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"Manifestano per Maduro con la bandiera di Cuba": il post sfottò della leghista Staine

A raccontare tutto sui social è l'ex assessore regionale ed esponente della Lega: "Sono oggettivamente teneri nella loro totale ignoranza"

"Manifestano per Maduro con la bandiera di Cuba": il post sfottò della leghista Staine
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Manifestare a sostegno del Venezuela sventolando la bandiera di Cuba. Succede a Reggio Calabria, durante un presidio organizzato dalla sinistra radicale in solidarietà a Nicolás Maduro e contro gli Stati Uniti. Un dettaglio apparentemente secondario, ma abbastanza vistoso da diventare il vero messaggio della piazza. A farlo notare è Emma Staine, ex assessore regionale ed esponente della Lega, con un post su Facebook che in poche righe fotografa la scena e la contraddizione: protesta per Caracas, simboli dell’Avana. "Avranno pensato, è America latina. In fondo le bandiere sono così global e fasciste", ironizza la politica sui social.

La piazza per Maduro (ma con i simboli sbagliati)

Il presidio, promosso da realtà della sinistra locale, nasce per denunciare quella che viene definita una violazione della sovranità venezuelana da parte degli Stati Uniti e per esprimere sostegno al governo di Maduro. Fin qui, la linea politica è chiara, condivisibile o meno. Meno chiaro, invece, è l’apparato simbolico. Perché se si scende in piazza per difendere uno Stato preciso, con un presidente e una crisi altrettanto precisi, ci si aspetterebbe almeno un minimo di coerenza iconografica. Invece no: tra vari cartelli e slogan, sventola la bandiera cubana, storicamente legata all’immaginario rivoluzionario della sinistra, ma non esattamente coincidente con il Venezuela del 2025.

Non è una svista grave, né uno scandalo. Ma è comunque un dettaglio rivelatore: l’idea che il simbolo conti più del contesto, e che la causa venga prima della precisione. O, se si preferisce, che una bandiera “valga l’altra”, purché stia dalla parte giusta del mondo.


Il post di Emma Staine e l’ironia politica

Il post di Emma Staine non attacca la manifestazione sul piano morale o umano. Si limita a sottolineare l’incongruenza, con una dose di ironia che colpisce proprio lì dove fa più male: sulla credibilità. Non servono lezioni di geopolitica, basta guardare le foto. Il messaggio è implicito ma chiaro: se si pretende di spiegare al mondo chi è l’oppressore e chi l’oppresso, forse conviene almeno distinguere tra L’Avana e Caracas. Anche perché, quando la politica diventa simbolica prima ancora che razionale, basta poco per trasformare una protesta in una caricatura.

Il risultato? La manifestazione di Reggio Calabria non sarà ricordata per il numero dei partecipanti né per l’impatto

politico. Ma per quella bandiera sì. Perché in politica, soprattutto quando si scende in piazza, i simboli parlano. E quando parlano una lingua diversa da quella degli slogan, finiscono per dire molto più di quanto previsto.

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