L'obbligo di un "bilancio verde" non sarà esteso alle Pmi

Nella nuova direttiva Ue sulla due diligence di bilancio per la sostenibilità gli obblighi riguardano solo le grandi imprese. La soddisfazione di Stancanelli, eurodeputato di Fdi

Niente burocrazia per i bilanci "verdi": la direttiva Ue risparmia le PMI

Sostenibilità e meno burocrazia possono coesistere? Secondo una recente modifica a una direttiva europea in via di discussione, si è sicuramente fatto un passo in avanti nel dibattito. Ne ha dato notizia l'Eurodeputato di Fratelli d'Italia Raffaele Stancanelli in un recente comunicato riguardante le modifiche apportate alla proposta di disegno di legge europeo sulla due diligene e le comunicazioni societarie in maniera ambientale e di sostenibilità.

L'ex sindaco di Catania scrive infatti in una nota che "è stata approvata a larga maggioranza la proposta di modifica della direttiva sulla comunicazione societaria riguardo le attività non finanziare e la sostenibilità che ho seguito in qualità di relatore ombra per il gruppo ECR in commissione Giuridica di cui sono il vice presidente". Stancanelli si è messo in prima persona al lavoro da esponente del partito europeo che ha Giorgia Meloni alla sua guida.

La direttiva riguarda l’obbligo per le aziende di presentare, congiuntamente al report finanziario, la relazione di tutte le attività non finanziarie con particolare riferimento agli aspetti sostenibili", aggiunge Stancanelli ed è stata presentata nei giorni precedenti l'invasione russa dell'Ucraina, risultando dunque oscurata nel dibattito. La proposta è però importante: con la direttiva Corporate Sustainability Due Diligence (Csdd) l'Ue vuole completare il set di politiche volte a regolare l'agenda per la transizione energetica assieme alla Sustainable Finance Disclosure Regulation per capire quali investimenti possono essere ricondotti sotto i criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance e alla discussa Sustainable Taxonomy che indica le risorse-ponte per la transizione.

La Csdd prevede in sostanza diversi livelli di obbligo per le imprese nel rendicontare le attività del bilancio di sostenibilità. Arrivando secondo Bruxelles a coinvolgere 13mila grandi imprese europee e 4mila imprese extraeuropee operanti nell'Ue. Con diverse soglie di applicazione, in primo luogo le società con almeno 500 dipendenti e 140 milioni di fatturato e in secondo quelle con 250 addetti e 50 milioni di ricavi, si fanno diverse indicazioni sull'obbligo della due diligence e dell'impegno in materia di sostenibilità. Una sfida sistemica che può far avanzare gli impegni delle imprese sulla sostenibilità ma rischia anche di gravarle di oneri burocratici e operativi eccessivi.

I primi passaggi all'Europarlamento e il confronto con i partiti non rappresentati nella Commissione, come Ecr, hanno portato ad alcune limature che Stancanelli rivendica: "Sono molto soddisfatto del testo approvato in quanto contiene tutte le priorità sulle quali avevo focalizzato il lavoro, nello specifico: obbligatorietà solamente per grandi imprese, esclusione dal campo di applicazione delle PMI (incluse quelle quotate), garantire l’extraterritorialità al fine di rendere applicabile la direttiva anche alle imprese dei paesi terzi ed extra UE". Misure di correzione che vogliono evitare che l'onere ulteriore imposto agli attori europei sia penalizzante in termini di focalizzazione di mercato. "In questo modo", chiosa l'esponente del partito di Giorgia Meloni, "le imprese non sono soggette ad ulteriori obblighi burocratici e la competitività del nostro mercato è tutelata in quanto chiunque operi al suo interno deve attenersi obbligatoriamente alle stesse regole che valgono per le nostre aziende ”.

Un principio di proporzionalità ispirato dunque a quello che muove il Carbon Border Adjustement Mechanism, il sistema dei cosiddetti "dazi verdi" decisi da Bruxelles: devono essere disincentivati i comportamenti scorretti compiuti sfruttando l'ampiezza del mercato europeo e fatti pagare alle imprese extra-Ue gli stessi costi in termini di governance e controllo dei processi che gravano su quelle comunitarie per evitare squilibri di mercato e concorrenza. Pena una regressione della prospettiva di sviluppo dell'Europa. In un tema importante come quello della sostenibilità, con i criteri che la riguardano decisivi già per molte istituzioni finanziarie, anche un passaggio burocratico come quello sulla Csdd può avere, in prospettiva, effetti molto dirompenti. Alleviare da oneri eccessivi milioni di piccole e medie imprese è una misura cautelativa che va nella direzione di una corsa pragmatica agli obiettivi di sostenibilità e agli impegni aziendali per realizzarli.

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