Egregio Direttore,
ho letto sul Giornale il Suo commento intitolato «Il femminismo tradito». Concordo pienamente!.
Sull'argomento desidero segnalarLe che anche per il nostro Presidente della Repubblica le donne non sembra abbiano troppo peso! Infatti nel suo discorso di fine d'anno, commemorativo, fra l'altro, del sessantennale della fondazione della Repubblica, ha totalmente ignorato che il nostro Paese, per la prima volta nella sua storia ha un Presidente del Consiglio che è una giovane e valentissima Signora che sta governando ottimamente, e sotto ogni aspetto, l' Italia e onorando il nostro Paese nel mondo. Così come emerge dalla lettura dei principali giornali esteri. Dovrebbe essere un motivo di soddisfazione per tutti noi! Ma forse all'ufficio stampa del Quirinale non hanno molta dimestichezza con le lingue!!!
Cordialissimi saluti.
Gioacchino Gambatesa
Bari
Caro Gioacchino,
ho letto con attenzione la tua lettera e comprendo il senso della tua osservazione, eppure credo che il tuo giudizio nei confronti del Presidente della Repubblica sia eccessivamente severo. Sergio Mattarella è un uomo delle istituzioni, sobrio, misurato, rispettoso dei ruoli e dei confini costituzionali. Non è mai stato incline a personalizzazioni, celebrazioni individuali o sottolineature identitarie. Il suo stile è quello della discrezione, non dell'enfasi. Detto ciò, è vero: il fatto che l'Italia abbia per la prima volta nella sua storia un Presidente del Consiglio donna non viene valorizzato quanto, probabilmente, meriterebbe. Ma attenzione: sono convinto che di questo a Meloni non freghi niente, perché ella stessa non ha mai posto l'accento sul suo personale genere, non ha posto il suo sesso quale valore, o merito, bensì ha imposto, per prima, una linea chiarissima: ha preteso di non essere giudicata come donna, ma come capo di governo. È stata Giorgia, il giorno della nomina, a chiedere di essere chiamata «il Presidente», non «la Presidente». Un dettaglio semantico? No. Un messaggio politico precisissimo. Meloni non ha mai fatto del suo sesso un vessillo, non ha mai sventolato la bandiera del femminismo, non ha mai chiesto sconti, quote o indulgenze. Ha voluto essere valutata per ciò che fa, non per ciò che è o che nasconde dentro la biancheria intima. Questa è roba da donnette, non da leader. Ed è per questo che oggi governa con autorevolezza, non con vittimismo.
E i fatti, permettimi, sono dalla sua parte. Siamo di fronte a uno dei governi più stabili degli ultimi decenni. In un Paese abituato a esecutivi che durano quanto un temporale estivo, quanto un gatto in tangenziale, Meloni ha compattato una maggioranza, l'ha tenuta unita, l'ha guidata con mano ferma e con una determinazione che in Italia non si vedeva da tempo. Altro che «donna instabile», come vorrebbe il più becero pregiudizio. Qui siamo di fronte a una leader che dirige, organizza, decide.
Sul piano internazionale, poi, non c'è partita. È rispettata in Europa, ascoltata negli Stati Uniti, considerata interlocutrice credibile ovunque. I giornali stranieri, di destra e di sinistra, le riconoscono capacità, volontà, efficacia, pragmatismo. Soltanto in Italia una certa sinistra livorosa continua a dipingerla come un pericolo per la democrazia, salvo poi non saper spiegare dove, quando e come avrebbe ella violato la Costituzione.
La verità è molto più semplice e molto più meschina: i progressisti sono fuori dal potere e non se ne fanno una ragione. Abituati per anni a governare anche quando perdevano, oggi si trovano all'opposizione senza prospettive, con idee deboli e slogan stanchi. E allora via con il solito repertorio: allarme fascismo, isteria democratica, accuse grottesche.
Peccato che Meloni si sia dimostrata una garante delle istituzioni, non una loro nemica.
Tu hai ragione su un punto: se Giorgia Meloni fosse stata una donna di sinistra, avremmo assistito a settimane di celebrazioni, prime pagine, retorica zuccherosa, lacrime di commozione e convegni sulla «svolta storica». Essendo di destra, il suo essere donna diventa improvvisamente irrilevante.
Ma questa ipocrisia dice molto più sulla sinistra che su di lei. E insisto: sono sicuro che Meloni non desideri questo tipo di narrazione. Lei non vuole essere la «prima donna». Vuole essere, e infatti è, un Presidente del Consiglio che governa con equilibrio e competenza. Punto.
Quanto al Presidente della Repubblica, non gli chiediamo ciò che non gli appartiene. Il suo ruolo è garantire l'equilibrio istituzionale, non distribuire medaglie. E Mattarella questo ruolo lo svolge con rigore e sobrietà, qualità che, in tempi di urlatori seriali, non sono un difetto ma una virtù.
In conclusione: sì, è vero, il fatto che l'Italia abbia una premier donna capace, rispettata e stabile è un motivo di orgoglio.
Tuttavia è ancora più motivo di orgoglio che questa donna non abbia avuto bisogno di piagnistei ideologici per arrivarci.Ci è arrivata perché è politicamente forte. E questo, credimi, è molto più rivoluzionario di qualsiasi slogan femminista.