eppure rischiamo di farci sorpassare ancora (in questo siamo maestri, geniali inventori con politici miopi: vedere nucleare classico, plastica, motore a idrogeno, micro-chip ecc.) ma gli altri non stanno a guardare (USA, Giappone, India). Corriamo ancora dietro alle fisime degli pseudo-ecologisti (mulini a vento, turbine a pedali e palliativi"green"). Nell'articolo il LERN non è neanche nominato a differenza della balla sui cambiamenti clmatici antropici" Per chi voglia informarsi: Fabio Cardone: "La futura energia. Dall'atomica alle reazioni nucleari ultrasoniche" (ed. Di Renzo). Antonio Socci: "Il nucleare ecologico è una scoperta italiana: il recupero della sovranità nazionale passa anche dall'indipendenza energetica e intanto Trump lancia saggiamente la guerra mondiale contro i signori del clima" (Libero 02.04.2017.