I lavoratori in strada e un tavolo infinito

Il 4 agosto i cinque operai della Innse, diventati il simbolo della protesta, decidono di arrampicarsi sulla gru del capannone. Da lì non sono più scesi fino a ieri: «Resteremo qua finché non si troverà un accordo», dicevano. Hanno mantenuto fede al patto. Qualche speranza si era accesa quando Silvano Genta, proprietario della fabbrica, aveva deciso di convocare un incontro con gli operai e i sindacati. Nulla di fatto. Gli operai allora hanno manifestato in piazza il 7 agosto bloccando la circonvallazione per qualche minuto e improvvisando un corteo. Poi cominciano a spuntare i primi acquirenti: prima uno, poi un altro. L’8 agosto i potenziali compratori sono tre. Il più probabile è il bresciano Camozzi, alla guida di una cordata. Ma dagli incontri fiume in prefettura con Silvano Genta non arriva subito l’accordo definitivo. «Sono fiducioso, arriveremo a una conclusione presto» dichiara il prefetto Gian Valerio Lombardi. E i fatti di ieri sera gli hanno dato ragione, con l’accordo fra le parti imprenditoriali ratificato subito dal sindacato di categoria e da quello di fabbrica.

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