Guerra in Israele

Ma i palestinesi stanno preparando solo altro terrore

Non si vede nessuna Autonomia Palestinese moderata che possa rappresentare quel punto di riferimento per un eventuale futuro pacificato che Biden suggerisce ogni giorno

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È stata la sua cara mamma che quando Omar Artsan, uno dei detenuti per terrorismo delle carceri israeliane appena liberato nello scambio, drappeggiato nella bandiera verde degli assassini è corso fra le sue braccia, ha subito gridato commossa: «Coll’anima, col sangue, ti esalteremo Hamas». Non solo l’autorità palestinese di Abu Mazen ma anche Gerusalemme Est si ammanta del verde di Hamas. Non si vede nessuna Autonomia Palestinese moderata che possa rappresentare quel punto di riferimento per un eventuale futuro pacificato che Biden suggerisce ogni giorno.

È dal 1948, dal ritorno degli ebrei alla loro terra, che per cinque volte i palestinesi prima di Arafat e poi di Abu Mazen hanno scelto il terrore, l’attacco genocida, hanno consegnato ai bambini il messaggio che gli ebrei sono figli di scimmie e maiali, nelle scuole appendono cartine della Palestina che disegnano tutto lo Stato d’Israele, hanno ripetuto che gli ebrei non hanno a che fare nulla con Gerusalemme! Il risultato lo dà l’Arab World Research and Development, Awrad: ed è l’enorme supporto dei palestinesi per il terrorismo. Il 75% approva il massacro del 7 ottobre, l’85,9 rifiuta la coesistenza con Israele, il 71,1 vuole restaurare la storica Palestina (mai esistita), vuole la terra «from the river to the sea».

Palestinesi e Hamas oggi sono quasi una cosa sola e non perché Israele abbia rifiutato accordi di pace. Blinken è di nuovo in arrivo: il vecchio sogno dei due stati per due popoli balena continuamente. Gaza invece che da Hamas dovrebbe essere governata da Fatah. Purtroppo lo schema è irreale: non solo l’odio aggredisce dalla scuola allo schermo tv ai discorsi di un rais corrotto e debole che nega la Shoah, finanzia il terrorismo e alla fine viene emarginato dai sanguinari di Hamas.

La società palestinese riaccoglie centinaia di giovani e donne che proprio come accadde quando Sinwar fu rilasciato nello scambio per Shalit, diventeranno militanti e forse leader del terrorismo. E mentre il sentimento degli israeliani è volto al ritorno degli ostaggi e il Paese sospende la guerra di sopravvivenza, Sinwar compie con gli scambi una sua guerra di conquista fino al West Bank, facendone la prossima roccaforte di Hamas. Blinken deve pensare un suggerimento migliore per il futuro di Gaza e anche del West bank.

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