La guerra in Iran ha spostato l’attenzione della comunità internazionale (e risorse militari) dall’Ucraina al Medio Oriente bloccando di fatto gli sforzi diplomatici volti a porre fine al conflitto nell’Europa orientale. Negli scorsi giorni funzionari europei consultati dal Financial Times hanno dichiarato che il processo di pace guidato dagli Stati Uniti in Ucraina si sta arenando perché Donald Trump sta perdendo interesse nei negoziati e l’operazione Epic Fury da lui approvata contro il regime degli ayatollah sta allentando la pressione sulla Russia.
C’è però una linea rossa che unisce i due conflitti e che rende evidente come quel che succede a Teheran riguarda anche Kiev. Lo dimostrano le notizie di una possibile fornitura di intelligence da parte della Russia all’Iran che permetterebbe alla Repubblica Islamica di colpire obiettivi americani e la decisione di Washington di sospendere le sanzioni sulle vendite di petrolio russo. L’impiego, contro le basi Usa e altri target in Medio Oriente, dei droni Shahed, gli stessi velivoli esplosivi che l’Iran ha fornito negli ultimi anni alla Federazione, rappresenta un ulteriore elemento di connessione tra i due fronti.
Proprio il ruolo di tali velivoli e il collegamento tra i due conflitti è stato al centro di un’intervista concessa al Jerusalem Post dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “Abbiamo avuto un’esperienza terribile con questi droni”, ha dichiarato Zelensky sottolineando che il suo Paese ha affrontato centinaia di questi velivoli kamikaze “ogni giorno e ogni notte”. La minaccia che ora incombe sulla regione mediorientale, ha proseguito il leader ucraino, non è emersa da un giorno all’altro e l’Ucraina l’ha vista e subita per prima pagando la lezione appresa con il sangue dei civili.
“L’Ucraina è stata un banco di prova” per gli Shahed, ha affermato Zelensky sottolineando le notevoli differenze tra i primi droni kamikaze e quelli di oggi. Un elemento che renderebbe evidente come l’alleanza militare tra Mosca e Teheran si sia evoluta nel tempo, scrive il Jerusalem Post, passando dalla fornitura di droni dal regime islamico alla Russia all’aiuto reciproco prestato dai russi agli iraniani per migliorare e adattare tali velivoli.
Nel corso della sua intervista il presidente ucraino ha spiegato di aver cercato fin dalle prime fasi del conflitto in Europa di impedire all’Iran l’invio dei droni avvertendo direttamente Teheran che la Russia li avrebbe impiegati contro obiettivi civili. In risposta all’appello, ha rivelato Zelensky, gli iraniani hanno minimizzato e mentito sull’entità degli aiuti militari forniti alla Russia.
La collaborazione iniziale tra i due alleati del caos si è poi sviluppata ulteriormente. Il leader ucraino ha infatti dichiarato che Teheran, dopo aver addestrato Mosca, l’ha aiutata a sviluppare una capacità produttiva interna di droni kamikaze, anche attraverso assistenza diretta e il trasferimento di know how - “hanno creato e contribuito alla costruzione di due fabbriche” - e tale partnership avrebbe permesso alla Russia di ridurre adesso la produzione di missili e di aumentare quella dei droni, inclusi quelli più economici, progettati per un impiego su larga scala.
Zelensky ha dichiarato inoltre al Jerusalem Post che la Russia starebbe fornendo al regime degli ayatollah droni esplosivi aggiornati. “Abbiamo visto alcuni dettagli relativi a uno degli Shahed in uno dei Paesi del Medio Oriente”, ha aggiunto il presidente ucraino precisando però di non voler indicare il Paese in questione. In merito alla collaborazione in corso tra la Federazione e la Repubblica Islamica Zelensky ha affermato: “penso che ciò significhi che anche i russi li hanno aiutati, proprio come gli iraniani hanno aiutato i russi all’inizio della guerra in Ucraina”.
Ciò che ha permesso il miglioramento degli Shahed è stato il loro impiego massiccio in attacchi reali contro civili e infrastrutture in Ucraina, ha spiegato Zelensky.
Sulla guerra scoppiata il 28 febbraio, il leader ucraino ha reso noto di aver inviato tre squadre di esperti militari per aiutare i Paesi mediorientali a valutare i propri sistemi di difesa aerea e a contrastare la minaccia iraniana. “Siamo pronti”, ha affermato Zelensky indicando che “spetta ora ai Paesi decidere come coinvolgere la nostra esperienza”.