Nella mattinata di oggi, giovedì 5 marzo, almeno due droni kamikaze di tipo Shahed-136 hanno colpito la regione azera di Nakhchivan, nell'omonima provincia exclave dell'Azerbaigian al confine con l'Iran. Il blitz, smentito dall'esercito iraniano, rischia di innescare un ulteriore allargamento del conflitto.
Il ministero degli Affari Esteri azero ha dichiarato in un comunicato che l'incidente è avvenuto intorno alle 12:00 (08:00 GMT) di oggi, ora locale. “Un drone ha colpito il terminal dell'aeroporto nella Repubblica Autonoma di Nakhchivan, mentre un altro drone è caduto vicino a un edificio scolastico nel villaggio di Shakarabad”, ha dichiarato il Ministero. “Condanniamo fermamente questi attacchi con droni lanciati dal territorio della Repubblica Islamica dell'Iran”. Il Ministero ha riportato che l'attacco ha ferito due civili e causato danni materiali all'aeroporto, e ha chiesto “una spiegazione chiara” all'Iran, affermando che il Paese “si riserva il diritto di adottare misure di risposta appropriate”. L'ambasciatore iraniano Mojtaba Demirchilou è stato convocato da Baku in merito all'incidente.
Altre immagini da Nakhchivan. Secondo i resoconti dei canali locali, ci sono stati due attacchi di droni, il che non sembra essere un caso isolato. Se l'attacco è stato compiuto dall'Iran, resta da chiedersi quale sia il suo scopo. pic.twitter.com/2Gy1Vx5GmH
— Paolo Mauri (@PaoloMauri78) March 5, 2026
Un territorio conteso
Il Nakhchivan fa parte dello storico accordo di pace mediato dagli Stati Uniti, firmato lo scorso anno tra gli ex nemici giurati Armenia e Azerbaigian. Il corridoio terrestre, soprannominato “Trump Route for International Peace and Prosperity” (TRIPP), ha concesso agli Stati Uniti i diritti di sviluppo per il percorso proposto che collega l'Azerbaigian alla sua exclave di Nakhchivan, creando un passaggio tra Armenia e Azerbaigian.
L'Iran si oppone da tempo alla prevista rotta di transito, nota anche come corridoio di Zangezur, temendo che avrebbe isolato il paese dall'Armenia e dal resto del Caucaso, avvicinando al contempo forze straniere potenzialmente ostili ai suoi confini, e Teheran accusa da tempo il governo azero di trasformare l'Azerbaigian in una base di spionaggio israeliana.
Truppe azere al confine e il rischio false flag
Il 3 marzo, secondo quanto riportato dal quotidiano indipendente Qazetchi, citando alcune fonti, le truppe azere sono state messe in stato di allerta e schierate al confine con l'Iran. Secondo informazioni confermate da fonti anonime, il Ministero della Difesa, il Servizio di Frontiera di Stato e il Ministero degli Affari Interni e delle Situazioni di Emergenza di Baku sono entrati in stato di massima allerta.
Il conflitto, dopo il missile balistico iraniano abbattuto da assetti NATO nel Mediterraneo orientale nei cieli della Turchia, ma probabilmente diretto verso Cipro dove ci sono basi militari britanniche, corre quindi il forte rischio di espandersi.
Per il momento gli Stati del Golfo, continuamente bersagliati da missili e droni iraniani, si stanno limitando a reagire agli attacchi in forma strettamente difensiva: il Qatar, ieri, ha abbattuto due Su-24 iraniani che, volando a bassa quota sul mare, erano in formazione per attaccare obiettivi probabilmente statunitensi nel Paese.
Sicuramente un allargamento del conflitto gioverebbe alla causa israeliana, accelerando la distruzione delle risorse militari ed economiche dell'Iran, e non è da escludere che quanto osservato questa mattina in Azerbaigian, possa essere un qualche tipo di atto provocatorio eterodiretto proprio in questo senso: una false flag per provocare l'intervento azero.
La situazione dal punto di vista
politico è quindi particolarmente delicata, e gli Stati Uniti, per il momento, sembrano voler tenere a freno i loro alleati nella regione (in particolare l'Arabia Saudita e il Qatar), ma l'equilibrio è particolarmente delicato.