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Niente voto anticipato. Sarà un mini-rimpasto

Per il Turismo le ipotesi di Caramanna o Zaia. Dopo Delmastro, le deleghe a Sisto e Ostellari

Niente voto anticipato. Sarà un mini-rimpasto
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A Palazzo Chigi lo schema è chiaro. L'opzione del voto anticipato non è all'ordine del giorno. Venerdì sera, alla cena coi vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha semplicemente sondato gli alleati sulle varie ipotesi sul tavolo. Non c'è mai stata una richiesta precisa a Forza Italia e Lega di una disponibilità a considerare l'eventualità di un voto prima dell'ultima finanziaria. «Chi (anche tra i nostri alleati) continua a far filtrare quest'opzione vuole solo destabilizzare la coalizione e trarre piccoli vantaggi elettorali» dice al Giornale un big meloniano. E dunque, l'ipotesi che si fa largo porta al 2027: voto alla scadenza elettorale della legislatura. L'unica finestra possibile sarebbe quella di anticipare le elezioni nella primavera del 2027, senza arrivare in autunno. Per Meloni il discorso è chiuso. Anche perché verrebbe meno a un impegno assunto (e ripetuto in tutte le interviste) con gli italiani: «Sarò giudicata a fine legislatura». Non esiste un «lodo Fazzolari» sul voto anticipato.

Chiuso il capitolo voto, resta aperto il dossier mini-rimpasto. E qui la partita è leggermente complicata. Ci sarebbero due caselle da riempire. Dopo lo scossone post referendum hanno rassegnato le dimissioni il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il ministro del Turismo Daniela Santanchè. La delega al Turismo è stata assunta ad interim dalla premier Meloni. Al posto di Santanchè la premier valuta la promozione di Gianluca Caramanna come sottosegretario. L'altra ipotesi è la nomina di Luca Zaia, che però entrerebbe in «quota Meloni», senza alterare così gli equilibri tra gli alleati. Per rimpiazzare Delmastro in via Arenula sono due gli scenari (e le tesi) aperti. Il primo è quello di non nominare alcun sottosegretario e redistribuire le deleghe (Dap e trattamento carcerario) assegnate a Delmastro al viceministro Paolo Sisto e al sottosegretario Andrea Ostellari. Un esponente del governo Meloni semplifica questa ipotesi: «Parliamoci chiaro, quel posto da sottosegretario è stato creato unicamente per affidare la gestione del Dap a Delmastro. Non esisteva alcuna necessità. E non esiste oggi alcuna esigenza a livello organizzativo di nominare un nuovo sottosegretario, mi pare che Sisto e Ostellari abbiano già dato disponibilità a prendersi in carico le deleghe di Delmastro. In caso contrario si creerebbero strutture e costi in più, inutili». C'è però un problema politico, con Fdi che perderebbe una poltrona. La nostra fonte al governo ribatte: «Nordio è un iscritto di Fratelli d'Italia, Sisto è Forza Italia e Ostellari è della Lega. Non vedo squilibri tra gli alleati».

C'è anche un'altra ragione a supporto di questo scenario: la richiesta di Palazzo Chigi, in particolare del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, di dare discontinuità nella gestione delle carceri rispetto alla linea Bartolozzi-Delmastro. E su questo punto la nostra fonte è netta: «Con la nomina del giudice Antonio Mura come capo di gabinetto di Nordio c'è totale discontinuità rispetto alla linea Bartolozzi-Delmastro». Lo scenario numero due è una nomina politica di Fratelli d'Italia al posto di Delmastro. Il Corriere lancia l'ipotesi del giudice Annalisa Imparato: opzione che però al momento viene scartata in via della Scrofa: «Forse è più adatta per un incarico al ministero» riferiscono al Giornale fonti Fdi.

I nomi politici sul tavolo sono due: Carolina Varchi, nome molto apprezzato da Giorgia Meloni, e Sara Kelany, che arriva dall'ufficio studi di Giovanbattista Fazzolari. Tranchant il ministro dell'Agricoltura Lollobrigida: «Rimpasto anche per me? A disposizione ma nessuno lo ha chiesto», risponde dal forum della cucina italiana in Manduria, nel tarantino.

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