Pietro Tatarella, cos'è successo?
"Una batosta".
Lei ci credeva?
"Pensavo che avrebbe vinto il Sì: ritenevo fosse un riforma ben scritta".
Non è bastato.
"Una grande occasione persa per cominciare a riformare la giustizia".
E allora perché ha vinto il "No"?
"Hanno prevalso logiche diverse dal quesito referendario".
Ora di riforme costituzionali non si parlerà per un bel po'.
"Diciamo che non portano fortuna. Però non tutto è negativo".
Ci vede qualcosa di positivo?
"Io penso che questo governo si sentisse troppo sicuro di sondaggi che parlavano di un consenso elettorale che non è poi così ampio. Forse la luna di miele con gli italiani che doveva inevitabilmente finire, è effettivamente finita".
E cosa c'è di positivo?
"Che ora Giorgia Meloni potrà vedere meglio quello che non va, portare i correttivi e affrontare meglio le prossime elezioni".
Ma torniamo alla giustizia, perché questa riforma era necessaria?
"Perché avrebbe consentito a tanti magistrati per bene che non fanno parte delle correnti, di lavorare più serenamente e di essere giudicati per quello che fanno e non per l'appartenenza politica".
Ci sono davvero tutti questi magistrati politicizzati?
"Una parte, forse piccola, della magistratura c'è ed è uscita allo scoperto: l'abbiamo vista festeggiare stappando bottiglie dentro i tribunali, cantare Bella ciao e Chi non salta una Meloni è. Non ce li siamo inventati in campagna elettorale".
E adesso?
"Dovremo continuare a fare i conti con questa organizzazione della magistratura e con il sistema delle correnti".
Si è detto che la riforma voleva punire i magistrati e metterli sotto il controllo del governo.
"Assolutamente falso, tutti interventi di buon senso che i magistrati avrebbero dovuto accettare per il loro bene".
Il "Sì" era partito in vantaggio, perché poi ha perso?
"Per la mobilitazione della sinistra che ha politicizzato il voto. È mancato un front man, solo alla fine è uscito un bravo Mulè. Tutti pensavano che come con Berlusconi, alla fine Meloni risolvesse tutto. Non va sempre così".
È sempre colpa degli altri.
"No. Mi hanno invitato a tanto incontri per il Sì e ho parlato a gente che era già convinta di votare così. È stato un errore".
Lei, solo ad assoluzione avvenuta, ha postato la sua foto in manette e girato molto a raccontare il suo caso giudiziario: 46 giorni in cella di isolamento, quattro mesi di carcere, due di arresti domiciliari, assoluzione in primo e secondo grado perché il fatto non sussiste. Ma ci sono voluti sette anni. Malagiustizia?
"Non malagiustizia, quella è capitata a Tortora. Quello che può capitare a un cittadino che pur innocente finisce nella maglie dei magistrati".
Cosa ha sbagliato il centrodestra?
"Io penso che Gratteri abbia detto delle cose enormi, ma abbia dei grossi problemi di comunicazione e attaccarlo abbia provocato danni: un magistrato che combatte la mafia, ha comunque la solidarietà della gente. Lo abbiamo pagato".
Lei sembra tranquillo.
"Non lo sono affatto, sono molto preoccupato per Milano".
Perché?
"Pensavo che con Majorino candidato sindaco di Milano, il centrodestra avrebbe avuto una grande possibilità. E, invece, temo che questa città stia pericolosamente scivolando a sinistra".