Giorgia icona pop grazie ai nemici. Come Silvio

In effetti non è comune, dopo meno di un anno di governo, finire in una produzione kolossal del Festival di Salisburgo, roba seguita da tutto il mondo, con repliche già programmate nella stagione estiva

Giorgia icona pop grazie ai nemici. Come Silvio
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In effetti non è comune, dopo meno di un anno di governo, finire in una produzione kolossal del Festival di Salisburgo, roba seguita da tutto il mondo, con repliche già programmate nella stagione estiva. C'è riuscita Giorgia Meloni, italiana presidente del Consiglio. Qui a tener banco non è più la dance coatta di Io sono Giorgia che spopolò sui social nel 2019-2020. Qui a tener banco è l'opera lirica, la Clemenza di Tito di un certo Wolfgang Amadeus Mozart, in versione politico-spirituale. Siamo nel 79 dopo Cristo. Epoca apocalittica, il Vesuvio è appena esploso. Il motore dell'azione è Vitellia, figlia dell'imperatore Vitello, che congiura per ammazzare l'usurpatore (e suo ex marito) Tito. Vitellia si serve del suo amante Sesto ma ha un solo obiettivo: conquistare il potere. Bene, indovinate: a chi assomiglia, in modo inequivocabile, la crudele Vitellia? Bravi, risposta esatta: a Giorgia Meloni. Che c'azzecca la democratica scalata della leader di Fratelli d'Italia con la turpe omicida Vitellia? Niente, ovviamente. Però una trovata simile può essere utile per suscitare interesse (non per la musica) qualche giorno prima delle elezioni europee. Aggiungiamo che La clemenza di Tito poi non è l'opera più nota e meglio riuscita di Mozart. Un «aiutino» è il benvenuto. L'evidente forzatura è più che altro testimonianza della popolarità di Giorgia Meloni e della sua scalata non al potere ma alla vetta dei personaggi «iconici» della nostra epoca. Del resto, i più attenti, quindi quasi nessuno, avevano già notato la presenza di Giorgia in un contesto come la Biennale di Venezia, a conclusione di un video sui rapporti coloniali con la Libia, dalla conquista alla famosa visita di Gheddafi a Silvio Berlusconi. Gran finale con il Piano Mattei della Meloni interpretato come un ritorno velleitario al colonialismo. Opera di passaggio. Non ha lasciato traccia nel dibattito ma ha sancito l'ingresso della Meloni nella più importante mostra d'arte contemporanea del mondo. Nel 2023, alla fiera The Others-Art Fair di arte contemporanea, inaugurata a Torino, era esposto un quadro, modestissima imitazione di Tamara de Lempicka, che rappresentava la premier Giorgia Meloni con un fascio littorio e una svastica tatuati sulla spalla. Più imbarazzante per chi l'ha dipinto, che offensivo per chi è stata dipinta.

Adesso manca un film di un certo livello, poi Giorgia potrà avvicinarsi alla vera star degli ultimi trent'anni, Silvio Berlusconi. Fate un giro in libreria: troverete una decina abbondante di titoli su Silvio ormai apertamente rimpianto anche dai suoi avversari in vita.

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