L’approccio alle questioni migratorie in Europa è cambiato ed è innegabile che la modifica di paradigma sia coincisa con l’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi e con la proposta di una nuova postura. L’Unione europea ha capito che non può inginocchiarsi, che ha necessità di tutelarsi e di tutelare i suoi cittadini ma anche che serve necessariamente porre dei filtri se si vuole realmente aiutare chi ne ha bisogno. I sistemi sociali di gran parte dei Paesi sono arrivati allo stremo a causa di un’immissione enorme di soggetti bisognosi di assistenza, per la quale è necessario attingere dalle casse pubbliche. Ma se i fondi sono tarati per far fronte a un determinato numero di persone, e questo numero aumenta senza che vi sia un corrispettivo aumento di flussi in ingresso, ecco che il sistema sociale rischia il default.
Giro di vite sugli immigrati. "I condannati saranno espulsi"La sostenibilità del welfare è alla base della decisione della Norvegia di ragionare su un taglio possente dei sussidi destinati ai richiedenti asilo nel Paese. Il governo guidato dal partito Laburista vuole abbattere i sussidi massimi per un genitore single con due figli dalle attuali 600.000 corone (circa 52.000 euro) a 383.000 corone (circa 33.000 euro) annue. Una decisione che fa leva su un ragionamento molto semplice: l’ammontare del sussidio statale per un asilante è spesso superiore alla paga che riceverebbe se andasse a lavorare. Ora, perché chi lavora deve essere penalizzato rispetto a chi vive con il supporto dello Stato? Questa è un’obiezione che il governo si è spesso sentito ripetere in questi anni ma, soprattutto, con un sussidio così alto non c’è incentivo che regga per convincere un rifugiato ad andare a lavorare invece di ricevere il sussidio. Quindi, per logica, si riduce il sussidio per convincere i rifugiati a trovare un lavoro.
Migranti, la sfida di Sanchez all'Ue: la Spagna regolarizza 500mila migrantiI dati dell'Ufficio Centrale di Statistica riferiscono che solo il 50% dei rifugiati in Norvegia attualmente lavora e il governo ritiene questa percentuale insostenibile per la tenuta del sistema sociale a lungo termine. Ma la sinistra, anche in Norvegia, sembra essere legata a vecchie logiche che non reggono più e quindi attacca il governo sostenendo che punisce i vulnerabili senza offrire reali soluzioni occupazionali. Per la sinistra, anche a quelle latitudini, la ricetta sembra essere quella di sostentare indiscriminatamente tutti quelli che si trovano nel Paese e non lavorano, penalizzando al contempo chi tutti i giorni esce di casa per guadagnarsi il pane e, con le sue tasse, deve mantenere anche chi non ha voglia di trovare un impiego.
