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Portaerei, caccia e missili: il dispositivo Usa intorno all’Iran è pronto per l'attacco

La chiusura dello spazio aereo iraniano, i vertici militari Usa-Israele e il massiccio ridispiegamento di assetti navali, aerei e d’intelligence indicano una fase operativa avanzata. Resta aperto il nodo politico: obiettivi limitati o cambio di regime

Portaerei, caccia e missili: il dispositivo Usa intorno all’Iran è pronto per l'attacco

Gli Stati Uniti hanno sostanzialmente completato il loro schieramento di forze in Medio Oriente, lasciando supporre, insieme ad altri indicatori, che un qualche tipo di azione militare contro l'Iran sia ormai prossima.

Innanzitutto Teheran ha emesso un Notam (Notice to airmen) il 25 gennaio col quale chiudeva lo spazio aereo iraniano sino al 25 aprile a tutti i voli in Vfr (Visual Flight Rules – ovvero i voli a vista di velivoli leggeri e da turismo) e a quelli di aviazione generale ad eccezione di quelli che operano all'interno di zone di controllo del traffico aereo che svolgono operazioni di ricerca e soccorso, ospedaliere, statali, militari o con elicotteri della Nioc (National Iranian Oil Co) previo coordinamento con l'autorità competente.

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 c'è stato un vertice tra il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), ammiraglio Brad Cooper, e il capo di Stato maggiore israeliano, generale Eyal Zamir, insieme ad altri alti funzionari. Secondo le prime indiscrezioni, i due vertici militari avrebbero concordato una serie di punti riguardanti la questione iraniana, tra di essi è emerso che non ci sarebbe ancora una data per un attacco e che gli americani avrebbero bisogno di tempo per accumulare una forza significativa in Medio Oriente, ma sono pronti a un attacco immediato se necessario. Gli Usa vogliono un'operazione pulita, rapida ed economica con l'obiettivo di concentrarsi su coloro che hanno colpito civili e manifestanti, ma in ogni caso si dicono pronti a sostituire il regime in Iran.

Quest'oggi, invece, è arrivata la conferma che il gruppo d'attacco della portaerei Lincoln è arrivato nella zona di operazioni del Medio Oriente, in particolare nel Mare Arabico. Questo schieramento va praticamente a completare le forze americane presenti nella regione. Si tratta di un dispositivo militare piuttosto imponente, paragonabile a quello osservato al largo del Venezuela prima del blitz che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro.

Secondo le informazioni che siamo riusciti a raccogliere, nel Mediterraneo sono presenti quattro cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke capaci di lanciare missili da crociera d'attacco terrestre, che vanno ad aggiungersi ai tre che stanno scortando la portaerei Lincoln e ai due presenti nel Golfo Persico. Si ritiene che un sottomarino lanciamissili da crociera, il Georgia, sia presente nel Mediterraneo, insieme ad almeno un sottomarino a propulsione nucleare d'attacco che dovrebbe incrociare nelle acque del Regno Unito. Questa forza navale sarebbe in grado di lanciare all'incirca 454 missili da crociera Tomahawk, avendo a disposizione anche un totale di più di 1000 celle di lancio verticali per missili di vario tipo.

Il dispositivo aeronautico è altrettanto imponente e diversificato, ricordando anch'esso quello osservato durante l'operazione in Venezuela. Cominciando dal Regno Unito, nelle basi della Royal Air Force di Lakenheath e Mildenhall sono presenti F-35, F-15 e velivoli da assalto V-22 già utilizzati dalle forze speciali, insieme ad aerocisterne e velivoli spia tipo RC-135. Ad Aviano, gli Stati Uniti possono contare sugli F 16, mentre alcuni F-15E sono stati spostati in Giordania insieme agli aerei da attacco al suolo A-10. Se escludiamo quindi il gruppo aereo imbarcato sulla portaerei Lincoln, gli Stati Uniti hanno tra Europa e Medio Oriente un numero di caccia considerevole: 37 F-15 sono giunti in Giordania insieme a uno o due gruppi di A-10; ad Aviano è presente uno stormo di F-16 la cui localizzazione in questo momento è ignota, mentre nel Regno unito sono presenti 54 F-35A insieme a 37 F-15E.

Come accennato, gli Stati Uniti hanno spostato i loro assetti per la ricognizione e l'intelligence: insieme al velivolo spia RC-135 l'aviazione statunitense può contare sui pattugliatori P-8 basati a Sigonella in Sicilia in grado anche di effettuare missioni di intelligence, e sul velivolo da guerra elettronica E-11A. Naturalmente, l'aviazione statunitense ha spostato tra Europa e penisola arabica anche buona parte della sua flotta di aerei da rifornimento in volo.

I voli di aerei da trasporto C-17 che abbiamo osservato nei giorni scorsi tra gli Stati Uniti, l'Europa e il Medio Oriente, oltre a trasportare la logistica per il ridispiegamento delle forze nella regione, a quanto risulta da ricognizione satellitare cinese hanno anche portato nuovi sistemi da difesa aerea Patriot per proteggere la base aerea di al-Udeid in Qatar. In base a questi dati, risulta che gli Stati Uniti hanno predisposto praticamente tutto quanto possa servire per un attacco all'Iran.

L'unica cosa che ora bisogna chiedersi e quale sarà l'obiettivo di questo attacco: un ulteriore colpo al sistema politico iraniano sostenuto dalle Guardie della Rivoluzione oppure un vero e proprio cambio di regime? L'amministrazione statunitense non ci sembra propensa a effettuare un'azione volta a sostituire il regime iraniano, al contrario

invece di quello che potrebbero volere a Tel Aviv . In mezzo c'è anche l'incognita della Turchia, che ultimamente, per contrastare l'influenza israeliana nel Corno d'Africa, sta riallacciando i suoi rapporti con Teheran.

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