Poi ci sono cantautori come Fulminacci che crescono passo dopo passo e non hanno la frenesia di apparire a tutti i costi. Prima di partecipare al Festival di Sanremo aveva detto, tra il serio e il faceto, che puntava al quinto posto. Alla fine la sua canzone Stupida sfortuna è arrivata settima ma lui non fa una piega e commenta così, serafico: "Ho vissuto Sanremo, secondo me, meglio di chiunque. Mi sono proprio goduto tutto, ogni istante e alla fine ho vinto a modo mio".
In effetti ha preso il Premio della Critica e pure quello Assomusica Sanremo 2026 e oggi si gode un riflesso di popolarità che lo ha pure incoronato sex symbol dopo averlo visto sul palco dell'Ariston vestito alla maniera di David Byrne dei Talking Heads: "Mi diverto, la prendo con leggerezza". E difatti continua a seguire i suoi programmi. Ieri è uscito il suo disco Calcinacci, che è lieve e godibile, pieno di autoironia e immagini, di ritmo e di divertenti scarti linguistici capaci di creare atmosfere come quella scanzonata di Casomai ("Se fossi fuoco, brucerei") o quella pensosa di Tutto bene. Il manifesto di come la musica nata come "indie", o chiamiamola alternativa, talvolta è stata in grado di evolvere e raggiungere bei picchi creativi a metà tra le origini e il mainstream.
Per lui è stato il secondo Festival e al primo c'era arrivato "come un cucciolo spaventato, oggi ho più padronanza". Insomma, "ho superato l'ansia e ho accettato l'ipotesi dell'errore, una cosa che all'inizio per me non era possibile. Pensavo: Se sbaglio, per me è finita. Adesso se sbaglio va bene lo stesso. In passato è capitato anche che mi si paralizzassero le mani mentre suonavo". Quindi Filippo Uttinacci detto Fulminacci, romano di 28 anni, gioca un campionato a parte, pacato ma entusiasta, che questo disco realizza in pieno. Dopotutto la canzone d'autore è spesso frutto di inciampi e dolori, di disagi e abbandoni e così questi tredici brani sono nati dopo una relazione lunga sette anni: "Mi sono ritrovato da solo dopo tanto tempo e ho ricominciato anche scrivendo questo disco tra le 14 e le 3 di notte. Mi svegliavo contento di sapere che il mio unico impegno sarebbe stato scrivere".
Prima di fare successo come cantante, Fulminacci sognava (e studiava) per diventare attore, passione che non è finita in soffitta visto che, insieme al disco, esce anche un breve film, proiettato nei cinema di Roma,
Milano e Napoli, nel quale recitano anche Pietro Sermonti e Francesco Montanari: "Operazione artistica, niente marketing", dice lui che aggiunge: "Io attore? Non escludo nulla ma per ora non c'è niente all'orizzonte". Per ora.