La Finanziaria obbliga Expo ai tagli Grandi opere ed eventi messi a dieta

La stretta economica sembra imporre una sforbiciata a eventi e grandi
opere Intanto Formigoni oggi toglie i veli alla nuova società che
comprerà le aree

Un cattiva notizia e una buona per l’Expo. Quella cattiva è che nella prossima manovra finanziaria sono previsti altri tagli, quella buona è che il governatore Roberto Formigoni ha già pronta la società che dovrà acquistare le aree di Rho-Pero dove sorgeranno i padiglioni. Sbloccando così, finalmente, una situazione che sembrava di difficile soluzione.
Per quanto riguarda i tagli, per ora sono solo annunci. Indiscrezioni. Ma sulla grande esposizione universale del 2015, sembra stia per cadere l’ennesima tegola. A scagliarla, questa volta, la prossima manovra finanziaria. Un’operazione, nel biennio 2011-2012, da 27,6 miliardi di euro con qualche lacrima un po’ per tutti. Scontati le sforbiciate alla spesa corrente di ministeri ed enti locali. Ma quasi certi anche quelli per le grandi opere e i grandi eventi. A rischio il Ponte di Messina, le candidature olimpiche e i programmi della Difesa. Candidata a un’ulteriore cura dimagrante l’Expo di Milano. Un appuntamento già assegnato e a cui dunque l’Italia non può certo rinunciare, ma che ancora una volta potrà essere costretta a rivedere i suoi progetti. Per ora, almeno ufficialmente, nessuna reazione. Aspettiamo di vedere che cosa hanno in mente, è la risposta più frequente. «Altri tagli? Più di così, c’è poco da tagliare», la reazione un po’ meno diplomatica nel cuore della squadra dei manager. Con i più arditi pronti a vedere in questa operazione l’ennesima dimostrazione della freddezza del ministro dell’Economia Giulio Tremonti per l’evento. «Ma quali sprechi - si lamenta qualcuno - L’Expo o si fa o non si fa. E per farla, e bene, ci voglio i soldi. E poi di sprechi si può parlare solo se non c’è un investimento. Se non c’è ritorno. Expo è un investimento e avrà anche un enorme ritorno su Milano, sulla Lombardia, ma soprattutto su tutta l’Italia. Continuare a parlare di sprechi non è proprio giusto». Con qualcuno che comincia a chiedere più chiarezza. «Qui bisogna mettersi d’accordo. L’Expo o si fa o non si fa. E se si fa, ci vogliono i soldi».
A cominciare da quelli (sembra almeno 200 milioni di euro) per comperare le aree dove costruire. Oggi, in gran parte, sono di proprietà della famiglia Cabassi e della Fondazione Fiera. Un primo accordo prevedeva la concessione in comodato d’uso, con i proprietari che ne sarebbero tornati in possesso a manifestazione conclusa. Oggi i soci di Expo hanno deciso di acquistarle, per poi poter riutilizzare il terreno ed eventuali strutture ed evitare di perdere tutto il denaro che lì sarà investito. Dopo i primi tentativi falliti, la decisione della Regione di affidarsi a una società, ad intero capitale pubblico, per acquistare i terreni e poi incassare i proventi della riqualificazione che nel frattempo passerà da area agricola a edificabile. Oggi il presidente Formigoni che dell’operazione sarà il capocordata, ha convocato il sindaco Letizia Moratti e il presidente della Provincia Guido Podestà per illustrare la «newco» e chiedere la loro disponibilità a farne parte. «Un lavoro lungo e complicato - avrebbe confessato ieri il governatore a un suo stretto collaboratore - ma finalmente abbiamo trovato una soluzione». Non Finlombarda, la cassaforte della Regione come si era pensato in un primo momento, ma una società nuova di zecca.