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Pakistan-Afghanistan, notte di fuoco: Islamabad bombarda Kabul. "Guerra aperta contro i Talebani"

Al centro dello scontro vi è la presenza in Afghanistan della leadership del Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp), organizzazione jihadista nata nel 2007 dall’unione di gruppi attivi nel nord-ovest del Pakistan

Pakistan-Afghanistan, notte di fuoco: Islamabad bombarda Kabul. "Guerra aperta contro i Talebani"
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È tornata a salire bruscamente la tensione tra Pakistan e Afghanistan, con un’escalation militare che riporta la regione sull’orlo di un conflitto dichiarato. Le Forze armate pakistane hanno risposto agli attacchi afghani di giovedì sul confine con dei raid aerei che hanno colpito una serie di obiettivi a Kabul, Kandahar e Paktia. I raid segnano il punto più critico nei rapporti tra i due Paesi dalla crisi dell’ottobre scorso e riaprono una frattura mai davvero ricomposta lungo uno dei confini più instabili dell’Asia meridionale.

Secondo un portavoce del governo pakistano, gli attacchi avrebbero causato 133 morti tra i talebani e oltre 200 feriti. Islamabad sostiene di aver distrutto 27 postazioni e di averne conquistate nove. Le autorità di Kabul hanno confermato i bombardamenti senza fornire un bilancio ufficiale, denunciando tuttavia vittime civili e definendo i raid “immotivati”.

Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Muhammad Asif ha accusato il regime talebano di aver trasformato il Paese in una “colonia dell’India” e di “esportare terrorismo”, ossia di essere il mandante degli attentati messi a segno dai gruppi filo-telebani e dagli irredentisti del Balochistan.

Raid mirati e scontri lungo il confine

Le operazioni, secondo fonti della sicurezza pakistana, hanno colpito uffici e postazioni militari talebane. Si sarebbe trattato di attacchi missilistici aria-terra accompagnati da scontri terrestri in diversi settori della frontiera. Il governo di Kabul, dal suo canto, sostiene di aver effettuato con successo degli attacchi in territorio nemico ricorrendo a droni. Islamabad, tuttavia, ha reso noto di averli neutralizzati.

Il confine tra i due Paesi – lungo oltre 2.600 chilometri – è storicamente poroso e teatro di ripetute tensioni. Negli ultimi anni, chiusure improvvise dei valichi hanno interrotto commercio e movimenti civili, aggravando le difficoltà economiche di entrambe le popolazioni di frontiera.

Islamabad accusa il governo talebano di offrire sostegno ai militanti anti-pachistani ritenuti responsabili di attacchi suicidi in Pakistan, incluso un recente attentato contro una moschea nella capitale. Kabul respinge le accuse e contrattacca sostenendo che il Pakistan ospiti combattenti affiliati allo Stato islamico.

Accuse incrociate e il nodo del Ttp

Al centro dello scontro vi è la presenza in Afghanistan della leadership del Tehreek-e-Taliban Pakistan (Ttp), organizzazione jihadista nata nel 2007 dall’unione di gruppi attivi nel nord-ovest del Pakistan. Il Ttp ha colpito mercati, moschee, basi militari e aeroporti, arrivando a controllare porzioni di territorio lungo il confine, inclusa la valle dello Swat, dove fu ferita la futura Nobel per la pace Malala Yousafzai.

Gli insorti pakistani hanno storicamente combattuto al fianco dei talebani afghani e trovato rifugio oltreconfine durante le operazioni dell’esercito di Islamabad. La permeabilità della frontiera, infatti, offre ai combattenti una via di fuga in caso di pressione militare. I talebani afghani, tuttavia, appaiono riluttanti a reprimere con decisione il Ttp, anche per timore di defezioni verso la branca regionale dello Stato islamico.

Dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021, accolto inizialmente con favore dall’allora premier pachistano Imran Khan, Islamabad ha progressivamente irrigidito la propria posizione, constatando la mancata cooperazione sul contrasto ai gruppi armati anti-pachistani.

Le reazioni internazionali e le forze sul campo

La Russia, unico Paese ad aver riconosciuto formalmente il governo talebano, ha chiesto la cessazione delle ostilità e si è detta pronta a mediare. Anche la Cina ha espresso “profonda preoccupazione” dichiarando di aver attivato i propri canali diplomatici, mentre l’Iran ha offerto la propria disponibilità a facilitare il dialogo. Un precedente tentativo di mediazione, avviato dopo la crisi dell’ottobre scorso con il coinvolgimento di Turchia e Qatar, aveva prodotto un fragile cessate-il-fuoco senza tradursi in un vero accordo strutturato.

Sul piano militare, il divario tra le due forze armate è notevole. Il Pakistan dispone di circa 660.000 effettivi attivi, di una flotta di 465 aerei da combattimento e oltre 260 elicotteri, oltre a un arsenale nucleare stimato in 170 testate. Kabul, isolata diplomaticamente, conta circa 172.000 uomini e non possiede un’aviazione da combattimento operativa; parte dei mezzi sequestrati nel 2021 risulta di difficile manutenzione.

L’asimmetria non esclude tuttavia un conflitto prolungato a bassa intensità, alimentato da milizie e

gruppi transfrontalieri. In una regione dove le alleanze sono fluide e le rivalità ideologiche si intrecciano con interessi strategici, il rischio è che gli scontri attuali aprano una nuova fase di instabilità duratura.

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