Nel giro di poche ore, Riad si è trasformata nel principale corridoio di evacuazione per l’élite finanziaria internazionale in fuga dal Golfo. Mentre missili e droni iraniani colpivano Dubai e Abu Dhabi, la capitale saudita è diventata uno dei pochissimi snodi ancora accessibili per chi cerca di lasciare una regione precipitata nel caos.
Quello che fino a pochi giorni fa era considerato un paradiso fiscale sicuro e scintillante si è ritrovato improvvisamente al centro di una spirale militare. Gli attacchi “preventivi” lanciati da Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani hanno innescato una dura rappresaglia. Missili iraniani si sono abbattuti sugli Emirati Arabi Uniti, causando vittime civili e diffondendo il panico tra residenti e turisti.
Spazio aereo paralizzato e migliaia di voli cancellati
La risposta di Teheran non si è limitata agli Emirati. Droni e razzi hanno raggiunto anche Israele, Qatar, Bahrein, Kuwait e Oman. Il risultato è stato un blocco quasi totale dello spazio aereo mediorientale, migliaia di voli cancellati nel mondo e decine di migliaia in ritardo con perdite economiche ingenti. In questo scenario, l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad è rimasto operativo, pur tra misure di sicurezza rafforzate. Secondo l’emittente Iran International, le difese saudite avrebbero intercettato missili diretti verso lo scalo, senza tuttavia interrompere i collegamenti.
Jet privati e SUV nel deserto, la fuga dei super ricchi
Con molte rotte chiuse e alternative sempre più scarse, dirigenti di multinazionali, finanzieri e famiglie con patrimoni elevatissimi stanno convergendo sulla capitale saudita. Secondo quanto riportato da Semafor, flotte di SUV sono state noleggiate per coprire le circa dieci ore di viaggio nel deserto tra Dubai e Riad.
La domanda ha fatto impennare i prezzi. Un volo in jet privato verso l’Europa può arrivare a costare fino a 350 mila dollari, ha spiegato a Semafor Ameerh Naran, amministratore delegato di Vimana Private. “Al momento l’Arabia Saudita è l’unica vera opzione per lasciare la regione”, ha dichiarato. All’aeroporto di Riad si registrano presenze crescenti di top manager di grandi gruppi finanziari e di individui ad altissimo patrimonio, tutti accomunati dalla necessità di trovare una via di uscita rapida e relativamente sicura.
Oman fuori gioco, lo sguardo si sposta a ovest
In passato, in situazioni di tensione, molti avevano scelto l’Oman come via alternativa. Ma l’attacco a una petroliera nello Stretto di Hormuz e il bombardamento del porto di Duqm hanno reso impraticabile anche quella rotta. Ed è così che l’attenzione si è spostata verso ovest, nel cuore dell’Arabia Saudita. Una scelta che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata improbabile, Riyadh non era considerata un rifugio ideale, anche alla luce dei precedenti attacchi subiti nel 2020 dai ribelli Houthi yemeniti, che avevano portato alla chiusura temporanea dello spazio aereo cittadino.
Un rifugio inatteso
Non è la prima volta che l’élite economica internazionale abbandona il Medio Oriente in tempi di crisi. Era accaduto durante la Primavera Araba e più recentemente in occasione delle tensioni tra Washington e Teheran culminate in attacchi contro infrastrutture nucleari iraniane. Secondo Ian McCaul, dirigente della società di sicurezza britannica Alma Risk, le richieste di assistenza per lasciare l’area sono aumentate sensibilmente. “Famiglie, individui e aziende ci stanno contattando sia per ragioni di sicurezza sia per esigenze operative che richiedono libertà di movimento”, ha spiegato. A favorire la scelta saudita contribuisce anche l’allentamento delle norme sui visti, per molte nazionalità è ora possibile ottenere il visto all’arrivo, evitando lunghe procedure preventive.
La posizione di Riyadh
Nonostante ospiti diverse basi militari, l’Arabia Saudita non è stata colpita con la stessa intensità di altri Paesi vicini. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha preso le distanze dalle operazioni iniziali contro Teheran, assicurando che il territorio e lo spazio aereo sauditi non sarebbero stati utilizzati per attacchi contro l’Iran.
Tra paura e negazione, chi resta a Dubai?
Non tutti, però, hanno deciso di partire. Alcuni residenti e volti noti dell’alta società sostengono che Dubai resti una città sicura, nonostante gli attacchi. L’influencer internazionale Hofit Golan ha dichiarato che l’emirato “continua a sembrare un posto molto sicuro”, pur avendo vissuto momenti di paura quando un missile è esploso nei pressi dell’area di Palm Jumeirah, costringendola a cercare riparo.
Un equilibrio fragile
Mentre la violenza cresce e le rotte si restringono, Riad appare oggi come l’uscita più praticabile da una regione sull’orlo di un conflitto più
ampio. Resta però un equilibrio precario, sospeso tra diplomazia, calcoli strategici e la speranza che l’escalation possa arrestarsi prima di travolgere definitivamente uno dei crocevia economici più importanti del pianeta.