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Politica

I «banchieri di  Prodi» turbano la Quercia

Nostro inviato a Torino

Nella Chiesa pre-Wojtyla in Vaticano c'erano due papi. Uno «bianco», il

reale successore di Pietro. Uno «nero», il comandante generale dei Gesuiti.

Anche al Forex di Torino c'erano due papi: uno dal palco, Draghi. Uno nel

parterre: Giovanni Bazoli. Alla fine, l'applausometro era quasi alla pari.

Nanni cercato, riverito, omaggiato quasi come il Governatore. E non solo

perché la sua Intesa-San Paolo era l'ospite. Anche perché da lui, attraverso

lui, passa buona parte del progetto prodiano di intervento in economia.

«Si parla più qui di politica che a Montecitorio», si lascia scappare un

banchiere. Sono presenti tutti gli uomini della finanza che hanno fatto la

fila alle primarie per Prodi: Passera, Salza, Profumo. E proprio a Profumo

Enzo Ghigo, ex presidente della Regione Piemonte, lancia una battuta:

«Alessandro, questo è proprio il tuo anno: Prodi a Palazzo Chigi e l'Inter

che vince allo scudetto. Mica ti puoi lamentare...».

In realtà, nel parterre del Forex la tensione fra i big della finanza è

grande. Non è certo il luogo delle trattative (troppi occhi e troppe

orecchie), ma quello degli sguardi eloquenti, si. Il pianeta bancario è in

subbuglio e non solo per i messaggi che riceve da Draghi. Ed i messaggi, i

bisbigli, li raccoglie anche Bazoli. Sa bene che la sua posizione crea

fastidio agli altri competitors. E quell'apertura del Governatore alle

banche straniere ed alle leggi che regolano le banche popolari sono

altrettanti campanelli d'allarme.

La sua «vicinanza» con Prodi gli fa assumere il ruolo di «crocevia della

finanza italiana». Ruolo di grande visibilità che preoccupa un po' tutti.

Preoccupa Mediobanca che sta facendo entrare «soci amici». Ma soprattutto

preoccupa la politica, Ds in testa.

A Torino arrivano i mal di pancia del Botteghino sul Monte dei Paschi.

Ancora non hanno metabolizzato il mancato intervento di Prodi, a cui D'Alema

aveva chiesto un intervento per la banca senese attraverso il San Paolo,

andato poi in nozze a quell'Intesa di Bazoli.

E Nanni sa che con Prodi sta mettendo in piedi un sistema di potere

economico destinato a condizionare la politica dei prossimi anni. Nelle

banche, ma anche nelle infrastrutture. E sa anche che deve fare in fretta.

Così conferma la sua intenzione di acquisire, attraverso Mittel, l'Hopa di

Gnutti: la finanziaria crocevia della scalata Telecom da parte di Colaninno;

ma anche lo stesso strumento usato dai «furbetti del quartierino» per le

scorrerie di due anni fa.

Ed è per questo che un banchiere di esperienza confida: «si parla più di

politica qui che a Montecitorio». Da qui partono le scelte destinate a

condizionare la politica. Come nei secoli scorsi le scelte dei Gesuiti

condizionavano la Chiesa. Draghi, però, non sembra Celestino V.

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