Leggi il settimanale

I nostri soldati nei Balcani subirono atrocità ancora da raccontare. E a Trieste e Gorizia...

Un libro a più mani affronta temi ancora tabù tra cui le occupazioni titine della città isontina

I nostri soldati nei Balcani subirono atrocità ancora da raccontare. E a Trieste e Gorizia...
00:00 00:00

La storia è spesso monca di pagine scabrose per motivi di realpolitik o politicamente corretti, che a lungo andare si rivelano un mero tabù. Scheletri negli armadi da tenere sotto chiave. Per questo è doveroso rimettere al loro posto le pagine strappate della tragedia delle foibe e del dramma dell'esodo.

Questo non significa levarne altre o sostituirle, come ci ha abituato l'intellighenzia di sinistra dallo scorso secolo, ma solo aggiungere, con ricerche, documenti e testimonianze l'altra faccia della medaglia, che si voleva nascondere per sempre. Le pagine strappate della storia (SignsBooks in uscita oggi) è un libro a più mani, che alza il velo sulla cappa di silenzio e ostracismo calata sulla dolorosa storia dell'insanguinato confine orientale durante e soprattutto dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Una parte dei contenuti è tratto dagli scritti della Lega nazionale, un faro di italianità a Trieste, che ha fatto luce sulle foibe e sull'esodo quando erano ancora un tabù. Il capitolo inedito sulle "atrocità nei Balcani" descrive con terribili particolari quanto fu tremenda e frastagliata la seconda guerra mondiale nell'ex Jugoslavia anche ai danni dei soldati italiani. Nessuno vuole cancellare le pagine di nefandezze e crimini di guerra compiute da noi, che sono note grazie ad un'ampia pubblicistica. E vengono ogni volta sventolate a ridosso del 10 febbraio per le foibe, come se chiodo scacciasse chiodo, un crimine dovesse giustificarne un altro. Per questo abbiamo aggiunto pagine volutamente strappate sul sangue dei vinti e sulla complessità della feroce lotta nei Balcani, che raccontano un altro aspetto della storia rimasto nell'ombra. "È perfino difficile inquadrare questo conflitto come un'unica guerra, considerando che apparenti alleati si scontrarono spietatamente (come albanesi e montenegrini) - scrive l'autore, Emanuele Mastrangelo - forze che avrebbero dovuto trovarsi dallo stesso lato della barricata si combatterono e più spesso vendettero i rivali al nemico comune (come cetnici, partigiani titini e inglesi), mentre tutte le forze appartenenti all'Asse (tedeschi, italiani, bulgari, ustascia, milizie locali anticomuniste) facevano il proprio gioco aspettando solo il momento per mollare una fregatura al camerata con cui dividevano pane e morte secondo la propaganda".

Le occupazioni titine di Trieste e Gorizia sono ricordate nel libro per non annegare nell'oblio i giorni di terrore nelle due città italiane. La storia meno nota del capoluogo isontino è trattata nei dettagli grazie a nuovi documenti portati alla luce dagli archivi della Farnesina. E affronta un altro tabù non ancora superato: mascherare la realtà dei fatti omettendo di chiamare i crimini ed i criminali con il loro nome secondo la liturgia del politicamente corretto. Per i crimini perpetrati dai partigiani di Tito solo aleggia l'impronta ideologica, l'appartenenza politica chiara e netta. Identificare i responsabili come comunisti sembra vietato: La pietra miliare e dello scandalo è il secondo lapidario di Gorizia, inaugurato nel 2023, con l'elenco tristemente aggiornato dei deportati italiani, a guerra finita, durante l'occupazione del IX Korpus. Non più 665, ma quasi mille, compresi patrioti del Comitato di liberazione nazionale non asserviti a Tito, mai tornati a casa scaraventati in qualche foiba o sepolti in fosse comuni chissà dove. Il monumento ricorda a chiare lettere incise nella pietra, che il crimine è stato perpetrato per mano di partigiani comunisti filo Jugoslavia. Niente di più storicamente vero, ma allo stesso tempo oltraggioso per le vestali dell'Associazione nazionale partigiani, che hanno fatto di tutto per bloccare il lapidario.

Le pagine strappate della storia sono anche un omaggio postumo al ricercatore italo-croato William Klinger, assassinato a

New York, che si era specializzato nel lato più oscuro del potere di Tito, l'Ozna, la polizia politica e segreta responsabile degli eccidi non solo di vittime italiane, ma ben più numerosi di fratelli slavi non in linea.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica