Il protagonista di Come sopravvivere in un mondo di fantascienza (La nave di Teseo, pagg. 278, euro 20) di Charles Yu si chiama Charles Yu e di mestiere ripara macchine del tempo. "Il romanzo è ambientato in un luogo chiamato Universo Minore 31, dove è normale affittare macchine del tempo per uso personale. Solo che i clienti tendono a utilizzarle non per un po' di divertimento o di avventura, bensì per tornare indietro ai momenti chiave della loro esistenza, e cambiare le cose" racconta Yu, californiano di origini taiwanesi, sceneggiatore della serie Westworld e autore di Chinatown interiore (con cui ha vinto il National Book Award). Il problema è che le cose non si possono cambiare, neanche con una macchina del tempo. "E allora Charles Yu deve andare ad aiutare queste persone, arenate nel passato".
Charles Yu, come le è venuta l'idea del romanzo?
"Ero seduto al tavolo della cucina nella casa dei miei genitori. È un tavolo in legno, con ammaccature, graffi e tutta l'usura dovuta a decenni di utilizzo, che ha assistito a così tante mattine e sere della nostra storia famigliare: rivedo mio fratello minore da bambino, i miei genitori nella loro mezza età, tutte le nostre chiacchierate, le discussioni, le risate, le tensioni, le arrabbiature, la gioia e l'amore che si accavallano attraverso il passato, il presente e il futuro. Stare seduti a quel tavolo è come essere in una macchina del tempo".
Perché ha dato il suo nome al protagonista e scritto il romanzo in prima persona?
"Mancanza di immaginazione, per lo più... All'inizio era un segnaposto, poi la narrazione ha cominciato a scorrere. La prima persona per me aveva più senso, perché è così che facciamo esperienza del tempo: come qualcosa di limitato e di soggettivo, nella nostra testa".
Di solito immaginiamo le macchine del tempo come qualcosa di romantico, mentre nel romanzo sono oggetti molto materiali: come mai?
"Rendere l'impossibile tangibile è una delle caratteristiche che più amo della fantascienza: ci consente di esaminare ed esplorare gli universi paralleli possibili. E poi, a livello di scrittura, trasformare i viaggi nel tempo in fisica ed ingegneria ha reso la lingua molto più interessante".
Come sono queste macchine del tempo?
"Yu ripara un modello commerciale che si chiama Tm-31 Recreational Time Travel Device: è piccolo come un letto, o una bara. Lavora sulla memoria e sul rimorso e ci permette di tornare indietro a qualunque momento della nostra vita. Queste macchine hanno sistemi operativi che esercitano un certo fascino sulle persone, un po' come i chatbot di oggi, anche se il romanzo è del 2010..."
Perché siamo ossessionati dal passato?
"Non possiamo cambiarlo. Eppure è tutto intorno a noi".
Non possiamo proprio cambiarlo?
"In senso letterale no, però possiamo cambiare la nostra percezione del passato e forse, da un certo punto di vista, è la stessa cosa: la mia vita è una storia che racconto, e che viene continuamente sottoposta a revisione".
Quanto è lontano il futuro del romanzo?
"In un certo senso lontanissimo. Ma, dall'altro, credo che la storia abbia luogo in un universo alternativo tangente al nostro, che ha molto da dire su che cosa significhi essere creature nel tempo".
Nel libro, Charles Yu vede 39 versioni diverse di sé e scopre di essere il suo peggior nemico: che cosa ci dice questo della nostra identità?
"Come molte persone, Yu è il proprio critico più feroce. Cerca faticosamente di conciliare tutta la sua vita interiore, i pensieri, le ansie, i sogni, le emozioni, i desideri e le idee in una qualche forma di storia coerente, in una narrazione unica che abbia un senso. È il proprio autore e il proprio lettore".
Quali sono state le sue fonti di ispirazione?
"La macchina del tempo di H.G. Wells, il racconto Rumore di tuono di Ray Bradbury e, soprattutto, Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut. E poi i film di Ritorno al futuro".
Ha sempre amato la fantascienza?
"Leggevo Bradbury e Asimov alle scuole medie. E ricordo ancora di essere uscito da un cinema di Manhattan pensando di non avere mai visto niente del genere: un film misterioso chiamato Matrix. Ricomincio da capo è una storia perfetta di loop temporale e Se mi lasci ti cancello è la mia idea platonica di film di fantascienza".
Una delle relazioni più importanti del protagonista è quella, complicata, col padre: c'è qualcosa di personale in questo?
"Innanzitutto devo dire che amo moltissimo mio padre: è un ingegnere meraviglioso e amorevole. E anche mia madre, che è morta un paio di anni fa, ed è stata a lungo la mia unica fan. Perciò la mia infanzia è stata molto più felice di quella del Charles Yu romanzesco. Detto ciò, alcuni dei miei ricordi - l'impegno e l'ambizione, le invenzioni e le scoperte, il lavoro con mio padre in garage e i suoi libri, le preoccupazioni e l'amore di mia madre - mi hanno sicuramente ispirato nel voler raccontare la storia di una famiglia attraverso il tempo".
Pensa che viviamo in un mondo di rimorsi?
"Sì. Da padre di due ragazzi, sono io stesso pieno di rimorsi, piccoli e grandi. È parte dell'amore".
Nel romanzo le persone oscillano fra passato e futuro per evitare "il rischio del qui e ora": è il loop esistenziale di oggi?
"Credo di sì. Gli smartphone, i social e gli schermi sono qualcosa di nuovo, ma ci sono sempre stati modi per distrarci ed evitare la difficoltà di vivere il momento presente e il confronto con quella verità che tutti conosciamo: siamo esseri finiti".
Quindi che cosa intende con il "sopravvivere" del titolo?
"Tutte le strategie che adottiamo per vivere le nostre esistenze, per vivere nel tempo. Il che può significare molte cose diverse per persone diverse".