Un altro 25 aprile contro gli ebrei. Quindi senza gli ebrei. Come «senza ebrei» è ormai la sinistra.
Non è solo «shabbat». Anche quest'anno, il giorno della Liberazione rischia di trasformarsi in un festival dell'odio anti-Israele, e per questo clima la Comunità ebraica di Milano, ripetendo una scelta passata del suo presidente, Walker Meghnagi, ieri ha comunicato che non intende partecipare alle celebrazioni ufficiali e organizzerà il giorno dopo, presso il cimitero di guerra di Milano, una propria commemorazione. Non è solo la coincidenza con la festività del sabato. La Comunità di Milano - la città in cui le contestazioni alla Brigata ebraica sono state più aggressive e veementi - va oltre e parla di «un paradosso inaccettabile». Ringrazia per il sostegno il presidente della Fiap Luca Aniasi e l'ex presidente Anpi Roberto Cenati, e le forze dell'ordine, ma spiega: «Negli ultimi anni è diventato sempre più difficile partecipare serenamente alle celebrazioni» per «il consolidarsi di un clima che tende a far sentire la presenza ebraica aliena o delegittimata». Cita la recente «lettera aperta del presidente di Arci Milano» come «esempio evidente» di questo clima, che due anni fa è «sfociato in una vera e propria aggressione fisica» e lo scorso anno «ha impedito una piena e libera partecipazione all'evento». Ci sarà comunque la Brigata ebraica.
A proposito del clima di demonizzazione di Israele e di intolleranza, si segnala l'uscita dal Pd di una consigliera municipale
di Roma, Fabiana Di Segni. «Il risultato - ha spiegato - di una frattura che negli ultimi due anni è diventata sempre più profonda». «In questo tempo sono stata oggetto di attacchi antisemiti, politici e personali, diretti, espliciti, violenti».
Episodi concreti, parole precise, «un clima sempre più pesante che ho visto crescere intorno a me dentro contesti che appartenevano al mio stesso partito». Un partito che, come già si è visto dopo le denunce di Emanuele Fiano, ha deciso di non fare nulla.