Gli Stati Uniti stanno ancora una volta riposizionando le proprie forze intorno all'area mediorientale in previsione di un possibile nuovo attacco, molto probabilmente contro l'Iran.
Lo schema è lo stesso che abbiamo osservato nel precedente attacco, quando bombardieri strategici B-2 dell'U.S. Air Force hanno colpito obiettivi correlati al programma nucleare iraniano lo scorso giugno. Oggi come allora verso il Medio Oriente sta navigando una portaerei con il suo gruppo da battaglia, in questo caso la USS “Lincoln”, a cui è stato dato l'ordine di lasciare la zona di operazioni in Asia orientale, nella fattispecie quella della Settima Flotta, per raggiungere l'Oceano Indiano e i mari che bagnano la penisola arabica. La portaerei ha doppiato lo stretto della Malacca il 19 gennaio, e ora è navigazione nelle vaste distese dell'Oceano Indiano per schierarsi nella zona di operazioni della Quinta Flotta.
Si tratta della terza volta che un gruppo d’attacco di portaerei schierato nell’Indo-Pacifico viene reindirizzato verso il Medio Oriente a causa dell’instabilità nella regione. Il dispiegamento nell’Indo-Pacifico del 2024 sempre della “Lincoln” ha visto la portaerei dirottare verso il Medio Oriente e alla “Nimitz” è stato ordinato a giugno di raggiungere quella regione.
Nella notte, diversi aerei per il rifornimento in volo dell'U.S. Air Force KC-135R “Stratotanker” sono decollati dalle basi in California e nel Maine in direzione est, preparandosi ad attraversare l'Atlantico verso l'Europa, e molti di essi erano destinati alla base aerea di Morón in Spagna. Anche in questo caso stiamo osservando la stessa mossa già vista durante l'attacco di giugno, quando molte aerocisterne statunitensi erano letteralmente sciamate tutte insieme dagli Stati Uniti verso l'Europa.
Ulteriori sistemi di difesa aerea si stanno preparando a essere trasferiti nella regione dall'esercito americano, tra cui più batterie missilistiche di vettori terra-aria “Patriot” e missili antimissile Thaad (Terminal High Altitude Area Defense), che sarebbero entrambi essenziali per difendersi da qualsiasi serio attacco di ritorsione da parte dell'Iran, come hanno detto funzionari statunitensi al Wall Street Journal. Ricordiamo che durante la guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran, gli Stati Uniti avevano lanciato più di 150 missili Thaad in difesa del territorio israeliano da batterie frettolosamente arrivate in Israele per rafforzarne le capacità di difesa aerea. Inoltre, sempre da fonti del Wall Street Journal, risulta che aerei da combattimento F-15E sono atterrati in Giordania il 18 gennaio.
La scacchiera si va quindi completando, e quando la portaerei “Lincoln” sarà in zona operazioni, è probabile che si assista a una nuova azione militare statunitense contro l'Iran: questo potrebbe accadere tra quattro/cinque giorni. Bisogna però considerare che questo movimento di forze sia stato effettuato solo in funzione di deterrenza, o solamente per minacciare un attacco e cercare in questo modo di fermare la sanguinosa repressione delle rivolte popolari in Iran.
Tuttavia, l'imprevedibilità del presidente Donald Trump è ormai arcinota, pertanto è probabile anche che gli Stati Uniti intendano colpire la dirigenza politica iraniana per dare nuovo vigore alle rivolte trasformandole possibilmente in una rivoluzione, sebbene manchino figure politiche di riferimento capaci di catalizzare le proteste ed estenderle a più etnie e parti della società iraniana, che come sappiamo
è molto eterogenea. Il rischio in quest'ultimo caso sarebbe di gettare il Paese nel caos, o ancora peggio di non infliggere un mortale colpo agli ayatollah e ai pasdaran innescando una spirale di violenza ancora maggiore.