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Colpita la porta-droni iraniana “Shahid Bagheri”: così gli Usa dominano la guerra sul mare

Il Pentagono diffonde le immagini dell’attacco alla nave dei pasdaran ricavata da una portacontainer e usata come base mobile per droni. Dopo altre unità affondate, la marina iraniana subisce perdite pesantissime

Colpita la porta-droni iraniana “Shahid Bagheri”: così gli Usa dominano la guerra sul mare
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Nella notte, è arrivata la conferma della perdita dell'ultima nave porta-droni iraniana, il “Shahid Bagheri”. Il Pentagono infatti ha diffuso immagini dell'unità navale delle Guardie della Rivoluzione Islamica (o pasdaran) mentre viene colpita almeno due volte trovandosi in mare aperto.

Le prime voci sulla perdita della nave avevano cominciato a circolare il 2 marzo, ma solo oggi il CENTCOM (il Comando Centrale Usa per le operazioni in Medio Oriente e Asia centrale) ne ha dato conferma con un breve filmato.

Da portacontainer a porta-droni

Il “Shahid Bagheri” era stato consegnato alla marina dei pasdaran a febbraio del 2025, dopo il completamento delle prove in mare effettuate a ultimazione dei lavori di conversione terminati ad agosto del 2024.

La nave, infatti, è il risultato della profonda trasformazione della portacontainer “Perarin” lunga 240 metri, larga 32 e con un dislocamento valutato in circa 42mila tonnellate. La profonda trasformazione ha comportato la realizzazione di un ponte di volo lungo 180 metri con ski-jump a prora, che parte dalla sovrastruttura originale della nave e posizionato al di sopra delle vecchie strutture di coperta della portacontainer. Il ponte di volo ha anche una sezione angolata rispetto all’asse longitudinale della nave per l'appontaggio di droni di piccole e medie dimensioni.

La nave, quindi, era destinata alle operazioni con UAV (Unmanned Air Vehicle) ad ala fissa e con elicotteri pilotati e non pilotati. Il grosso svantaggio tattico è rappresentato dalla sovrastruttura ereditata dal “Perarin”, che non ha potuto essere modificata riducendone le dimensioni per questioni probabilmente legate all'apparato motore, limitando così le operazioni di volo: decolli e appontaggi di UAV non potevano essere eseguiti in contemporanea. La zona a poppa della sovrastruttura, era invece adatta per essere utilizzata da tradizionali elicotteri, o come piattaforma per lanciare droni e munizioni circuitanti tramite rampe.

Il “Shahid Bagheri” era destinato a fungere da base marittima mobile, estendendo la portata di ricognizione e attacco senza pilota dell'Iran oltre le sue coste, fino al Golfo di Oman, al Mar Arabico e potenzialmente all'Oceano Indiano. Combinando la capacità di lancio di UAV, le operazioni con elicotteri, l'armamento missilistico e il dispiegamento di mezzi sottili d'attacco rapido, la nave forniva alla marina dei pasdaran un mezzo per condurre sorveglianza marittima e operazioni antinave senza dipendere da installazioni costiere fisse. Il suo profilo di autonomia e il raggio d'azione di 22mila miglia nautiche sono stati progettati per supportare missioni di presenza persistente, ridurre la prevedibilità negli schemi di schieramento e complicare il targeting avversario.

L'integrazione di sistemi di guerra elettronica e capacità di intelligence dei segnali ha ulteriormente posizionato la nave come un assetto per l'ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) e il supporto al targeting per le forze missilistiche costiere.

La flotta iraniana non esiste più

Sebbene non si conosca la reale entità dei danni, la nave dopo i colpi a segno è sicuramente fuori combattimento e raggiunge così il destino di un'altra nave porta-droni, il “Makran” della marina militare iraniana, colpita e messa fuori combattimento da missili da crociera il 2 marzo mentre si trovava ormeggiata nel porto di Bandar Abbas.

Col recente affondamento da parte di un sottomarino da attacco a propulsione nucleare (SSN) dell'U.S. Navy della fregata “Dena” avvenuto nelle acque dell'Oceano Indiano al largo dello Sri Lanka - una delle navi più moderne della flotta iraniana - la marina di Teheran ha perduto più di 30 unità navali di ogni tonnellaggio risultando praticamente spazzata via dal mare.

Anche il più moderno sottomarino iraniano, il “Fateh” da circa 600 tonnellate di dislocamento in immersione, risulta distrutto.

Per quanto riguarda i sottomarini classe Kilo di prima generazione (project 877), ovvero ben diversi da quelli in forza nella Flotta russa (project 636), sembrano essere tutti e 3 stati messi fuori combattimento ma si speculava che fossero incapaci di prendere il mare già da prima dell'inizio del conflitto.

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