"Li dichiarano maggiorenni". Il trucco francese per rispedirci i migranti

Al confine con la Francia i respingimenti di migranti si intensificano e così cresce la tensione. Il grido d'allarme della polizia e la testimonianza choc sull'emergenza sicurezza

Immagini di repertorio
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A Ventimiglia, lungo il confine con la Francia, la situazione è appesa a un fragilissimo equilibrio. Si sta come seduti su una polveriera umanitaria: basta una minima scintilla e tutto può esplodere. Dopo l'ulteriore giro di vite annunciato dall'Eliseo sui controlli e i respingimenti alla frontiera, l'Italia si prepara infatti a sopportare l'ennesima ondata di migranti intenzionati a raggiungere il Paese transalpino. E puntualmente rimandata indietro con l'ormai nota disinvoltura francese. I cugini d'oltralpe, del resto, non si fanno problemi a utilizzare metodi risolutivi quando si tratta di impedire il passaggio ai richiedenti asilo. Alla faccia della tanto decantata solidarietà europea.

"Situazione pesante". Cosa accade a Ventimiglia

A lamentare questo reiterato atteggiamento sono innanzitutto i loro colleghi della polizia italiana, che a Ventimiglia svolgono un compito delicato e impegnativo. "La situazione è veramente pesante. I nostri ragazzi stanno facendo il massimo sforzo ma i controlli prevedono tempo per essere ben fatti e questi flussi così importanti mettono a dura prova il nostro organico", spiega a ilGiornale.it Stefano Cavalleri, segretario provinciale del sindacato di polizia Sap a Imperia. La testimonianza di chi opera in prima linea è quella di continui respingimenti verso l'Italia, anche a colpi di 100/150 migranti alla volta. Così la Francia fa muro, sebbene quei richiedenti asilo dichiarino esplicitamente di voler raggiungere il Paese transalpino e di non voler rimanere in Italia. "Molti di loro sono di origine subsahariana e francofona, quindi desiderano andare in Francia dove magari hanno già qualcuno che li attende. Ma non riescono a farlo e il problema viene scaricato di nuovo sull'Italia", conferma Cavalleri.

Il "trucco" francese sui migranti minorenni

Secondo quanto riferisce il sindacalista, che dà voce ad alcuni suoi colleghi in servizio nelle zone di confine, spesso la polizia d'oltralpe adotterebbe anche un "trucchetto" in grado aumentare il numero dei respingimenti. "I francesi, a quanto ci risulta, spesso certificano i migranti minorenni come 18enni. E questo perché, se fossero classificati come minori non accompagnati, non potrebbero essere respinti ma dovrebbero essere gestiti in Francia. Invece, facendo questa dichiarazione con un modulo molto semplice, loro scrivono che sono maggiorenni, sebbene da alcuni successivi controlli (visto che magari erano già stati identificati da noi) emerga poi la loro minore età", ci spiega Cavalleri, evidienziando un problema paradossalmente opposto a quello ravvisabile in Italia. Da noi, infatti, capita che molti giovani migranti si autodichiarino minorenni pur non essendolo, così da poter restare sul nostro territorio con maggiori tutele.

Considerando i numeri esponenzialmente cresciuti dei respingimenti, il sospetto di chi lavora alla frontiera è che i talvolta i francesi rispediscano anche irregolari scovati appena fuori dalla cosiddetto spazio Schengen, quello in cui sono consentiti i controlli di confine e gli eventuali allontanamenti. "Spesso questi disperati viaggiano nascosti sui treni rischiando la vita. Magari può capitare che li scoprano oltre le zone soggette a restrizioni e che li riportino poi nell'area Schengen per rimandarli in Italia. Non abbiamo riscontri su questo, ma è tecnicamente possibile e sarebbe anche difficile documentarlo", racconta ancora il sindacalista Cavalleri, chiedendo un'implementazione delle risorse per i nostri poliziotti, costretti a far fronte a un'emergenza divenuta ormai sistematica.

Risse, bivacchi e guardie armate

Mentre il governo va in pressing sull'Ue affinché l'Italia non sia lasciata sola per l'ennesima volta, a Ventimiglia ogni giornata trascorsa pare un'infinità. "Vivo quotidianamente la città e proprio l'altro giorno ero nel quartiere Gianchette, che più di altri soffre per questa situazione. Lì ho dovuto posizionare delle guardie armate pagate dal Comune per garantire un accesso ideoneo al cimitero. Tutto il quartiere è diventato un dormitorio a cielo aperto, ci sono risse quotidiane, c'è pericolo per l'incolumità fisica dei cittadini. E temiamo che, senza adeguati interventi da noi auspicati, la situazione peggiori ancora di più", dice a ilGiornale.it il sindaco di Ventimiglia Flavio Di Muro. Altrettanto perentorio il tono utilizzato dal vicepresidente leghista della Regione Liguria, Alessandro Piana: "A livello nazionale vanno rivisti i decreti sicurezza alla luce della situazione attuale, ma soprattutto va sollecitata l'Europa...".

La "Lampedusa del nord"

Già, perché a Ventimiglia i grandi discorsi sull'accoglienza e il solidarismo di facciata fanno i conti

con la realtà. Con la difficoltà di controllare un fenomeno geopolitico usato forse per mettere il nostro Paese tra l'incudine e il martello. Ai confini con la Francia, del resto, la sensazione è proprio quella: "Siamo la Lampedusa del nord".

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