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Volkswagen va indietro di 10 anni. Crolla l'utile, taglio di 50mila posti

Risultato dimezzato a 8,9 miliardi, pesa Porsche

Volkswagen va indietro di 10 anni. Crolla l'utile, taglio di 50mila posti
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Conti nerissimi e prospettive occupazionali drammatiche per il gruppo Volkswagen che, dal punto di vista del risultato operativo (quasi dimezzato a 8,9 miliardi) e del margine (sceso al 2,8%) è arretrato ai tempi del Dieselgate, cioè al 2016. Entro il 2030, inoltre, lo stato maggiore di Wolfsburg prevede di tagliare 50mila posti di lavoro per risparmiare 6 miliardi.

Guardando al 2025, per il colosso tedesco, primo in Europa e secondo nel mondo (8,98 milioni i veicoli di tutte le marche venduti), crollo anche dell'utile netto: 6,9 miliardi (-44% rispetto ai 12,4 miliardi del 2024). Stabili i ricavi a circa 322 miliardi (-0,8%). Le regioni del terremoto sono da addebitare, in particolare, agli oneri legati alla controllata Porsche (utile operativo precipitato a 90 milioni da 5,3 miliardi del 2024), dopo il cambio di strategia che ha portato ad allungare il ciclo dei motori endotermici. Un'inversione a U come del resto è stato deliberato, in casa Stellantis, dal ceo Antonio Filosa che ha ribaltato i piani della passata gestione basati sul "tutto elettrico". Per rimettere ordine nella casa sportiva tedesca è stato chiamato, nei mesi scorsi, Michael Leiters (ex Ferrari).

Impatti pesanti sono arrivati anche dai dazi Usa, dalle tensioni geopolitiche e dalla debolezza del mercato cinese. Sono lontani i tempi (2019) in cui Volkswagen vendeva sotto la Grande Muraglia fino a più di 4 milioni di veicoli, joint venture incluse, figurando come marchio leader.

Nel frattempo, il ceo Oliver Blume (in foto) ha informato gli azionisti sull'eliminazione, entro i prossimi 4 anni, di 50mila occupati. "Sono stati raggiunti accordi globali e avviati programmi di taglio dei costi presso Audi, Porsche e la consociata software Cariad. Grazie ai contratti collettivi e alle azioni sul personale, siamo riusciti a ridurre i costi di circa 1 miliardo nell'anno fiscale 2025, come previsto. Ora si è sulla buona strada per realizzare risparmi netti sui costi annuali di oltre 6 miliardi in tutto il gruppo entro il 2030", la spiegazione del top manager nella lettera agli investitori.

La giustificazione di Blume relativa ai costi da tagliare, però, non convince molti osservatori. "La riduzione dei 50mila posti in Germania - la tesi di Andrea Taschini, advisor automotive - non è da intendere come efficientamento dei costi. Ma è semplicemente una riduzione del personale dovuta al calo dei volumi che probabilmente Volkswagen s'immagina che in futuro possa verificarsi in Europa.

Se le leggi Ue non cambieranno e il 20% di auto elettriche resteranno come quota di mercato, è più che evidente che saranno made in Cina. Ne consegue che il fabbisogno di auto in Europa scenderà drasticamente. Da qui, la riduzione degli occupati".

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