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Missili ipersonici e droni Shahed: ecco quali sono le armi impiegate da Teheran

Il regime degli ayatollah disporrebbe di circa 2000 missili a breve e medio raggio e potrebbe decidere di usarli in quantità tali da saturare le difese dei nemici

Missili ipersonici e droni Shahed: ecco quali sono le armi impiegate da Teheran
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In quella che il regime iraniano considera una guerra per la sopravvivenza, Teheran parte da uno stato di forza di certo non comparabile con l’Armada Usa, la più significativa dal conflitto in Iraq del 2003, o con quella israeliana, supportata dall’alleato. Allo stesso tempo, come dimostrano le immagini delle esplosioni a Dubai e in alcune basi americane in Medio Oriente, la Repubblica Islamica può infliggere al nemico danni e perdite non di poco conto.

L’Iran post-Scià ha affinato le sue capacità di resistenza sin dalla sua nascita, in particolare durante la guerra con l’Iraq degli anni Ottanta, grazie anche al supporto ricevuto da Paesi canaglia come la Cina, la Corea del Nord e la Russia. Non a caso, nel 2002 l’Iran, pur manifestando una certa volontà di collaborare con Washington nella lotta al terrorismo all’indomani degli attacchi dell’11 settembre, era stato inserito dall’allora presidente Usa George W. Bush tra i Paesi componenti l’Asse del Male.

Una delle minacce più significative poste da Teheran, negli ultimi anni eclissata dai progressi in campo nucleare, è quella missilistica. La Repubblica Islamica può contare su missili a corto e medio raggio come lo Shahab 1, con una gittata di 300 chilometri circa, e il Dezful, con un raggio d’azione sino a mille chilometri. A seguire ci sono gli Shahab 3 con un raggio di azione di 1300 chilometri e i circa 2000 del Khorramshahr. A togliere il sonno dei generali Usa e israeliani, ma non solo, ci sono poi missili cruise come il Soumar, che ha una gittata di circa 3000 chilometri. Il regime degli ayatollah può poi contare su una vasta serie di droni-kamikaze come gli Shahed, dispositivi che avrebbe in passato fornito anche alla Russia impegnata nel conflitto in Ucraina.

Secondo alcune stime, il regime islamico disporrebbe di circa 250 lanciatori e almeno 2000 missili a corto e medio raggio e, nel caso lo scontro con Washington e Tel Aviv dovesse salire di livello, potrebbe lanciarne una gran parte allo scopo di saturare le difese degli avversari. Anche per ovviare al problema della mancanza di intercettori, gli Stati Uniti avrebbero posizionato due portaerei nella regione mediorientale per cercare di contrastare la rappresaglia di Teheran con la strategia della spada e dello scudo.

Dalle prime informazioni disponibili si apprende che l’Iran avrebbe reagito, già a distanza di due ore dagli attacchi di Washington e Tel Aviv, lanciando missili terra-terra contro obiettivi israeliani e americani, dalla Giordania all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, nella regione mediorientale. Stando sempre alle prime analisi, Teheran oggi avrebbe usato il missile ipersonico Fattah che può toccare una velocità tra mach 13 e mach 15 e avrebbe impiegato droni avvistati su Dubai e Abu Dhabi.

Nei giorni scorsi, Donald Trump ha dichiarato che

l’Iran sta sviluppando missili a lungo raggio capaci di colpire gli Stati Uniti. Una valutazione smentita dall'intelligence Usa secondo cui il regime potrebbe avere bisogno ancora di anni per raggiungere un tale obiettivo.

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