Ora anche l'Economist bacchetta la Merkel: segue lezioni sbagliate

Per il settimanale economico la cancelliera trae lezioni sbagliate dalla storia tedesca e rischia di essere ricordata per la sua politica di rigore fallimentare

Ora anche l'Economist  bacchetta la Merkel: segue lezioni sbagliate

Angela Merkel come Heinrich Brüning. Chissà se il paragone sarà gradito alla cancelliera tedesca. A giudicare da quanto scrive l'Economist e dalla storia politica di Brüning non è di grande auspicio. Anzi.

Il penultimo Cancelliere della Repubblica di Weimar, in piena Grande Depressione e in un quadro economico negativo, perseguì con ostinazione e attraverso decreti presidenziali emanati in via d'urgenza, una politica di tagli di bilancio e di deflazione.

In una parola sola: rigore. Un rigore che puntava a diminuire il peso del debito estero ma che, secondo gli osservatori, fu causa di un grave aumento della disoccupazione,  di un maggiore disagio sociale e di una emigrazione dei ceti medio-bassi verso l’estremismo populista-nazionalista che alimentava l'indotto elettorale controllato dal partito nazionalsocialista di Adolf Hitler.

Per il magazine economico, la cancelliera tedesca sta operando specularmente puntando sul controllo dell’inflazione, senza però focalizzarsi sui rischi più gravosi. La vignetta che accompagna l'editoriale di Chalomagne (pseudonimo di Anton La Guardia, esperto di Europa), è emblematica. Angela Merkel è seduta su uno sgabello fissando spaventata un topo mentre un torvo tirannosauro la minaccia alle spalle. 

Decriptando la similitudine animalesca, il topo raffigura l'inflazione e il tirannosauro la depressione. L’articolo, che sull’edizione cartacea sarà pubblicato il 16 giugno, si intitola "Tra due incubi", ed è corredato da un occhiello che dice tutto: "Angela Merkel sta traendo le lezioni sbagliate dal caos della storia tedesca".

Per l'autore dell'articolo, "non fu l’iperinflazione degli anni Venti a causare l’ascesa di Hitler, ma la depressione e la disoccupazione di massa degli anni Trenta". Ecco perché, per Chalomagne, la Merkel rischia di passare alla storia come "lo sventurato Heinrich Brüning".

L’Economist puntualizza che lo scenario tedesco degli anni Trenta "è ora più vicino in Grecia, dove le elezioni probabilmente favoriranno i partiti estremisti rispetto a quelli tradizionali che sostengono i tagli imposti dall’accordo con l’Europa". Tuttavia, avverte il magazine, "anche nello scenario migliore in cui i centristi tornano al potere, la Grexit (cioè l’uscita della Grecia dall’eurozona) può solo essere rinviata. E una volta che prende piede l’idea che un Paese dell’eurozona possa essere escluso, nessuno sa dove ci si fermerà".

Secondo il magazine, la crisi che ha colpito il paese ellenico rischia di contagiare la Spagna e se ciò si avverasse, anche "l’Italia seguirà di sicuro e la Francia potrebbe non essere troppo lontana".

Questo scenario, continua l'Economist, aprirebbe un problema politico esistenziale per la Germania, la cui prosperità dopo la Seconda guerra mondiale è dipesa dalla riconciliazione con la Francia e da una più profonda integrazione europea.

L’elezione di Hollande, inoltre, causa ulteriori problemi a Berlino poiché il nuovo presidente francese spinge per politiche meno basate sul rigore. Ma la Merkel, che chiede "più Europa", non potrebbe permettersi di chiedere ai contribuenti tedeschi di aiutare eventualmente la Francia per il suo debito quando Hollande abbassa l’età della pensione in controtendenza con il resto dell’Ue e allenta il rigore sulle spese.

Secondo il settimanale, la maggiore integrazione politica, rilanciata dal paese tedesco, insieme con una supervisione delle banche da parte di Bruxelles, l’armonizzazione dei sistemi fiscali e una Commissione che agisca come vero esecutivo europeo, sarà di difficile attuazione .

"Il pericolo è che l’euro si sia già dissolto prima che tutto questo possa accadere. Dovendo affrontare l’impossibile scelta tra il caos del crollo dell’euro o garantire debiti per migliaia di miliardi, la signora Merkel può essere perdonata se tenta di tirare avanti. Ma se la moneta unica europea diventerà una curiosità da museo la storia giudicherà come fallimentare l’opera di Angela Merkel, così come ha fatto con Bruning". Insomma, la Merkel è avvisata.

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