I commando israeliani sono “boots on the ground” in Iran. Il quotidiano Ynet ha diffuso alcune dichiarazioni del vertice dell'IAF, la forza aerea israeliana che ieri ha fatto guadagnare la prima vittoria in combattimento aereo a un caccia F-35I, che accennano ad operazioni segrete che vanno “oltre l'immaginazione" condotte da unità delle forze speciali israeliane all'interno del territorio iraniano.
L'unità in questione dovrebbe essere la "Shaldag", o unità "Martin pescatore", una formazione d'élite di commando derivata dal Sayeret Matkal, posta sotto il controllo dell'Aeronautica militare israeliana. Il loro compito, in base alla loro specialità, dovrebbe essere quello di acquisire obiettivi di alto valore per i cacciabombardieri.
I vertici dell’Aeronautica militare israeliana hanno parlato apertamente di combattenti delle unità speciali dell'Aeronautica Militare che “stanno attualmente svolgendo missioni straordinarie che potrebbero accendere l’immaginazione”.
“Nell’attacco iniziale abbiamo eliminato figure di spicco della leadership politica e di sicurezza del regime degli ayatollah, primo tra tutti il leader iraniano Ali Khamenei. Con l'assistenza di un'intelligence precisa e di alcune delle capacità operative più avanzate al mondo, abbiamo sorvolato Teheran, colpendo con forza le istituzioni del regime terroristico iraniano e il suo quartier generale di comando e controllo", scrive il vertice dell’Israeli Air Force, generale maggiore Tomer Bar, in un comunicato rivolto ai suoi subordinati.
"Continuiamo a colpire le postazioni di fuoco, le infrastrutture e le capacità strategiche del nemico, con l'obiettivo di ridurre il fuoco di sbarramento di missili e droni, interrompere i loro lanci verso il fronte interno di Israele e difendere i nostri civili", ha poi aggiunto, concludendo: ”L’intensificazione della pressione sta dando i suoi frutti. Stiamo identificando un declino nella portata del fuoco, un danno cumulativo alle capacità del nemico e una crescente erosione del suo potere. Allo stesso tempo, la nostra superiorità aerea si sta consolidando e ampliando”.
Questo resoconto dell’Operazione Roaring Lion, si collega ad alcune rivelazione fatte lo scorso anno. Già alla fine dello scorso giugno, il Capo di Stato Maggiore delle IDF, Tenente Generale Eyal Zamir, aveva rivelato che le forze di commando terrestri, affiancate dagli agenti del Mossad che si erano precedentemente infiltrati e operavano “dall’interno”, avevano operato segretamente in Iran durante la guerra dei 12 giorni nell'ambito dell'Operazione Rising Lion. "Abbiamo ottenuto il pieno controllo dei cieli sopra l'Iran e ovunque abbiamo scelto di operare. Ciò è stato reso possibile, tra le altre cose, da operazioni congiunte e inganni condotti dalle forze aeree e dalle unità di commando terrestri”.
Anche allora si è pensato si riferisse a quei commandos di unità d'élite che sono incaricati di raccogliere informazioni per individuare e designare gli obiettivi da colpire in territorio nemico. Una missione estremamente pericolosa e delicata, che nel nostro esercito verrebbe affidata al 185º Reggimento paracadutisti Ricognizione ed Acquisizione Obiettivi “Folgore”. Queste missioni ad alto rischio nel cuore del territorio iraniano si sono rivelate fondamentali per indebolire i sistemi di difesa antiaerea che avrebbero reso molto più pericolosa l’incursione dei caccia, anche delle piattaforme stealth avanzate come gli F-35I Adir.
Quando verranno rivelate in tutti i loro particolari, le incursioni dei commando israeliani che hanno neutralizzato i sistemi di difesa iraniani con missili di precisione introdotti clandestinamente nella
Repubblica Islamica dell’Iran nell’operazione segreta congiunta che ha coinvolto l’intelligence israeliana, si guadagneranno sicuramente un posto nella storia militare. Per ora, accendono l’immaginazione.