Se la Cina va a lezione di libertà da Tocqueville

Il "Robespierre" anti corruzione di Pechino ordina ai politici di leggerlo

Se la Cina va a lezione di libertà da Tocqueville

Questa storia comincia con il racconto di una commessa di una libreria di Pechino. Qui arriva una giornalista del South China Morning Post. Si chiama Cary Huang e chiede alla ragazza che sta alla cassa l'ultimo saggio di un visconte francese nato perché Robespierre non fece in tempo a ghigliottinare i suoi genitori. Se fosse vissuto adesso e in Cina forse starebbe ancora a cucire scarpe e palloni in un Laogai sperduto nella più lontana provincia.

La commessa conosce questo libro, il titolo è L'ancien regime et la revolution e l'autore chiaramente è Alexis de Tocqueville. La giornalista non è la prima a chiedere del libro. In questi giorni accade spesso. A dirla tutta è uno dei più venduti. È praticamente un obbligo, un consiglio al quale non si può derogare. Ed è una delle cose più incredibili che sta accadendo sotto il cielo del regime comunista cinese, ormai in piena metamorfosi. Questo lo sa anche Cary Huang, che non è andata in giro per librerie a caso. Tocqueville come il libretto rosso. Tocqueville che oscura Marx. Tocqueville al posto di Mao. Tocqueville il liberale, il libertario, il filosofo che ha raccontato al mondo la nascita della democrazia americana. Tocqueville che scriveva: «Ai miei occhi le società umane, come gli individui, diventano qualcosa solo grazie alla libertà». Tocqueville che, come conferma la commessa, è uno degli autori di moda. Cosa sta succedendo a Pechino?

Le svolte passano spesso nelle scelte di un singolo uomo. Il capo della commissione centrale per la disciplina del partito comunista cinese si chiama Wang Qishan. Ha 65 anni e in Cina ha fama di essere incorruttibile, per scherzo del destino lo stesso soprannome che aveva Robespierre, simbolo del terrore e di tutto ciò che Tocqueville non amava. Qishan deve risolvere un problema fondamentale per il destino del suo governo e del partito. I cinesi sono esasperati. Non sopportano più i funzionari che si arricchiscono illegalmente, i politicanti che vivono grazie al potere assoluto dello Stato e sono i parassiti di una società che ha scoperto il mercato, un minimo di benessere, la proprietà privata e una speranza di libertà. La Cina è una potenza economica, frutto di uno schizofrenico compromesso tra quel che resta di Mao e un capitalismo senza sindacati. I funzionari di partito sono quelli che in nome del vecchio sfruttano i vantaggi del nuovo. Sanguisughe, approfittatori, gente che sfrutta il lavoro altrui.

Wang Qishan ha imposto a tutti i dirigenti di medio livello del partito di studiare L'ancien regime et la revolution. La scelta non è per nulla casuale. Se nel suo viaggio americano il visconte francese racconta e spiega agli europei la nascita di una democrazia, sottolineando virtù e rischi del miracolo politico della ex colonia inglese, L'ancien regime parla di casa sua, di come un sistema è crollato, di quella rivoluzione che cercava la libertà e si è rtirovata nel sangue. Quello che Qishan sta in pratica dicendo è che la Cina assomiglia tanto alla Francia del 1789. E la risposta non può essere: mangiassero croissant.

Tocqueville ricorda ai comunisti cinesi che le rivoluzioni non scoppiano nei periodi di grande povertà, ma quando le differenze sociali sono troppo acute. Quando c'è una casta che vive nel lusso e spende e sbatte in faccia la ricchezza a chi sopravvive senza neppure immaginare un futuro. L'obiettivo di Qishan, attraverso Tocqueville, è di ritardare la caduta dell'ancien regime cinese. Il guaio, per lui, come sottolineano i blogger dissidenti, è che prima o poi la richiesta di democrazia sarà troppo forte: «Fateci votare, così tutti noi vi controlleremo».

Postilla. Si consiglia ai politici italiani di leggere attentamente Tocqueville.

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