La Guzzanti non fa ridere. E il Comune la caccia

Le multe le prende un altro ma arrivano a lui. E la prefettura che fa? Gli riconosce la ragione, ma gli consiglia di «non fare nulla» e di continuare così. Di continuare cioè a perdere tempo e ore di lavoro perché la burocrazia non può essere disturbata. C’è un cittadino genovese, Stefano G., che negli ultimi due mesi si è visto arrivare a casa già quattro verbali per violazioni al codice della strada commesse da un’auto e una moto che non gli appartengono e che mai sono state di sua proprietà. Il motivo è facilmente spiegabile. Il proprietario dei mezzi è un altro Stefano G., suo omonimo, ma di 21 anni più giovane e soprattutto nato a Genova anziché a Sanremo.
Uno scambio di persona, cose «normali». Se non fosse che il signor Stefano ogni volta riceve a casa l’avviso di giacenza della raccomandata («dovendo lavorare per vivere» il postino non lo trova in casa), prende un permesso, va in Posta, fa la fila, ritira il verbale e inizia la sua battaglia contro la burocrazia. Fin dalla prima delle quattro multe in serie fa ricorso e si adopera «per avvisare l’ufficio del responsabile della procedura» per evitare il ripetersi della situazione. Almeno un po’ di fortuna ce l’ha, infatti trova «una persona educata, ma poco propensa a modificare le cose al fine di garantire un migliore funzionamento dell’ente pubblico».
Insomma, il funzionario risponde al signor Stefano di far finta di niente, perché intanto ha ragione, la multa non è sua, la cosa è palese. E pazienza se deve continuare a perdere tempo perché la pubblica amministrazione non ha voglia e non vuole avere voglia di controllare un dato anagrafico. Sempre sperando poi che la burocrazia che non può essere disturbata non si metta in testa di continuare a chiedere a lui il pagamento della contravvenzione. Quando dovessero arrivare a casa gli ufficiali giudiziari per pignorargli l’appartamento, il signor Stefano dovrebbe restare tranquillo e non fare nulla: la multa mica è sua.

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