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Kataib Hezbollah, la milizia ombra che sfida lo Stato: chi c'è dietro il rapimento di Shelly Kittleson

Considerata da analisti e osservatori internazionali la più potente tra le milizie sciite irachene, rappresenta un nodo cruciale della proiezione regionale iraniana

Kataib Hezbollah, la milizia ombra che sfida lo Stato: chi c'è dietro il rapimento di Shelly Kittleson

Nel panorama mediorientale contemporaneo, pochi attori incarnano la complessità dei conflitti ibridi come Kataib Hezbollah. Nata tra il 2005 e il 2006 nel contesto dell’insurrezione seguita all’invasione statunitense dell’Iraq, la milizia è oggi una delle principali componenti armate delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), formalmente integrate nello Stato ma sostanzialmente autonome. Ed è proprio attorno a questo gruppo che si addensano le ombre in queste ore, poiché la milizia sarebbe responsabile del misterioso rapimento di Shelly Kittleson, la giornalista americana rapita a Baghdad.

Considerata da analisti e osservatori internazionali la più potente tra le milizie sciite irachene, Kataib Hezbollah rappresenta un nodo cruciale della proiezione regionale iraniana e uno degli attori più rilevanti nello scontro indiretto tra Stati Uniti e Iran. Il gruppo dispone di arsenali avanzati, inclusi missili e droni, ed è stato coinvolto in decine di attacchi contro obiettivi statunitensi e alleati nella regione.

Allo stesso tempo, la sua integrazione parziale nelle strutture statali irachene lo rende un attore “ibrido”, capace di operare sia come forza istituzionale sia come milizia autonoma, contribuendo a una persistente fragilità della sovranità irachena.

Un potere parallelo: struttura, influenza e sfida allo Stato

Kataib Hezbollah è formalmente parte delle PMF, che dal 2016 sono riconosciute come componente ufficiale delle forze di sicurezza irachene sotto il comando del primo ministro. Tuttavia, nella pratica, molte unità — tra cui le brigate 45ª, 46ª e 47ª legate al gruppo — operano con significativa autonomia. Le PMF nel loro complesso sono diventate un attore politico-militare in grado di “offuscare” le istituzioni statali, anche grazie al sostegno e all’influenza diretta dell’Iran.

Questa dinamica si riflette nella difficoltà del governo iracheno nel controllare le milizie. Dal 2020, Baghdad ha avviato operazioni di sicurezza e raid contro gruppi armati non allineati allo Stato, inclusa Kataib Hezbollah. Tuttavia, i risultati sono rimasti esigui.

Un esempio emblematico è rappresentato dagli scontri di Baghdad del luglio 2025, quando miliziani del gruppo attaccarono un edificio governativo dopo la rimozione di un funzionario a loro vicino. L’intervento della polizia federale provocò morti e arresti, scatenando indignazione pubblica e nuove richieste di disarmo delle milizie.

Nonostante pressioni interne e internazionali, Kataib Hezbollah è tra le poche fazioni ad aver rifiutato esplicitamente i piani di disarmo proposti nel 2025, subordinando ogni concessione al ritiro delle forze straniere dall’Iraq.

Dalla guerriglia anti-USA alla rete regionale filo-iraniana

Fin dalla sua fondazione, Kataib Hezbollah si è distinta per la sua capacità militare e per il legame diretto con i Guardiani della Rivoluzione Islamica. Il gruppo è stato responsabile di attacchi sofisticati contro le forze statunitensi durante la guerra in Iraq.

La figura centrale nella sua evoluzione è stata Abu Mahdi al-Muhandis, ucciso nel gennaio 2020 in un attacco con drone statunitense insieme al generale iraniano Qassem Soleimani. Dopo la sua morte, la leadership è passata ad Abu Hussein al-Hamidawi, mantenendo la linea filo-iraniana. Nel corso degli anni, il gruppo ha ampliato il proprio raggio d’azione oltre i confini iracheni, partecipando attivamente alla guerra civile in Siria e contribuendo alle operazioni contro lo Stato Islamico dal 2014.

Più recentemente, Kataib Hezbollah è diventata un elemento chiave della cosiddetta Resistenza Islamica in Iraq, una rete che coordina attacchi contro interessi statunitensi e israeliani dopo la recrudescenza del conflitto a Gaza del 2023. Queste milizie hanno rivendicato oltre 150 attacchi contro forze USA in Iraq e Siria dall’inizio della guerra a Gaza, utilizzando soprattutto droni e missili. Parallelamente, Kataib Hezbollah ha sviluppato legami operativi con altri attori dell’“Asse della Resistenza”, inclusi i ribelli Houthi in Yemen, contribuendo a programmi di addestramento e supporto logistico.

Sequestri, escalation e conflitto regionale

Oltre alle operazioni militari, Kataib Hezbollah e gruppi affini sono stati associati a strategie di pressione indiretta, tra cui sequestri e operazioni clandestine. Il caso più noto è quello di Elizabeth Tsurkov, studiosa della Princeton University, rapita a Baghdad nel marzo 2023 e rilasciata nel 2025 dopo lunghe trattative internazionali.

Questo episodio ha evidenziato come le milizie irachene possano essere utilizzate come strumenti di leva geopolitica in un contesto di tensioni multilivello. Negli ultimi mesi, la situazione è ulteriormente degenerata. Attacchi aerei attribuiti a Stati Uniti e Israele hanno colpito postazioni delle PMF, causando decine di vittime e alimentando il rischio di escalation regionale.

Parallelamente, operazioni mirate hanno eliminato comandanti di alto livello di Kataib Hezbollah, segnalando un’intensificazione dello scontro diretto con le milizie filo-iraniane.

In questo contesto, l’Iraq si trova in una posizione estremamente delicata: incastrata tra Washington e Teheran, il Paese rischia di trasformarsi nuovamente in un campo di battaglia per conflitti per procura.

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