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I missili dal mare, i B-2 e i mille obiettivi: il Pentagono rivela la maxi offensiva in Iran

Dal lancio dei missili dal mare alle missioni di 37 ore dei B-2: nella conferenza al Pentagono il capo del Joint Chiefs ricostruisce la dinamica dell’attacco coordinato tra Stati Uniti e Israeletra precisione chirurgica e offensiva su larga scala

I missili dal mare, i B-2 e i mille obiettivi: il Pentagono rivela la maxi offensiva in Iran
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In un briefing al Pentagono, il generale Dan Caine, presidente dei Joint Chiefs of Staff, ha ricostruito con tono tecnico e misurato la dinamica dell’attacco coordinato contro l’Iran, soffermandosi in particolare sulla sequenza operativa e sul livello di sincronizzazione tra le forze impiegate. L’intervento, molto atteso dalla stampa, ha avuto l’obiettivo di chiarire come l’azione sia stata pianificata e condotta in stretta integrazione con le operazioni iniziali delle Idf, con il supporto determinante dell’intelligence statunitense.

“Siamo ormai a circa 57 ore dall'inizio dell'operazione, nella fase iniziale. L'obiettivo del CENTCOM è stato il targeting sistematico delle infrastrutture di comando e controllo iraniane, delle forze navali, dei siti missilistici balistici e delle infrastrutture di intelligence, con l'obiettivo di degradarle e confonderle. Le operazioni spaziali e informatiche coordinate hanno di fatto interrotto le comunicazioni e le reti di sensori nell'area di responsabilità, impedendo all'avversario di vedere, coordinare o rispondere in modo efficace. L'impatto combinato di questi attacchi rapidi, precisi e travolgenti ha portato all'affermazione della superiorità aerea locale", ha chiosato il generale.

Caine ha dichiarato che gli Stati Uniti si aspettano ora ulteriori perdite. “Soffriamo con voi e non vi dimenticheremo mai”, ha detto rivolgendosi ai familiari dei caduti.

Un’unica ondata sincronizzata tra mare e cielo

Caine ha descritto l’operazione come una manovra complessa ma unitaria, costruita attorno a un’unica grande ondata d’attacco che ha combinato assetti lanciati da terra e dal mare. Oltre cento velivoli – tra caccia, petroliere, velivoli da attacco elettronico e da allerta precoce, bombardieri statunitensi e piattaforme senza pilota– hanno operato in perfetta sincronizzazione, in modo da saturare simultaneamente più domini operativi.

Il generale ha sottolineato che la scelta di un attacco diurno non è stata casuale: l’obiettivo era sfruttare al massimo la superiorità informativa e tecnologica, riducendo i margini di reazione avversari. I primi vettori a colpire sono stati i missili da crociera lanciati dalla Marina degli Stati Uniti lungo il fianco meridionale iraniano, con una progressione che ha aperto corridoi operativi alle forze aeree. L’effetto combinato è stato quello di creare una pressione immediata e diffusa su più direttrici, impedendo una risposta coordinata.

Precisione, profondità e capacità penetrante

Nel suo intervento, Caine ha insistito sulla natura “misurata, deliberata e precisa” dell’attacco. Le forze hanno impiegato armi di precisione a lunga distanza per neutralizzare obiettivi selezionati, con particolare attenzione alle infrastrutture sotterranee. In questo contesto ha citato le missioni dei bombardieri B-2, partiti dagli Stati Uniti per una sortita di circa 37 ore tra andata e ritorno, similmente all'operazione Midnight Hammer.

Secondo quanto illustrato, le munizioni penetranti sono state impiegate contro strutture interrate lungo il fianco meridionale del Paese e in aree più interne, con l’intento di degradare capacità considerate cruciali. Il generale ha spiegato che l’accuratezza degli attacchi è stata resa possibile dall’integrazione in tempo reale di intelligence, sorveglianza e ricognizione, consentendo di colpire obiettivi sensibili con un margine di errore minimo e con un impatto calibrato.

Un’operazione massiccia su più campi di battaglia

Caine ha definito l’azione “massiccia e travolgente”, spiegando che nelle prime 24 ore sono stati colpiti oltre mille obiettivi.

L’offensiva non si è limitata al dominio aereo o navale, ma ha coinvolto più campi di battaglia in modo coordinato, con effetti combinati di distruzione fisica e disarticolazione operativa.

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