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Iran, il racconto degli italiani a Dubai: "Situazione surreale, ci sono code nei supermercati"

Dubai non si sarebbe mai immaginata di finire nel mirino dell’Iran: "Pensavamo magari alle basi americane ad Abu Dhabi, ma qui no"

Iran, il racconto degli italiani a Dubai: "Situazione surreale, ci sono code nei supermercati"
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Dubai nel mirino dell’Iran: le tensioni in Medioriente si conoscono da anni ormai ma pressoché nessuno avrebbe potuto ipotizzare che i missili sarebbero arrivati fin nella città emiratina, che non presenta basi militari americane a differenza della vicina Abu Dhabi. A Dubai vivono attualmente circa 15mila italiani stabili, oltre a quelli che vi trascorrono un periodo per lavoro o studio per poi rientrare in Italia e quelli che la scelgono come meta per le vacanze. Fino a ieri era considerata una città estremamente sicura, costruita a misura d’uomo e per far sentire chiunque al riparo da qualsiasi pericolo, nonostante la posizione. Ma da ieri qualcosa è cambiato.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Fabio e Diana Zucchelli, due italiani che sono stati fra i primi a trasferirsi a Dubai per motivi di lavoro nel 2004 e che poi non se ne sono più andati. “Siamo i primi a essere sorpresi”, ci dicono quando iniziano il racconto di quanto accaduto ieri, quando alcuni frammenti di missili sono precipitati perfino nel loro quartiere, “mai ci saremmo aspettati di vivere questa situazione che è veramente surreale. Si sapeva che l'aria era una polveriera da anni, anche se a Dubai hanno sempre creato le condizioni per mantenere tutto molto tranquillo e pacato”. Fabio Zucchelli ha lavorato per anni nel mondo bancario e le turbolenze d’area le conosce bene, sa che non sono una novità, “ma arrivare a questi livelli ci ha lasciati veramente sorpresi”.

Il loro racconto è molto lucido ed equilibrato, hanno sottolineato che a Dubai “non è che piovano missili costantemente come in altre aree, qui le difese funzionano molto bene. Tuttavia, sono stati lanciati droni e credo ancora missili a corto raggio, con direttive chiare che non riguardano solo le basi americane ad Abu Dhabi o in Qatar”. Ci spiegano che probabilmente gli iraniani volevano dare “un segnale di rappresaglia sui punti strategici, come Jebel Ali Free Zone, la parte logistica con il porto, e l'aeroporto, che è stato attaccato stamattina (ieri sera in Italia, ndr). Ci sono stati feriti seri e, ovviamente, gli spazi aerei sono chiusi. Ieri sera e anche stamattina, sopra le nostre teste, sono stati intercettati droni”. Se Dubai e gli Emirati arabi oggi contano danni limitati è perché i sistemi di difesa aerea funzionano, “non sono degli sprovveduti”, ci sottolineano, anche se ovviamente “nessuno immaginava che Dubai fosse un obiettivo. Pensavamo magari alle basi americane ad Abu Dhabi, ma Dubai no. Non il Burj Al Arab o la Palma. In questo momento stiamo vivendo una situazione surreale”.

Il Ramadan in corso attenua un po’ le sensazioni, attutisce la percezione così come il weekend, perché i residenti non escono solitamente e poi, ha aggiunto, “ieri sera sono scattate le segnalazioni. Questo è un paese dove hanno un sistema automatizzato che funziona molto bene; tutti i cellulari hanno ricevuto un messaggio automatico sotto l'attacco di stanotte, con estrema efficienza”. L’unico elemento che ci raccontano che, in qualche modo, dà la percezione di una sensazione di pericolo tra gli abitanti sono gli scaffali vuoti dei supermercati: “Abbiamo visto file nei supermercati che non eravamo abituati a vedere da anni, dai tempi del Covid. La pasta non si trova più, le patate nemmeno. Tutti fanno scorte, come se fosse successo l'Apocalisse”. Anche loro, come tanti connazionali, si trovano in questo momento bloccati a Dubai però attualmente non sono intenzionati a tornare in Italia: “Per uscire, l'unica direzione utile in questo momento è l'Egitto. Se vai a nord, devi passare l'Iraq, ed è un viaggio della speranza. Passare la Siria per andare in Turchia è pericoloso. Attraversare l'Arabia Saudita non è simpatico.

L'unica direzione, se uno volesse prendere la macchina, è dirigersi verso il deserto. Però stiamo esagerando, insomma”. Quello che attualmente crea più preoccupazione, ci dicono, è "l’escalation”, si vive “nell'incertezza, cercando di capire quanto possa durare”.

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