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Guerra fredda nei cieli asiatici: gli Usa intensificano le operazioni segrete

Gli Stati Uniti rafforzano le missioni di intelligence aerea nel Pacifico occidentale per monitorare le attività militari cinesi attorno a Taiwan. Una mossa di deterrenza che segnala l’impegno di Washington nel confronto strategico con Pechino

Guerra fredda nei cieli asiatici: gli Usa intensificano le operazioni segrete
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Nel quadrante indo-pacifico, ormai epicentro della competizione strategica tra le principali potenze globali, gli Stati Uniti hanno ulteriormente consolidato la propria attività di intelligence aerea lungo le direttrici più sensibili dell’Asia orientale. Come ricostruito da Newsweek attraverso dati di tracciamento open source, quattro velivoli da ricognizione dell’US Air Force sono stati impegnati in missioni nel Pacifico occidentale, confermando il ruolo centrale di quest’area nella strategia di deterrenza statunitense nei confronti della Repubblica Popolare Cinese. Tale rafforzamento si inserisce in uno scenario segnato da un progressivo deterioramento del quadro di sicurezza regionale, alimentato dalle crescenti pressioni militari di Pechino attorno a Taiwan e da esercitazioni di portata sempre più ampia.

La proiezione ISR statunitense da Okinawa

La base aerea di Kadena, sull’isola giapponese di Okinawa, continua a costituire il perno operativo della presenza aeronautica statunitense nel Pacifico occidentale. Da questo avamposto decollano regolarmente assetti dedicati all’intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR), fondamentali per garantire consapevolezza situazionale e capacità di allerta precoce. In particolare, gli aerei RC-135 della famiglia Rivet Joint rappresentano uno strumento chiave della raccolta di segnali elettromagnetici (SIGINT), essendo progettati per intercettare, identificare e geolocalizzare comunicazioni, emissioni radar e altri segnali lungo l’intero spettro elettromagnetico.

Le missioni osservate hanno interessato aree marittime di elevata rilevanza strategica tra il sud di Taiwan, il Mar delle Filippine e gli accessi al Mar Cinese Orientale e Meridionale. I profili di volo, solo parzialmente visibili ai sistemi di tracciamento civili, suggeriscono operazioni mirate a monitorare le capacità aeronavali, missilistiche e di comando e controllo della Cina, considerate determinanti in caso di crisi o conflitto ad alta intensità. In tale prospettiva, l’attività ISR statunitense svolge una funzione eminentemente preventiva, volta a ridurre l’incertezza strategica e a rafforzare la credibilità dell’impegno americano nei confronti degli alleati regionali.

Rotazioni operative e monitoraggio missilistico

Accanto ai Rivet Joint, la presenza temporanea di un RC-135S Cobra Ball ha ulteriormente ampliato il ventaglio delle capacità di sorveglianza strategica statunitensi. Questo velivolo è specificamente configurato per la raccolta di dati ottici ed elettronici relativi ai test di missili balistici, consentendo l’analisi di traiettorie, profili di volo e firme infrarosse. Dopo un periodo di schieramento a Kadena, preceduto da missioni nel teatro artico legate alla sorveglianza di attività missilistiche russe, il Cobra Ball ha concluso la propria permanenza nel Pacifico occidentale, lasciando spazio a una nuova rotazione di assetti.

La ciclicità degli schieramenti tra la base di Offutt e le installazioni avanzate dell’Indo-Pacifico riflette una strategia di presenza persistente ma adattiva. Questo approccio consente al Pentagono di mantenere una copertura informativa continua sulle attività militari cinesi, riducendo al contempo l’usura operativa e l’esposizione prolungata di singole piattaforme. In un teatro caratterizzato da rapidi mutamenti tecnologici e dottrinali, la flessibilità operativa si configura così come un moltiplicatore di efficacia strategica.

Esercitazioni cinesi e frizione strategica nello Stretto di Taiwan

L’intensificazione delle missioni di intelligence statunitensi si inserisce in un quadro più ampio di crescente assertività militare da parte di Pechino. Le recenti esercitazioni del Comando del Teatro Orientale dell’Esercito Popolare di Liberazione, condotte in prossimità immediata delle acque contigue a Taiwan, hanno simulato scenari di interdizione aeronavale e di isolamento dell’isola. L’impiego coordinato di artiglieria a razzo, droni, velivoli da combattimento e sistemi di guerra avanzata ha messo in evidenza un elevato livello di complessità operativa e una chiara funzione deterrente nei confronti di possibili interferenze esterne.

Taipei ha definito tali manovre destabilizzanti e contrarie allo status quo, denunciando le ripetute incursioni di assetti aerei cinesi oltre la linea mediana dello Stretto. Pechino, dal canto suo, continua a inquadrarle come esercitazioni legittime a difesa della sovranità nazionale e come risposta a quelle che considera derive indipendentiste sostenute da attori esterni.

In questo contesto altamente polarizzato, la presenza aerea statunitense non si limita a una mera funzione di raccolta informativa, ma, secondo diversi analisti, assume un valore politico e strategico più ampio: segnalare l’impegno di Washington, rassicurare gli alleati regionali e dissuadere iniziative unilaterali che potrebbero compromettere l’equilibrio di sicurezza nell’area indo-pacifica.

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