L’operazione militare degli Usa in Iran potrebbe aver segnato il debutto operativo di uno dei sistemi d’arma più attesi dell’arsenale americano: il Precision Strike Missile (PrSM). Un video diffuso dallo United States Central Command (CENTCOM) mostra un lanciatore HIMARS aprire il fuoco con un vettore che, per profilo e sequenza di lancio, appare compatibile con il nuovo missile sviluppato da Lockheed Martin. Nessuna conferma ufficiale è arrivata dal Pentagono, ma per molti analisti si tratterebbe della prima volta in cui il PrSM viene impiegato in combattimento reale. Il sistema in questione è destinato a sostituire l’ATACMS e rappresenta un salto di qualità nella capacità di attacco a lungo raggio dell’esercito statunitense.
Il missile Usa che spaventa la Cina
Lanciabile da piattaforme già ampiamente testate come l’HIMARS e l’MLRS, il PrSM consente di colpire bersagli critici e sensibili al fattore tempo da distanze superiori ai 300 chilometri, con le prime versioni accreditate di un raggio fino a 500 chilometri e sviluppi futuri potenzialmente oltre i 1.000. In uno scenario come quello iraniano, caratterizzato da reti radar stratificate e batterie missilistiche a medio e lungo raggio, la possibilità di effettuare strike di precisione restando fuori dalla bolla difensiva nemica costituisce un vantaggio decisivo.
Secondo quanto riportato dal portale Eurasiantimes, le immagini diffuse dal CENTCOM suggeriscono fortemente che il missile utilizzato contro l’Iran sia proprio il PrSM, definito non a caso “l’incubo della Cina”.
Il motivo è presto detto: il nuovo vettore è progettato per operare in ambienti A2/AD (anti-access/area denial), ossia quegli scenari in cui un avversario cerca di impedire l’accesso e la libertà di manovra alle forze americane attraverso missili a lungo raggio, sistemi antinave e difese aeree integrate.
Il PrSM, nella sua versione attualmente in servizio, monta una testata unitaria ad alto esplosivo ed è destinato principalmente a colpire bersagli fissi con elevata precisione in ogni condizione meteorologica. La futura variante dovrebbe integrare un seeker multimodale capace di ingaggiare anche obiettivi in movimento, inclusi assetti navali.
Un’arma strategica
La compatibilità con l’HIMARS - sistema già ampiamente impiegato in Ucraina - consente una notevole flessibilità operativa: ogni lanciatore può trasportare due PrSM, raddoppiando il carico rispetto agli ATACMS. L’architettura modulare e “open systems” del missile permette inoltre aggiornamenti rapidi e adattamenti a diversi profili di missione.
In Iran, se confermato, il suo utilizzo indicherebbe la volontà americana di testare sul campo un’arma concepita per penetrare difese sofisticate e neutralizzare reti di comando e missilistiche con attacchi stand-off. Ma è soprattutto in chiave indo-pacifica che il PrSM assume una valenza geopolitica dirompente. Test recenti, come quello condotto congiuntamente dagli eserciti statunitense e australiano durante l’esercitazione Talisman Sabre 2025, hanno mostrato come il missile possa rafforzare in tempi rapidi le capacità di strike a lungo raggio degli alleati di Washington.
L’Australia ha tra l'altro annunciato di aver anticipato di due anni la tabella di marcia per l’integrazione del suddetto jolly, sottolineando l’impegno congiunto con gli Stati Uniti per produzione e sviluppo.
In uno scenario legato a Taiwan, dunque, batterie schierate in posizioni avanzate potrebbero teoricamente coprire l’intero Stretto, minacciando navi della marina cinese, unità anfibie e infrastrutture costiere senza necessità di superiorità aerea o navale.
First 24 hours of Operation Epic Fury:
— U.S. Central Command (@CENTCOM) March 1, 2026
“The President ordered bold action, and our brave Soldiers, Sailors, Airmen, Marines, Guardians, and Coast Guardsmen are answering the call,” - Adm. Brad Cooper, CENTCOM Commander pic.twitter.com/McrC7xeM0A