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La giuria della mostra decide che Israele e Russia saranno esclusi dai premi

La commissione appena nominata toglie dalla gara i Paesi sanzionati dalla corte penale internazionale

La giuria della mostra decide che Israele e Russia saranno esclusi dai premi
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Non c'è pace per la sessantunesima Biennale d'arte di Venezia, colpita al cuore dalle tensioni della politica internazionale che si riverberano sulla gestione dei padiglioni. Ieri tra i vari scossoni il più grosso è arrivato proprio dalla giuria appena nominata. "Niente premi ai Paesi accusati di crimini contro l'umanità" che esporranno. Saranno pertanto esclusi dalla competizione per conquistare i Leoni d'oro e d'argento la Russia e Israele. La decisione è stata adottata autonomamente dalla giuria dell'Esposizione Internazionale: e quindi saranno esclusi dalla valutazione per i premi più importanti, che saranno consegnati il 9 maggio, i Paesi i cui leader sono attualmente accusati dalla Corte Penale Internazionale di crimini contro l'umanità.

La scelta, molto netta, è stata resa pubblica ieri, subito dopo la nomina della giuria tutta al femminile, presieduta da Solange Oliveira Farkas, curatrice brasiliana e fondatrice di Videobrasil. Il documento segna una presa di posizione che intreccia etica, politica e funzione storica della manifestazione veneziana. Nel testo, come riporta l'Adnkronos, vediamo come ha spiegato la sua scelta la giuria a partire dal fatto di riconoscersi in "una responsabilità verso il ruolo storico della Biennale come piattaforma che connette l'arte alle urgenze del suo tempo".

Un'affermazione che leva, a torto o ragione, neutralità all'arte e colloca esplicitamente la produzione artistica all'interno delle tensioni geopolitiche di quella che per molti è una terza guerra mondiale a pezzi. A pochi passi di distanza, il comunicato definisce un orientamento valoriale indicando come principio guida la "difesa dei diritti umani", in continuità con la visione curatoriale della direttrice artistica Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio del 2025. E di conseguenza "questa giuria si asterrà dal considerare quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l'umanità dalla Corte Penale Internazionale". Il riferimento a Israele e Russia è più che chiaro. Entrambi i Paesi sono infatti oggetto di procedimenti della Corte. Nel 2023 è stato emesso un mandato di arresto nei confronti del presidente Vladimir Putin per la guerra in Ucraina. Nel 2024 un analogo provvedimento ha riguardato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per il conflitto nella Striscia. La giuria, quindi, che come tutte le giurie della Biennale opera in piena autonomia e non è condizionabile, non interviene quindi sulla presenza dei padiglioni nazionali, ma limita la propria azione alla selezione dei premi.

Non bastasse, ieri, la Commissione europea ha confermato la volontà di sospendere i fondi alla Biennale di Venezia se la risposta alla lettera inviata dall'esecutivo Ue contro la riapertura del padiglione russo non sarà soddisfacente. Lo ha dichiarato il portavoce della Commissione europea per le buone pratiche conto la Disinformazione, Thomas Regnier, nel briefing quotidiano con la stampa. "Il primo contatto è avvenuto con il governo italiano - ha dichiarato - la Commissione europea ha inviato una lettera con lo scopo di informare della nostra ferma condanna politica della decisione di consentire la riapertura del padiglione russo, nonché di illustrare le possibili azioni che avremmo intrapreso e dare al governo italiano la possibilità di esaminare la questione. Posso confermare che abbiamo ricevuto di recente una risposta dal governo italiano, che la Commissione sta valutando". Successivamente, è stato intrapreso un ulteriore passo, direttamente con la Biennale. Si tratta della lettera inviata due settimane fa dall'Agenzia esecutiva per l'istruzione e la cultura. E "la Biennale - ha spiegato Regnier - ha ora 30 giorni di tempo per fornirci una risposta e spiegare le ragioni della riapertura del padiglione russo. Qualora la risposta della Biennale non fosse soddisfacente, abbiamo già comunicato la nostra intenzione di sospendere o revocare il finanziamento". Uno stanziamento che vale due milioni e per il quale "non è stato ancora erogato un solo euro". Per il resto la posizione Ue è granitica: "Condanniamo fermamente il fatto che la Fondazione di Biennale abbia permesso la riapertura del padiglione. Questa posizione è quindi inequivocabile".

Dalla Biennale che invece al momento ancora non ha risposto invece bocche cucite, non anticipano nulla tranne che una risposta verrà data entro i tempi previsti. Anche dal Mic non hanno voluto commentare su quello che il governo avrebbe già risposto alla Commisione europea.

Come al solito, invece, aggressiva la risposta di Mosca a Bruxelles arrivata per bocca della portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova: "Si

tratta di ricadute dell'anticultura che si è riaccesa in Occidente negli ultimi anni. Se non si riprendono, diventeranno per sempre incivili". Questo prima ancora che fosse nota la decisione della giuria della Biennale stessa.

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