In una Francia senza lavoro un uomo libero segue la sua passione

Convince il film di Valérie Donzelli, storia di uno scrittore che rinuncia a soldi e fama

In una Francia senza lavoro un uomo libero segue la sua passione
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da Venezia

Fotografo affermato, quarantenne, francese, due figli da un matrimonio però finito male, una vita comunque agiata, Paul ha deciso di mollare la professione per dedicarsi completamente alla scrittura. Così ha scritto due libri, con un buon successo di critica, ma vende poco e sotto le cinquemila copie, gli dicono in casa editrice, l'editore, anche se nel suo caso si chiama Gallimard, ovvero un nome prestigioso, chiude il rubinetto degli anticipi. Non è tutto, perché se Paul non si decide a cambiare registro, ovvero non si rinnova e/o stupisce, altri suoi libri non usciranno...

Esclusa la fotografia, Paul non ha alle spalle nulla che assomigli a un'esperienza lavorativa: ha un diploma liceale, nient'altro... Per scrivere ha bisogno di tempo libero, un lavoro notturno sarebbe l'ideale, guardiano di un parcheggio, portiere di notte, ma in tempi di precariato quelli sono lussi che il mercato del lavoro concede sempre più di rado e nel precariato vale la regola dell'accettare tutto al miglior prezzo, ossia al prezzo più basso possibile. Così, giorno dopo giorno, Paul entra in una spirale in cui la povertà diventa una condizione esistenziale e intorno a lui si accresce il vuoto familiare. L'ex moglie non lo capisce e comunque non ha mai letto i suoi primi libri, come del resto i suoi figli, per il timore di ritrovarvi tranches di vita intima; il padre, la sorella, non riescono a capire perché non si cerchi comunque qualcosa di più stabile e per di più si ostini a scrivere senza nemmeno la certezza di essere pubblicato, tantomeno di avere successo. A pied d'oeuvre, letteralmente Al lavoro, è il bel film, tipicamente francese, di Valérie Donzelli, ieri in concorso, con Bastien Bouillon interprete ideale di un personaggio gentile, onesto, quanto determinato, per il quale creare vuol dire essere liberi e essere liberi vuol dire essere pronti a pagarne il prezzo, il più alto possibile in questo caso. Tipicamente francese, dicevamo, perché oltralpe il mestiere di scrittore, ovvero vivere della propria scrittura, è un mestiere comunque possibile, grazie a un mercato editoriale molto ampio e non solo nazionale, una rete distributiva eccellente, un peso specifico delle librerie nel supportare gli autori, uno status riconosciuto. Non a caso, il film è tratto dall'omonimo romanzo autobiografico di Franck Courtès...

Intelligentemente, Valérie Donzelli non fa del suo protagonista il prototipo dell'"intellettuale tipo", tantomeno dell'intellettuale engagé, né perde tempo intorno a questioni di stile e/o sindrome da pagina bianca, ma racconta una passione vera mettendola a confronto da un lato con l'apparente sicurezza di chi ha comunque messo il proprio Dio nella carriera, dall'altro con la competitività di un mercato del lavoro dove non si fanno prigionieri e dove la schiavitù del

bisogno è l'altra faccia della schiavitù del benessere. Il risultato è un film delicato, mai urlato e sempre sommesso, a volte ironico, e dove quello che conta non è tanto il successo, quanto la possibilità di essere sé stessi.

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