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Il mal di pancia dei cattolici del Pd dopo la vittoria di Schlein

L'ex ministro Giuseppe Fioroni lascia. E presto sia i moderati che i cattolici progressisti potrebbero seguirlo. Il Pd targato Schlein perderà i cattolici?

Il mal di pancia dei cattolici del Pd dopo la vittoria di Schlein
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Tra i cattolici del Pd monta il mal di pancia dopo la vittoria di Elly Schlein alle primarie. Il primo segnale è l'uscita di peso di Giuseppe Fioroni, ministro dell'Istruzione del governo Prodi II, che ha parlato a Tv2000, televisione della Conferenza Episcopale Italiana, criticando il fatto che nel suo partito "rientrano Bersani e Speranza, usciti perché il Pd era troppo di centro, ed oggi si trovano a casa loro in un partito di sinistra. Noi costruiamo una nostra area per continuare ad essere orgogliosamente quello che siamo sempre stati", ha rilanciato Fioroni. Per l'ex ministro la vittoria di Schlein pone fine al grande compromesso alla base dell'esistenza del Pd: quello che vedeva l'unione di due culture popolari facenti riferimento alla sinistra democristiana da un lato e alla tradizione postcomunista dall'altro.

Contro il radicalismo di Schlein

Il radicalismo di Schlein sui diritti civili e la nuova leva di figure che, alle sue spalle, emergono come nuovi punti di riferimento del partito sembrano rompere questo compromesso già da tempo logoro anche sul piano dell'immagine, e figure come Fioroni nutrono da tempo un mal di pancia. Figure di sinistra radicale come Marco Furfaro, Beppe Provenzano e Laura Boldrini potranno giocare un ruolo di punta nei prossimi anni nella definizione delle strategie del partito. Imprimendo su temi come l'ecologismo, i diritti Lgbt, il femminismo, il progressismo civile una svolta oltre il sempre più traballante compromesso interno ai dem.

A segnalare la problematica fase che attende i dem era stata in giornata Eugenia Roccella, Ministro della Famiglia nel governo Meloni: la vittoria di Schlein, per l'esponente di Fratelli d'Italia, segna la "trasformazione della sinistra, come partito o come ceto intellettuale di riferimento, nella casa liquida del 'dirittismò da Ztl, à la page nei grandi centri urbani, così distante non solo dall'idea di responsabilità, ma anche dai diritti autentici che discendono dalla centralità della persona". Un tempo centrali nell'area "catto-dem".

Studiosi di peso come Fabrizio Barca, già ministro della Coesione Territoriale nel governo Monti e animatore del Forum Disuguaglianze Diversità, hanno auspicato per il Pd una svolta capace di partire dalla riscoperta dei diritti sociali, degli ultimi, degli esclusi. A nostro avviso la vera svolta del Pd sarà su quei temi che invece agitano maggiormente la componente cattolica che fa riferimento alla ex Margherita e alla fu sinistra Dc.

Fioroni ha a tal proposito rivendicato la nascita di "un nuovo network dei cattolici democratici, la piattaforma popolare 'Tempi nuovì, per farla diventare la casa di tutti quei popolari, di tutti quei cattolici che sono stati marginalizzati e allontanati" col fine di "ripartire dai territori e dare una speranza che queste idee, questi valori possano essere trasmessi ai nostri giovani e possano contribuire alla costruzione di un mondo migliore". In agitazione anche l’associazione Popolari di Pierluigi Castagnetti, che da tempo ammonisce sul rischio del radicalismo.

Pd verso un'altra scissione?

L'ipotesi scissione non si è ancora concretizzata, ma la realtà è che con Schlein al timone molte energie civiche governate dal Pd e incanalate nel meccanismo elettorale sia nell'epoca dei successi elettorali che più di recente, facenti riferimento all'associazionismo, al cattolicesimo democratico e al civismo vero e proprio, possano essere alienate alla base di consensi del centro-sinistra.

I movimenti che fuori dal Pd iniziano a strutturarsi e che vedono frange del cattolicesimo democratico di Sinistra e elementi importanti di apparato come la Comunità di Sant'Egidio dialogare con il camaleontico Giuseppe Conte, pronto a fare del cattolicesimo democratico una bandiera, apre la possibilità di una doppia erosione. Da un lato, quella dei centristi come Fioroni. Dall'altro, quella dei progressisti cattolici facenti riferimenti a mondi come l'Azione Cattolica, le Acli e strutture simili che sull'agenda da "partito radicale di massa" di Elly Schlein possono avere molte riserve.

Del resto la cultura cattolica si contraddistingue, in tutte le sue versioni politiche, per una proiezione ecumenica e non settaria. Quanto di più distante dalla visione politica di "ZTElly", che riflette una pulsione woke, iper-progressista e di stampo anglosassone dell'elettorato dem, soprattutto nelle grandi città. Ormai totalmente scollata da una componente storica della formazione a lungo riferimento dei progressisti italiani, che può subire emorragie per l'eccessivo appiattimento a sinistra.

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