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Lo sfottò della Sardina su Fioroni. E nel Pd c'è chi lo bacchetta

La sardina fa già discutere: "Per un Fioroni che se ne va penso che avremo 100 nuovi entranti". Il dem Sensi lo bacchetta: "Manca di rispetto al partito e ai valori"

Lo sfottò della Sardina su Fioroni. E nel Pd c'è chi lo bacchetta

Le prime ore di Elly Schlein alla guida del Partito democratico sono state subito caratterizzate dalle tensioni interne. Al di là dei timori per una fuga da parte di elettori e dirigenti appartenenti all'area riformista, un primo addio di peso è già arrivato: ad abbandonare la galassia dem è stato Giuseppe Fioroni, ministro dell'Istruzione del governo Prodi II. E presto potrebbero seguirlo sia i moderati sia i cattolici progressisti. Nel frattempo ad agitare ulteriormente le acque ci ha pensato Mattia Santori, che ha immediatamente ricevuto una vera e propria strigliata.

Santori già sfotte

La sardina, approfittando della vittoria della nuova segretaria, ha subito alzato la cresta e ha iniziato a sfottere colui che è stato tra i fondatori del Pd: "Per un Fioroni che se ne va penso che avremo 100 nuovi entranti". Tira aria di rottamazione. D'altronde il rapporto tra i pesciolini ed Elly Schlein è stato da sempre idilliaco, fin da quando il movimento ha iniziato a riempire le piazze in occasione delle elezioni regionali in Emilia-Romagna.

Evidentemente il filo non si è rotto e le due sponde sono pronte a far sì che il loro sodalizio politico vada ancora avanti: Santori, pur precisando di esprimersi a prescindere da quale sarà lo staff di Schlein, si è detto a disposizione e ha rinnovato la totale fiducia verso la neosegretaria. A suo giudizio la portata di quanto accaduto alle primarie è superiore rispetto ai voti raccolti domenica, motivo per cui ha affermato che anche chi non ha partecipato alla consultazione magari si iscriverà al Pd.

La tirata d'orecchie alla sardina

La strafottenza verso Fioroni non è stata affatto gradita da Filippo Sensi. L'esponente del Partito democratico ha affidato a Twitter quella che può essere considerata una tirata d'orecchie a Santori: ha specificato che non condivide "per niente" le ragioni per cui Fioroni ha lasciato il Pd, ma allo stesso tempo ha aggiunto che le argomentazioni della sardina su questo addio "mancano di rispetto al partito e ai valori e alla comunità che rappresenta, prima ancora che a Fioroni".

Nel Pd non c'è affatto un bel clima. La sensazione è che alcuni esponenti della componente centrista dei dem possano fare presto le valigie e voltare le spalle al nuovo corso del Partito democratico. In molti hanno già criticato l'asse del tutto pendente a favore della sinistra, che potrebbe spingere all'esodo chi è errivato in casa dem attraverso l'esperienza della Margherita.

Ora toccherà a Elly Schlein adoperarsi per far sì che la nuova offerta politica sia in grado di raccogliere una grande trasversalità interna. La missione principale è fare comunità. Ma i rischi all'orizzonte sono tanti: la nube della scissione si fa sempre più scura; sarà complicato rilanciare le sorti del Pd dopo le batoste elettorali; l'eventuale alleanza con Movimento 5 Stelle e Verdi-Sinistra italiana potrebbe polarizzare in maniera eccessiva la sfida con il centrodestra. L'ombra dell'irrilevanza e della deflagrazione non abbandoneranno facilmente il Partito democratico di Elly Schlein.

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