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Il bavaglio come bandiera

Quando la sinistra italiana sarebbe chiamata a una verifica di coerenza, si presenta con il suo vero volto: il bavaglio a tutto ciò che non proviene da lei, dal suo pantheon, dalla sua morale ormai consunta fatta di woke e censura

Il bavaglio come bandiera
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C'era una volta il bacio tra Fedez e Rosa Chemical a Sanremo. Nell'era della sinistra tutto si poteva fare, e chi criticava era un fascista. Perfino il rapper ha cambiato idea su quella performance e sui suoi ex sostenitori, che l'hanno scaricato appena non era più di moda. Ci spiegarono che non si trattò soltanto di gossip, ma di un segnale politico: rompere le norme di rispetto prudente, mostrare che l'arte e la provocazione possono sgretolare ipocrisie e dirci liberi. Invece erano balle. Retorica politica. Valevano solo per loro. E si capisce oggi, di fronte alla censura verso Andrea Pucci, quando la sinistra italiana sarebbe chiamata a una verifica di coerenza e si presenta con il suo vero volto: il bavaglio a tutto ciò che non proviene da lei, dal suo pantheon, dalla sua morale ormai consunta fatta di woke e censura. È paradossale vedere chi si è fatto paladino dei diritti civili trasformarsi in censore quando la provocazione non si allinea al proprio interesse politico. La sinistra che pretende di difendere libertà e pluralismo non può selezionare quali parole, battute o performance meritino un palcoscenico e quali no. Siamo al dunque. La stessa sinistra che ha governato senza vincere le elezioni prova a sottrarre al giudizio degli italiani anche il palco dell'Ariston, il pluralismo nella tv pubblica, le regole del dibattito politico italiano.

Censurare Pucci sarebbe un atto che indebolisce la democrazia culturale: la risposta corretta è argomentare, contestare, ridicolizzare con argomenti, non spegnere la voce. La sinistra italiana deve tornare a essere bastione della pluralità, non guardiano della satira o del giornalismo libero.

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