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Rockstar e il povero fan malato. Resta il fatto che per giocare a GTA VI bisogna quasi essere terminali

Rockstar Games, lo studio che sta sviluppando Grand Theft Auto VI, avrebbe concesso, o starebbe per concedere, a un fan gravemente malato di cancro la possibilità di provare il gioco in anteprima, prima dell’uscita ufficiale prevista per novembre 2026 (e di cui, visti i rimandi, non siamo neppure così sicuri)

Rockstar e il povero fan malato. Resta il fatto che per giocare a GTA VI bisogna quasi essere terminali
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«Zyo, tu hai avuto due tumori, ora tutto ok ma pensa che valga?» dico al mio migliore amico. «No, non vale». «E la mia depressione, gli antidepressivi, i farmaci per il colesterolo, per la pressione, i triptani per il mal di testa, se gli mando la mia cartella clinica?». «No, non basta dice» Zyo. Stiamo parlando di questo perché ultimi giorni sta circolando sui media internazionali e sulle principali testate di settore, una storia che dice molto più del semplice mondo dei videogiochi. Rockstar Games, lo studio che sta sviluppando Grand Theft Auto VI, avrebbe concesso, o starebbe per concedere, a un fan gravemente malato di cancro la possibilità di provare il gioco in anteprima, prima dell’uscita ufficiale prevista per novembre 2026 (e di cui, visti i rimandi, non siamo neppure così sicuri).

La vicenda nasce da un appello pubblico pubblicato su LinkedIn da Anthony Armstrong, sviluppatore e parente del ragazzo, in cui si spiegava che il giovane, grande appassionato della saga, potrebbe non vivere abbastanza per vedere il lancio del titolo. Secondo quanto riportato da diversi siti di gaming internazionali, Armstrong sarebbe stato successivamente contattato da rappresentanti di Take Two Interactive, la società che controlla Rockstar, e avrebbe parlato di “grandi notizie” ricevute in privato, prima di rimuovere il post. C’è da dire che al momento non esiste una conferma ufficiale pubblica da parte di Rockstar Games o di Take Two. Non ci sono comunicati stampa, né dichiarazioni formali, ma ne stanno parlando tutti. Anche perché GTA 6, prima ancora di uscire, è già diventato un oggetto simbolico. Non è più soltanto un videogioco, è una promessa differita, un evento stardinario nel mondo videoludico continuamente rimandato, un’attesa che ormai misura il tempo biologico di chi lo aspetta. L’industria ha trasformato i cicli di sviluppo in decenni, il marketing in una religione dell’attesa, e il pubblico in una generazione che invecchia davanti a un trailer.

In questo contesto, il gesto attribuito a Rockstar è umanamente comprensibile e produce un cortocircuito che dice molto più del caso singolo. Perché, mi sono domandato, quante persone gravemente malate potrebbero avanzare la stessa richiesta? Penso che ci saranno anche detenuti nel braccio della morte che a questo punto come ultimo desiderio potrebbero chiedere una partita a GTA VI, e Rockstar che farà? Io co ho pensato.

Non solo non basta la mia depressione, non basta un raffreddore, non basta l’influenza, non basta una bronchite, non basta un problema cardiaco, non basta una diagnosi inquietante, non basta nemmeno una malattia seria se non è abbastanza definitiva. Occorre essere terminali. E senza contare che uno può finire sotto una macchina, avere un infarto fulminante, qualsiasi cosa non abbia preavvisi per poter chiamare non l’ambulanza ma la Rockstar.

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