Gli scienziati del Cold Spring Harbor Laboratory, guidati dal professor Jeremy Nigri, sono giunti alla conclusione che esiste una connessione fra il tumore al pancreas e il sistema nervoso.
In realtà i ricercatori sapevano già che i nervi possono facilitare la diffusione del cancro mediante un fenomeno noto come “invasione perineurale”. Ciò significa che le cellule neoplastiche utilizzano i nervi come mezzi per metastatizzare.
Ora il team di Nigri ha scoperto che i nervi contribuiscono attivamente allo sviluppo della malattia ancor prima che si formi un tumore completo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Cancer Discovery”.
L’identikit del tumore al pancreas: fattori di rischio
Il tumore al pancreas è una delle neoplasie più aggressive e difficili da diagnosticare. Le cause precise non sono ancora note, tuttavia si ritiene che esistano dei fattori di rischio in grado di favorirne la comparsa.
Tra questi figurano l’età avanzata (la patologia è più frequente dopo i 60 anni), la predisposizione genetica, una lunga storia di diabete, la pancreatite cronica. Ancora il fumo di sigaretta, l’obesità e una dieta ricca di grassi.
I sintomi nelle prime fasi sono spesso aspecifici oppure compaiono quando il cancro è ormai in fase avanzata. Sono segnali che devono destare sospetto:
L’ittero
Le feci chiare o grigio-giallastre
La perdita di peso e di appetito
La stanchezza
Il diabete di nuova comparsa
Il dolore addominale
La nausea e il vomito.
L’azione dei fibroblasti myCAF
Utilizzando immagini 3D avanzate, gli scienziati hanno osservato che i fibroblasti promotori di neoplasie, noti come myCAF, rilasciano segnali chimici che attirano le fibre nervose vicine.
I myCAF e le cellule nervose interagiscono all’interno delle lesioni pancreatiche e contribuiscono a creare condizioni che favoriscono la crescita del tumore.
Per visualizzare queste interazioni, il team ha utilizzato un metodo chiamato immunofluorescenza a montaggio intero che consente di catturare immagini dettagliate delle lesioni e delle cellule circostanti.
Nelle immagini tradizionali 2D le fibre nervose appaiono come piccoli puntini sparsi. Le immagini 3D, invece, rivelano una rete spessa e interconnessa di nervi intrecciata attraverso le lesioni e avvolta attorno ai myCAF.
Come il tumore al pancreas viene alimentato
I myCAF rilasciano, dunque, segnali che attirano le fibre dal sistema nervoso simpatico che controlla la risposta di lotta e fuga del corpo.
Le fibre nervose, poi, rilasciano noradrenalina, un neurotrasmettitore che, legandosi ai fibroblasti, provoca un picco dei livelli di calcio all’interno delle cellule.
Tale picco attiva ulteriormente i myCAF, favorendo la crescita precancerosa. Allo stesso tempo attrae ancora più fibre nervose. Si rafforza così un ciclo che favorisce lo sviluppo tumorale.
Gli scienziati hanno infine provato ad interrompere l’attività nervosa utilizzando una neurotossina. L’esperimento si è concluso con una diminuzione dell’attività dei fibroblasti e con una riduzione di quasi il 50% della crescita neoplastica.
Potenziali nuove strategie di trattamento
Poiché le interazioni tra i myCAF e i nervi avvengono precocemente, il team ritiene che prenderli di mira possa essere terapeuticamente efficace.
Nello specifico i farmaci esistenti, incluso il doxazosina, potrebbero essere utili se combinati con
trattamenti consolidati come la chemioterapia e l’immunoterapia.
Conclude Nigri:«Il prossimo passo sarà studiare questo aspetto in maniera più dettagliata e cercare un modo per bloccare la comunicazione tra fibroblasti e nervi».